giovedì 11 febbraio 2016

SULL'ADOZIONE



SEDICESIMO SCRITTO SUL TEMA

PAGHIAMO PEGNO AL PASSATO.. FINCHE' NON SI E' CANCELLATO IL DEBITO...




QUANDO L'ADOZIONE, DA GRANDE OPERA SOCIALE QUALE E' CONSIDERATA OGGI DALL'OPINIONE PUBBLICA, DIVENTA, INVECE, UNA COLPA PROFONDA... UNA GRAVE INGIUSTIZIA COMMESSA DA PERSONE ADULTE AI DANNI DI CREATURE INDIFESE ED IGNARE, QUALI SONO I BAMBINI, IN NOME DI UN PROPRIO EGO... UN IO DEL TUTTO PERSONALE... L'IO DI CHI PENSA SOLO A SE STESSO ED AI PROPRI INTERESSI.. ANCHE A COSTO DEL DANNO ALTRUI... L'IO DI CHI NON SA VALUTARE ED INTERPRETARE LA REALTA'.. PERCHE' LA SUBORDINA ALLE SUE AMBIZIONI..


CHRISTIAN SCHLOE
arte digitale


Tutti, o quasi, nella nostra società odierna, pensano che le adozioni abbiano un importante valore umanitario e i genitori adottivi sono, nella maggior parte dei casi, tenuti in grandissima considerazione, stimati, apprezzati e chiamati benefattori...
Chi ha una visione diretta della realtà, sa che, questa, è una "falsa strada", che sconvolge gli "ordini naturali" della famiglia e le stesse "leggi della vita".
L'adozione è giustificata soltanto se il bambino o la bambina in questione, non ha più nessuno al mondo... se entrambi i genitori sono morti e non esistono più nemmeno i genitori della madre o del padre, le zie e gli zii... o se il bambino è stato abbandonato e non c'è traccia alcuna che possa condurre ad un parente diretto o indiretto che sia.
In questo caso, come succede anche in natura, da che mondo è mondo, il bambino rimasto orfano nei suoi legami di sangue, viene soccorso, accolto, accudito, allevato e cresciuto da estranei, che compiono, seguendo d'istinto le leggi della vita, una grandissima azione "ordinaria", un atto d'amore "del tutto normale", pienamente giustificato.
Al contrario, se si adottano bambini e bambine seguendo la moda del momento e a "cuor leggero", come succede, troppo spesso, ai giorni nostri, portando via questi bambini dalla loro terra, dal loro ambiente, dai loro genitori e dai loro nonni... si commette uno sbaglio... anzi, una grave ingiustizia.
I figli appartengono ai loro genitori ed alla loro famiglia d'origine, alla loro "patria", alla loro "terra madre"...
Il "non possiamo avere figli nostri", il "provvederemo noi a tutto il necessario", il "non mancherà nulla", non giustifica, ad esempio, l'adozione di un bimbo "strappato dal grembo materno" ad una giovane ragazza-madre, neppure se, questa, fosse stata indirizzata all'aborto...
Chi dà via i figli e chi li prende ad altri, ben presto si sentirà profondamente colpevole e, il più delle volte, senza sapere neppure il perché..
Come sarebbe bello vedere queste coppie senza figli, uomo e donna, uomo e uomo, donna e donna, aiutare bambini in difficoltà a rimanere nella loro famiglia di origine, andando incontro, in un qualche modo, alle loro necessità del momento...
Padre e madre fisici sono e saranno sempre più importanti... vengono e verranno sempre al primo posto.. rispetto a padre e madre sociali... perché le leggi della natura non possono essere neppure paragonate a quelle dello stato...
E poi, la "grandezza" di un'anima non sta forse nella capacità di riuscire a sostenere il proprio destino all'interno della famiglia alla quale appartiene?

CHRISTIAN SCHLOE
arte digitale

mercoledì 10 febbraio 2016

LA NONNA MATERNA



VENTIDUESIMO SCRITTO SUL TEMA

MI VENGONO INCONTRO DAL PASSATO.. TENDENDOMI LA MANO..




DEDICATO ALLA MIA AMATA NONNA VERINA


LA NONNA MATERNA E' MOLTO IMPORTANTE PER NOI NIPOTI CHE DA LEI DISCENDIAMO...
IL SUO RUOLO E' FONDAMENTALE.. NON SOLO DAL PUNTO DI VISTA PSICOLOGICO, MA, A QUANTO SEMBRA, ANCHE DA QUELLO GENETICO...

VERONICA PIANTONI, LA MIA NONNA MATERNA,
FIGLIA DI GIOVANNI PIANTONI E DI ROSA SEGALA,
NATA, A LIMONE SAN GIOVANNI, IL 29 DI APRILE DEL 1896
E MORTA, AD ARCO DI TRENTO, IL 2 DI MARZO DEL 1986.


Quanta ammirazione ha suscitato in me la mia nonna materna!
Così dinamica, esuberante, disinibita, impavida... 
assetata di indipendenza e di libertà,
capace di cogliere l'attimo, anticipando i tempi..



Determinata, volonterosa, intraprendente,
coraggiosa, orgogliosa, autosufficiente.. 
abituata a lavorare in modo concreto, 
sperimentando in prima persona,  
con un grande senso dell'onore e della dignità personale...

Nessuno la poteva confondere con altri o calpestare..
Non permetteva a nessuno di mancarle di rispetto..


I dati statistici ci dicono che, all'interno del sistema familiare di origine, la figura più ricordata e più amata in assoluto è quella della nonna materna.
Anche per me è stato così, anche se non c'era alleanza alcuna fra mia madre e mia nonna...
I loro rapporti erano tutt'altro che fluidi...
Gli scambi, per niente felici...
Nessun sentimento di amicizia albergava fra loro... anzi, era decisamente la rivalità a farla da padrona...
Eppure, fra me e la nonna materna, c'era una incredibile, reciproca simpatia, una complicità, un'intesa, un continuo, immediato passaggio di pensiero... 
Mia nonna non amava mia madre, mia madre non amava me, ma io e la nonna ci amavamo, eccome!
Ora che, attraverso la sofferenza, sono diventata adulta, capisco che, in quel grande affetto che mia nonna nutriva per me, era compresa anche mia madre, ma, allora, ero piccola e non riuscivo a spiegarmi il perché di un tale meccanismo... e tutto mi appariva così insidioso...
Veronica, detta Verina, questo il bellissimo nome della mia nonna materna, ha contribuito non poco a mitigare gli effluvi negativi che mi raggiungevano e mi devastavano, provenienti dalla durezza di mia madre, dalla sua superiorità, dalla sua severità, dalla sua autorità...
Anche la nonna, a sua volta, non aveva ricevuto amore da sua madre, la mia bisnonna Rosina, ma ricordava, con tanto affetto, la sua nonna, anche se, in questo caso, devo dire il vero, si trattava della nonna paterna, la mia trisavola Veronica, stesso nome di battesimo della nonna, figura antica che la aspettava,  in grazia, alla limonaia di "Sopino Alto", dove la accoglieva amorevolmente con un mezzo uovo sodo ed uno spicchio di arancia... un rito che si ripeteva sempre uguale, una cerimonia tutta loro, un piacere semplice che la mia nonna, anziana, ricordava con tanta nostalgia...
Oggi sappiamo che la figura della nonna materna è fondamentale per i nipoti che da lei discendono, molto di più rispetto a quella del nonno stesso, suo coniuge... e non solo dal punto di vista psicologico, ma anche, così almeno sembra, da quello genetico...
La mia nonna Verina, quando era incinta di mia mamma, attraverso i suoi ovociti, mi ha trasmesso, inconsapevolmente, informazioni, programmi, memorie di vita vissuta.. che, saltando una generazione, sono rimbalzati a me..
Il mio ovulo, come quello di mio fratello e quello di mia sorella, conteneva già tutti i ricordi della nonna incinta, le sue gioie, i suoi dispiaceri, i suoi desideri, le sue passioni, i segreti, gli affetti più cari, i conflitti celati e inespressi, il modo di vivere la quotidianità, di far fronte ai problemi ordinari, di risolvere quelli straordinari...
Come non sentirla vicina?

VERINA, A PADOVA, DURANTE IL PRATICANTATO, 
POSA IN DIVISA DA OSTETRICA.
SARA' L'ULTIMA LEVATRICE DI LIMONE SUL GARDA
ED ESERCITERA' LA SUA PROFESSIONE, ININTERROTTAMENTE, 

PER OLTRE CINQUANT'ANNI..


Nata a Limone, sul lago di Garda, nell'antica limonaia della Garbéra, dove i genitori lavoravano come fattori dei Conti Bettoni, nobile famiglia bresciana che, durante la stagione estiva, soggiornava sul lago, nel palazzo di Bogliaco, ma anche a Limone, nella Garbéra stessa, Verina, bella come il sole, energica e disinibita, venne mandata, ancora adolescente, a Brescia, al servizio della Contessa Bettoni, che, a sua volta, la indirizzò a Padova, dopo essersi accorta che la ragazzina aveva un serio problema di udito all'orecchio sinistro.
Ricoverata in ospedale, a Padova, per le cure del caso, la mia nonna prese improvvisamente coscienza di se stessa e della sua vera natura...
Si appassionò, a tal punto, del lavoro ospedaliero che le ruotava tutto attorno, da volersi iscrivere immediatamente alla "Scuola d'Ostetricia" della "Regia Università di Padova" per diventare levatrice.

 LA MIA NONNA MATERNA, 
NELL'ANTICA LIMONAIA DELLA GARBERA,
DOVE ABITAVA CON I SUOI FRATELLI 

FRANCESCO E BERNARDO, DETTO DINO,
 CON SUA SORELLA MARIA E CON I SUOI GENITORI.
VERINA ERA IN GRADO DI TOGLIERE 

E DI RIMETTERE IL LEGNAME,
CHE RIPARAVA I GIARDINI DI AGRUMI 

DAI FREDDI VENTI INVERNALI,
 CON L'AGILITA' DI UN GATTO...



Erano gli anni bui del primo conflitto mondiale...
Rosina e Giovanni, i genitori di Verina, sul Garda sconvolto dalla guerra, cercavano già, in tutti i modi possibili, di racimolare il denaro necessario all'acquisto dell'antica limonaia in declino dove lavoravano ed abitavano, per passare da fattori a proprietari, con i conseguenti piccoli vantaggi...
A Padova, la passione, portò mia nonna a frequentare la scuola con assiduità e con profitto tanto che, il giorno 23 di maggio del 1916, Veronica sostenne, con lode, l'esame per "L'Abilitazione all'esercizio della Professione di Levatrice". 
Il giorno successivo, le venne rilasciato il "Diploma in nome di Sua Maestà Vittorio Emanuele III, Re d'Italia" per mano del Professor Ferdinando Lori, Cavaliere dell'Ordine Mauriziano e Commendatore dell'Ordine Italiano della Corona, nonché Rettore della Regia Università di Padova.
Con lei, i cinque suoi insegnanti, due professori e tre ostetriche, e le altre ventuno levatrici diplomate in quell'anno insieme a lei, fra le quali l'amica del cuore, Carmen Collodel, che le rimarrà, poi, vicina.
Innamorata di Padova e della sua bella, nuova professione, Verina si trattenne in quella città per altri due anni di praticantato ospedaliero, prima di fare definitivamente ritorno a Limone, di divenire sposa e madre... e levatrice del paese, l'ultima, per oltre cinquant'anni...
Quanto l'ho ammirata!
Quanto le ho voluto bene!
Come avrei voluto assomigliare a lei!
Portare il suo nome!
Avere la sua bellezza, la sua disinvoltura e la sua forza d'animo!
Quanti bambini ha aiutato a venire al mondo!
A quanti ha salvato la vita!
Ha affrontato una cifra incalcolabile di casi difficili e li ha risolti con l'aiuto delle sue mani esperte... dita lunghe e affusolate...
Quante volte è salita su per la montagna ad aiutare, con la luce del giorno o con il buio della notte, con la neve, con il freddo, con la pioggia e col gelo, le mogli dei carbonai che, anche se prossime al travaglio, sorvegliavano le cataste di legna ardenti che trasmutavano in carbone!
Quante volte ha assistito gli anziani e i moribondi, sostituendosi al medico o all'infermiera!
Che dolore straziante, che pena indicibile, fallire proprio con un suo nipote!

PADOVA, 14 MARZO 1916
VERONICA, DETTA VERINA, 20 ANNI, 

POSA PER IL FOTOGRAFO CAVALIER R. FIORENTINI.
FREQUENTARE LA SCUOLA D'OSTETRICIA 

PRESSO LA REGIA UNIVERSITA' DI PADOVA
LA RIEMPIVA DI GIOIA E DI ORGOGLIO.


giovedì 4 febbraio 2016

PERCHE' TU POSSA CANTARE



SEDICESIMO SCRITTO SUL TEMA

"AVRAI SEMPRE UN GRANDE POSTO NEL MIO CUORE"




"...DOPO UN ANNO SOTTO LA TERRA..."

IN RICORDO DI UN'AMICA


"La cigarra", famosissima canzone scritta da Maria Elena Walsh nel lontano 1973, in fuga dal governo di Peròn, e divenuta, con il tempo, un inno popolare cantato in onore di tutte le vittime della censura, dell'esilio, delle dittature militari di tutte le epoche e di tutte le latitudini, piaceva tantissimo a Sira.
Molti i cantautori che, nel corso degli anni, l'hanno ripresa per condannare gli allontanamenti forzosi di alcuni cittadini dalla loro patria, le imposizioni, i controlli, i provvedimenti punitivi adottati dalle autorità ecclesiastiche, le scomuniche, le sospensioni, gli interdetti, i biasimi e le disapprovazioni morali...
La ripropongo anch'io, per Sira e per tutti gli amici, nella versione italiana e nella versione originale.
La traduzione è di Maria Cristina Costantini.



COME LA CICALA

Tante volte mi hanno ucciso

tante volte sono morta
eppure sono qui
sto risuscitando.
Ringrazio la sventura
e la mano armata di pugnale
perché mi hanno colpito a morte
e ho continuato a cantare.

Cantare al sole come la cicala

dopo un anno sotto la terra,
come un sopravvissuto
che torna dalla guerra.

Tante volte mi hanno cancellato

tante sono scomparsa
al mio stesso funerale
sono andata sola e in lacrime.
Ho fatto un nodo al fazzoletto
ma poi mi sono dimenticata
che non era l'unica volta,
e sono tornata cantando.

Cantando al sole come la cicala

dopo un anno sotto la terra,
come un sopravvissuto
che torna dalla guerra.

Tante volte ti hanno ucciso

tante risusciterai,
passerai tante notti
nella disperazione.
E nell'ora del naufragio
e dell'oscurità
qualcuno ti salverà
perché tu possa cantare.

Cantare al sole come la cicala

dopo un anno sotto la terra,
come un sopravvissuto
che torna dalla guerra.


"LA CIGARRA"


Tantas veces me mataron,
tantas veces me morí,
sin embargo estoy aquí
resucitando.
Gracias doy a la desgracia
y a la mano con puñal
porque me mató tan mal,
y seguí cantando.

Cantando al sol como la cigarra
después de un año bajo la tierra,
igual que sobreviviente
que vuelve de la guerra.

Tantas veces me borraron,
tantas desaparecí,
a mi propio entierro fuí
sola y llorando.
Hice un nudo en el pañuelo
pero me olvidé después
que no era la única vez,
y volví cantando.

Cantando al sol como la cigarra
después de un año bajo la tierra,
igual que sobreviviente
que vuelve de la guerra.

Tantas veces te mataron,
tantas resucitarás,
tantas noches pasarás
desesperando.
A la hora del naufragio
y la de la oscuridad
alguien te rescatará
para ir cantando.

Cantando al sol como la cigarra
después de un año bajo la tierra,
igual que sobreviviente
que vuelve de la guerra.

sabato 30 gennaio 2016

LA PRESENZA DI CHI SE NE E' ANDATO



VENTUNESIMO SCRITTO SUL TEMA

MI VENGONO INCONTRO DAL PASSATO.. TENDENDOMI LA MANO..




DEDICATO A TUTTE QUELLE PERSONE CARE CHE SI SONO RITIRATE A VIVERE NEI MONDI DELLO SPIRITO, MA CHE CONTINUANO A RIMANERE IN CONTATTO CON NOI ATTRAVERSO LA LORO ANIMA.
NEL RICORDO DI UN'AMICA CHE HA ABBRACCIATO IL SOLE PROPRIO IL PRIMO GIORNO DI FEBBRAIO DELLO SCORSO ANNO, GIORNO DELLA LUCE CRESCENTE, DEL RISVEGLIO, DELLA PURIFICAZIONE, DELL'ABBANDONO DI OGNI "VECCHIO" SCHEMA, DELLA RINASCITA A NUOVA VITA.
CHE IL FUOCO DELLA SUA FUCINA, ISPIRAZIONE ARTISTICA, POESIA, MAGIA, RITO, PERSONIFICAZIONE DELLA MEMORIA ANCESTRALE DELLA SUA FAMIGLIA DI ORIGINE, TRASMIGRI FECONDO ALLA SUA FUTURA DISCENDENZA.
"ANIMA PORTATA IN CIELO"  -  1878
DIPINTO DI WILLIAM-ADOLPHE BOUGUEREAU
(LA ROCHELLE - FRANCIA, 30 NOVEMBRE 1825
LA ROCHELLE - FRANCIA, 19 AGOSTO 1905)










Nel forse incredulo di ogni tramonto,
vi do il permesso di comparirmi in sogno...
Dall'umida notte, di nero vestita,
escono i raggi d'oro dell'aurora
che mi riportano, improvviso, 
il vostro volto lucente...
forza ancestrale che mi riempie l'anima...
e mi permette di sopportare
ogni tipo di affanno,
ogni genere di difficoltà...

Dopo la morte, l'anima di chi si è ritirato a vivere nelle realtà astrali, si apre anche alle anime delle persone che le erano state vicine nel tempo della vita terrena. 
Non solo a quelle dei familiari... dei fratelli, delle sorelle, dei genitori rimasti, loro malgrado, nel mondo fisico... dei figli, dei nipoti... ma anche a quelle del coniuge, degli amici, dei conoscenti, dei colleghi di lavoro, dei nemici e delle vittime, se mai ne aveva avute... di chi le aveva salvato la vita nel pericolo, di chi l'aveva aiutata, nel mezzo delle difficoltà, tendendole una mano, ma anche di chi l'aveva ignorata, derisa, ostacolata o combattuta...
di tutte le persone con le quali aveva condiviso qualcosa di profondo, di importante, di significativo...
Non è tutto...
Se chi se ne è andato coltivava una passione specifica, un interesse che aveva profondamente caratterizzato o condizionato il suo modo di vivere ed il suo stile, persino gli sconosciuti che erediteranno i suoi oggetti, che verranno in contatto con i "suoi" luoghi, che gli subentreranno al posto di lavoro o in seno alla famiglia.. e tutti quelli che condivideranno la sua stessa passione, si ritroveranno inclusi nell'espansione della sua anima.
Quando si muore, l'anima si dilata e sente dentro di sé l'anima familiare e la presenza degli altri.
Questa consapevolezza, della quale noi tutti facciamo esperienza anche in vita, ma che, dopo la morte, si accresce notevolmente, fa sì che la persona, ormai defunta, stia o sia spinta a stare effettivamente in mezzo alle anime delle persone ancora in vita.
Idealmente, l'anima di chi è morto distoglie l'attenzione dai vivi ed è attratta dalle anime delle persone di famiglia che sono morte prima di lei e che si trovano, già in pace, nei regni dello spirito.
Tuttavia, molte anime, anche dopo la morte, rimangono, per alcuni anni, "con la testa girata" verso i loro cari rimasti in vita, non vogliono proprio "dar loro le spalle" e, di tanto in tanto, fanno incursione nella fisicità del mondo dei vivi.
Alcuni bambini hanno la capacità naturale di vedere i defunti che sono fra di noi.
Per gli adulti è più facile accoglierli durante il sonno, nei sogni.
A volte queste anime vogliono attenzione per i problemi che non hanno fatto in tempo o non sono riuscite a risolvere mentre vivevano nel mondo terreno.
Altre volte, vogliono essere di aiuto.
Altre ancora, dire che stanno bene e che non soffrono più.
Ci sono anche persone che, dopo la morte, non si trasferiscono affatto negli altri mondi, ma continuano ad aggirarsi ai confini fra la nostra realtà e quella astrale, tutte proiettate sul mondo fisico, con l'attenzione focalizzata su di un parente, su di un amico, su di un nemico, su di una vittima, su di una persona che ha rovinato o tolto loro la vita, su di un qualcuno che, in modo improvviso, inatteso o ingiusto, le ha separate da una anima cara, da un affetto importante.. da un coniuge, da una famiglia, da un figlio...
Sono le persone decedute in seguito ad un incidente mortale improvviso, inaspettato, violento o ad un'aggressione sleale, scorretta, imprevista, persone decedute mentre erano, in stato di incoscienza, sotto anestesia, in un ospedale, durante un'operazione chirurgica, persone che non si sono accorte di essere morte...
Ma anche persone che hanno subito un'ingiustizia, che sono state vittime di un inganno, che, umiliate e derise, calpestate e represse, non riescono a perdonare un torto, a lasciar andare un rancore...
Persone che non hanno portato a termine una qualche  loro "missione" e sentono che il loro compito qui, sulla terra, non è ancora compiuto.
Le anime che, dopo la morte, si trovano in questo stato, non possono pensare in modo razionale,  in modo scientifico, con la chiarezza e con la logica di chi è nel mondo fisico, perché la loro personalità, in parte dissolta, li fa vivere in una condizione molto simile a quella che noi tutti sperimentiamo durante il sonno, nel sogno.
Quando uno sogna è raro che tragga delle conclusioni di fronte agli eventi, per quanto strani essi possano sembrare.
Nei sogni, le realtà più insolite appaiono, in genere, del tutto normali.
Così è per queste anime, solo vagamente consapevoli del fatto che stia accadendo loro qualcosa di insolito.
Naturalmente, sarebbe preferibile che chi è morto si ritirasse nel mondo che gli appartiene e non si dovrebbe mai incoraggiare un defunto, per quanto caro ci possa essere, a rimanere tra di noi.
Attraverso l'anima, si può restare in contatto con chi ci preme, anche se questa persona si è già trasferita nei mondi dello spirito.
Quando, dopo molti anni dalla dipartita, il corpo astrale, quello mentale e la personalità tutta si saranno dissolti, l'anima di questa persona, senza più veicoli, potrà essere completamente assorbita dall'anima universale, una coscienza che comprende tutti quelli che ci hanno preceduto, nella nostra stirpe familiare e sull'intero pianeta, una forza attiva, che influenza, tutti i giorni, in positivo o in negativo, la nostra vita.
Tutto questo dicono, sulle dinamiche dell'anima, le scuole di pensiero che stanno alla base dei riti spirituali degli sciamani di tutti i tempi e di tutte le latitudini. 
Questo dice l'attuale scuola di pensiero che sta alla base delle "Costellazioni Familiari", efficace terapia sistemica ideata dal geniale e ormai famoso missionario cattolico tedesco Bert Hellinger, filosofo, teologo, psicanalista, esperto in pedagogia ed in psicoterapia, in ipnosi ericksoniana, programmazione neurolinguistica, analisi transazionale...
Uomini di medicina degli indiani d'America, sacerdoti guaritori hawaiani, maestri tradizionali della Siberia, sciamani dell'alta zona artica, sacerdoti zulu del Sudafrica, curandeire del Mozambico, maestri zen di ogni era, praticanti dell'ho'oponopono moderno, sciamani e curatori di anime dei giorni nostri...
Tutte forme di spiritualità che poco si discostano le une dalle altre, se non per piccole, insignificanti differenze... 
Rituali di pacificazione geograficamente così distanti fra di loro... 
Rappresentazioni e celebrazioni dalle incredibili, stupefacenti somiglianze...
Obiettivo comune : riconciliarsi, risolvere i conflitti, cancellare le ostilità... andare incontro agli altri per poter far pace con noi stessi...
Penso sia interessante sapere che alcune culture siberiane tradizionali hanno rilevato che, tra le molteplici anime che  ogni individuo possiede, ci sono un'anima personale e un'anima familiare che, dopo la morte fisica, si separano l'una dall'altra pur continuando entrambe a vivere.
L'anima individuale si reincarnerà all'esterno della famiglia di appartenenza, anche lontano, in una diversa cultura... mentre l'anima familiare trasmigrerà, sicuramente, all'interno della stessa discendenza familiare... ad esempio in un nipote, nella figlia di un fratello... e, se la famiglia è andata estinguendosi, sceglierà una famiglia che assomigli, il più possibile, al suo sistema di origine.
Se lo spirito di chi è collegato a noi è infelice, anche noi ci sentiremo inquieti, agitati, dubbiosi...
Se lo spirito di chi è collegato a noi è felice, anche noi sentiremo la sua gioia sotto forma di forza e di sostegno.
Questa energia ci riempirà l'anima e ci darà il coraggio di accogliere e di sopportare ogni tipo di affanno, ogni genere di difficoltà.

"UGUAGLIANZA DAVANTI ALLA MORTE"  -  1848
DIPINTO DI WILLIAM - ADOLPHE BOUGUEREAU
(LA ROCHELLE - FRANCIA, 30 NOVEMBRE 1825
LA ROCHELLE - FRANCIA, 19 AGOSTO 1905)






domenica 24 gennaio 2016

NELL'ARTE.. IL RESPIRO DELL'ETERNITA'



QUARTO SCRITTO SUL TEMA

L'ARTE... UNA MINIERA PER LO SPIRITO




NELLA PITTURA, NELLA SCULTURA, NELL'ARCHITETTURA, NELL'OREFICERIA E NELLA CERAMICA... C'E' IL RESPIRO DELL'ETERNITA'... 
IL TEMPO CONVENZIONALE SI DISSOLVE E LASCIA IL POSTO AD UN TEMPO "ALTRO", FUORI DALLA TRIADE DI PASSATO, DI PRESENTE E DI FUTURO, UN TEMPO SENZA INIZIO E SENZA FINE, DILATATO, IMMOBILE, MISTICO, ESTATICO, IMPERITURO, SUPERIORE AL VARIARE DELLE MODE E DEGLI EVENTI, UN TEMPO CHE TRAVALICA OGNI CONFINE, OLTREPASSANDO I LIMITI DEI SECOLI NEI QUALI LA MENTE DELL'UOMO VORREBBE RINCHIUDERLO...




"... Ciò che già è stato, è...
Ciò che sarà, già fu..."
predicava l'oratore Qohelet l'Ecclesiaste...
Quarto Libro Didattico del Vecchio Testamento (3,15)


"FAMIGLIA DI ACROBATI CON SCIMMIA"  -  1905
"Periodo Rosa"   
PABLO RUIZ Y PICASSO
MALAGA - SPAGNA, 25 OTTOBRE 1881
MOUGINS - ALPI MARITTIME - FRANCIA, 8 APRILE 1973

Il tempo non è, come spesso ci hanno insegnato, un movimento lineare, una freccia che, dal passato, corre lanciata verso il futuro, ma è, piuttosto, un eterno presente, un moto circolare nel quale inizio e fine coincidono.
La pittura, la scultura, l'architettura, l'oreficeria e la ceramica, analogamente alla poesia, alla narrazione ed alla musica, rappresentano spesso molto bene questa dimensione "altra" del tempo, dimensione assoluta, eterna, infinita, che si perpetua, immutabile, fuori dai confini nei quali l'uomo vorrebbe comprimerla...

"DONNA CON VENTAGLIO"  -  1905
"periodo rosa"  -  PABLO PICASSO


Giardini, case, utensili, indumenti, oggetti antichi fatti riaffiorare dal passato, dipinti o descritti, non sono solo il simbolo del profondo legame che l'uomo ha nei confronti della sua tradizione, ma rivelano, molto spesso, anche il desiderio del pittore, dello scultore o del poeta di immergere le cose in un tempo il cui corso è stato volutamente interrotto, un tempo immobile, fermo, sospeso, eterno...
Sono incursioni nel passato che intendono personificare il sovrapporsi e l'arrestarsi della sequenza dei secoli.

" MATERNITA' "  -  1905  -  "periodo rosa"
PABLO PICASSO


Nostra madre che ci allatta non è forse uguale, nel gesto antico, a sua madre, alle sue nonne, alle sue bisnonne e a tutte le trisavole che, nel tempo, l'hanno preceduta in quello stesso amorevole gesto?
I momenti di gioia, gli attimi di felicità, le lunghe ore del dolore, i tempi incerti del trapasso dai natii luoghi terreni a quelli, sconosciuti, dello spirito, non sono forse uguali oggi come quattrocento anni fa?
La trepidante agitazione dell'animo che proviamo di fronte ad una persona a noi cara, non è lo stesso ancestrale, affannoso tormento di chi si accendeva di desiderio mille anni fa?
E il dolore di una madre che perde un figlio è forse meno straziante oggi di ieri?

"MADRE E FIGLIO  -  ACROBATI"  -  1904
"periodo rosa"  -  PABLO PICASSO


Tutto è antico ed infinito...
Non esiste alcuna nuova conoscenza...
Non è un progresso andare verso il domani...


"ACROBATA SUL PALLONE"  -  1905
"periodo rosa" - PABLO PICASSO


Le divinità dell'antico Egitto, gli dei e le dee della mitologia greca, i messaggeri, le sibille, le muse, le ninfe e le maghe, le maschere del teatro e tutti i travestimenti, i personaggi del racconto biblico della creazione, le schiere e le gerarchie delle creature celesti, i santi che lottano contro le forze tenebrose dell'inconscio (temibili draghi), gli eroi di Omero, i cavalieri alla ricerca del "Santo Graal", i tiranni e i re, i nobili decaduti dei poemi cavallereschi che vagano solitari scambiando mulini a vento con creature fantastiche ed avverse, i personaggi del carnevale di Venezia e i pagliacci del circo non hanno né nascita, né fine, esistono eternamente.

"ACROBATA E GIOVANE ARLECCHINO"  -  1905
"periodo rosa" - PABLO PICASSO


Pittori, musicisti, narratori sovrappongono le età perché conoscono le cadenze eterne del tempo, sanno che i mutamenti sono solo apparenti e che l'uomo si ripete, uguale a se stesso, rimbalzando nei secoli, in una temporalità "a spirale", in un infinito ritorno del poi al prima e del prima al poi, come in un'enorme clessidra che, terminato il suo tempo, viene rovesciata...
Passato, presente e futuro vivono insieme nella stessa casa.
"Ciò che già è stato, è... Ciò che sarà, già fu..."

"FAMIGLIA DI SALTIMBANCHI"  -  1905
"periodo rosa"  -  PABLO PICASSO 

Dal 1904 al 1907, Pablo, superato il dolore per il suicidio dell'amico, schiarì la sua tavolozza con le calde tonalità del rosa, accostate al rosso, all'ocra ed al blu e si ispirò alla vita del circo ...equilibristi, fragili ed aggraziate ballerine, agili acrobati, corpulenti pagliacci, bambini tenerissimi e lievi...
...immersi in un bagno di colori dal grande valore emozionale.

Il cambiamento..... ingannevole.
Non esiste cambiamento.
Il rinnovamento...... apparente.
Il "nuovo", il "moderno", "l'avanguardia", "la rivoluzione"..... solo superficialità.

"ACROBATA E PICCOLO ARLECCHINO"  -  1905
"Periodo Rosa"
PABLO PICASSO


Di generazione in generazione cambiamo la nostra pelle, non certo la nostra anima.
L'anima rimane pressoché immutabile.
Passa attraverso le epoche, gli sconvolgimenti, le stasi... 
Non si regola secondo le richieste sociopolitiche di un'età, non si lascia facilmente convincere dalle ideologie del momento, né segue le mode del periodo storico nel quale si trova a vivere.
L'anima si regola secondo leggi che esulano dai gusti, dagli usi e dalle tendenze più o meno mutevoli di un'epoca.
Le "nuove" forme del vestire, le "nuove" abitudini, i "nuovi" modi di vivere... non la toccano.

"ARLECCHINO ALLO SPECCHIO"  -  1923
PABLO PICASSO

(1881 - 1973)


L'anima non vuole che si disprezzi l'uomo, la donna, la madre, il bambino...
Vuole che si rimetta ordine dove c'è disordine...
Desidera un qualcosa che faccia star bene tutti...
Vuole che uomini e donne sappiano interagire ed onorare, di volta in volta, l'altro sesso, perché la grandezza non viene dal rendere l'altro più piccolo, ma dall'essere in pace con se stessi e dal riuscire a vedere anche il valore degli altri.


"PAUL TRAVESTITO DA ARLECCHINO"  -  1923
PABLO RUIZ Y PICASSO
SPAGNA, 25 OTTOBRE 1881  -  FRANCIA, 8 APRILE 1973



Le anime non riconoscono quasi mai il cambiamento nei secoli... non badano alle età...
Soffrono, gioiscono, reagiscono sempre allo stesso, identico, antico modo, secondo le leggi eterne della natura, verità che travalicano ogni confine temporale.

"RITRATTO DI PAUL" - 1923
PABLO PICASSO  (1881 - 1973)

domenica 17 gennaio 2016

ALBA ED IMBRUNIRE.. UN'INTIMA, SEGRETA CONNESSIONE



ETERNE, INFINITE, SCONOSCIUTE ENERGIE


OGNI MOMENTO, DEL GIORNO O DELLA NOTTE, POSSIEDE UNA SUA FORZA PARTICOLARE...





IL LEGAME SEGRETO E SPECIALE CHE UNISCE L'ALBA ALL'IMBRUNIRE


"..Non si può toccare l'alba..
se non si sono percorsi i sentieri della notte..."
scriveva Kahlil Gibran

"ALBA A LIMONE"
DIPINTO DELL'AMICO PAOLO SAVEGNAGO

PRIMAVERA 2014





Qui da noi, che viviamo la magica, misteriosa presenza del lago, sempre uguale a se stesso, eppure sempre così diverso, tutti i momenti, del giorno o della notte, sono meravigliosi e speciali... con la luce o con il buio, con il sole o con la luna, con il cielo terso o con quello imbronciato, con le stelle che brillano come diamanti nelle gelide notti d'invero o, d'estate, con la fitta cappa di nubi nere che annunciano, imminente, il temporale... con i venti freddi di ottobre che, un tempo, strappavano le vele ai pescatori o con la pioggia gentile di marzo che, a volte, porta ancora il profumo dei primi mandorli in fiore... con le acque calme, lisce come l'olio o con quelle alte e minacciose che tanto ricordano la bellezza del mare in burrasca... con il colore rasserenante dello zaffiro o con quello cupo ed inquietante del piombo... con gli aliti impalpabili e leggeri della brezza o con le mille sferzate di vento, soffio inquieto,  impetuoso, inclemente delle tempeste di grandine, delle buriane improvvise e inattese, delle bufere di pioggia, delle turbolenze e degli uragani che, da sempre, si sono abbattuti e si abbattono sul lago...
Tutto è meraviglioso e speciale...
Tuttavia, ci sono due momenti, nella giornata, che superano gli altri, perché possiedono una bellezza ed una forza del tutto particolari.
Sono quelli a cavallo tra il giorno e la notte e tra la notte ed il giorno... le ore della sera e quelle del primo mattino... i momenti nei quali ci addormentiamo e quelli nei quali ci risvegliamo... il tramonto e l'alba... il calare del sole sotto l'orizzonte con tutto l'insieme dei fenomeni luminosi e di colore ad esso collegati e, all'opposto, ma non certo in contrapposizione, l'ora che precede la levata del sole, la prima luce che compare nel cielo al termine della notte..... l'imbrunire che, declinando, vien meno e lascia il posto alla notte e l'aurora che, seguita silenziosamente all'alba, precede, con il suo chiarore e la sua energia, il sorgere vero e proprio del sole, annunciando il giorno. 
E anche se, a volte, sono attimi che nascono e  che muoiono in un solo istante, l'imbrunire e l'aurora sono i momenti migliori sul lago, quelli che ci fanno trattenere il respiro tanto è straordinariamente incredibile la loro grande bellezza e forte la loro misteriosa, antica, infinita energia, un intreccio fra temporalità ed eternità, in un orizzonte senza fine e senza limiti.
C'è un preciso momento, in ciascun tramonto ed in ciascuna alba nel quale la luce è come sospesa, ferma, immobile, in tensione fra la contingenza temporale dell'uomo e la permanenza dell'eternità divina... un momento nel quale la creazione trattiene il suo respiro, rimane in ascolto...
In quell'istante magico, tutto può accadere...
In quella luce, tempo ed eterno si possono annodare fra loro e la brezza del lago, se la ascoltiamo, ci può svelare il loro profondo segreto...
Il tramonto è il tempo più adatto a porre domande, l'alba è il tempo più propizio per ricevere risposte.
Se si acquista sensibilità, si possono porre le basi dell'alba già dentro l'imbrunire. 
Così, anche i momenti nei quali ci addormentiamo e i momenti nei quali ci risvegliamo, collegati fra di loro, ci porteranno in contatto con le dimensioni dello spirito.
Alla domanda posta prima di abbandonarci al sonno, seguirà, pronta, una risposta al momento del risveglio.
Rimaniamo immobili, per un istante, ed ascoltiamola...
In questi due momenti di passaggio dalla luce al buio e dal buio alla luce, quando il giorno non è ancora diventato notte e la notte giorno, quando la distinzione fra chiaro e scuro non è ancora netta e i due opposti aleggiano ancora nell'aria, abbracciati fra loro come due amanti, se solo facciamo un attimo di attenzione, possiamo sentire che tutto quello che, nella vita, ci appare in contrapposizione, non è altro che una sola ed unica forza, divisa in due diversi aspetti, opposti sì, ma intimamente connessi fra loro.... un'unica medaglia con due differenti facce, in contrasto, ma, al tempo stesso, fortemente unite nel profondo.... 
Yang e yin, tenebra e luce, nero e bianco, donna e uomo, terra e cielo, male e bene, falso e vero, morte e vita, riposo e veglia, aridità ed abbondanza, pianto e riso, tristezza e gioia, odio e amore...


IL TESTO E' COLLEGATO ALL'OTTAVA SEDUTA DI DIGITOPRESSIONE SUI PUNTI DELL'AGOPUNTURA E ALLO SCRITTO CHE, A SUO TEMPO, NE ERA SEGUITO  ( VEDI MESE DI DICEMBRE 2015).
DURANTE IL TRATTAMENTO,  RICEVUTO  DALL'OPERATORE
GUIDA, IL MIO FISIOTERAPISTA FABRIZIO CENTONZE, CHE, IN QUELL'OCCASIONE, MI AVEVA CONDOTTO AL CAPEZZALE DI MIO PADRE MORENTE, PER UN ULTIMO, STRUGGENTE COMMIATO..... AVEVO VISUALIZZATO L'IMMAGINE RISOLUTIVA DEL LAGO, CHE MIO PADRE TANTO AMAVA... TRAMONTO ED ALBA INSIEME, ACQUE CALME E COLORI DA FIABA... IMMAGINE CHE CONSERVO ANCORA NEL CUORE, INTATTA COME QUEL GIORNO, MAGICO MESSAGGIO D'AMORE PERVENUTO DA UNA DIMENSIONE SPIRITUALE.


Un ringraziamento particolare va al mio fisioterapista Fabrizio Centonze, che, con abilità e intuizione, ha saputo trasformare in una magica, colorata immagine risolutiva il mio profondo dolore.
 E un ringraziamento altrettanto particolare va all'amico Paolo Savegnago, che mi ha concesso di illustrare il testo con l'immagine dell' "Alba a Limone", dipinto che lui stesso ha realizzato nella primavera del 2014, in visita sul Garda, e che, per l'inafferrabile, magica atmosfera, richiama, in un certo qual modo, l'immagine della mia visualizzazione.

"ALBA A LIMONE"  -  DIPINTO DI PAOLO SAVEGNAGO  -  PRIMAVERA 2014

NELL'ATEMPORALITA' DELLA MIA ANIMA
HO RIPOSTO, CON RISPETTO,
TUTTE LE IMMAGINI RIAFFIORATE
DURANTE IL MOVIMENTO DI GUARIGIONE,
IN PARTICOLAR MODO
QUELLA CONCLUSIVA DEL LAGO,
PIACEVOLE COME L'IMMAGINE CHE PAOLO HA EVOCATO NEL DIPINTO,
ISPIRATO, PER TECNICA, ALLE AVANGUARDIE DEL PRIMO NOVECENTO.

martedì 12 gennaio 2016

IL GIALLO E IL BLU.. COPPIA PERFETTA DI OPPOSTI



QUINTO SCRITTO SUL TEMA

"DI CHE COLORE SEI?"



IL POTERE TERAPEUTICO DEI COLORI


"...tutti i colori sono gli amici dei loro vicini e gli amanti dei loro opposti..."
amava ripetere Marc Chagall che, di accostamenti fra colori, se ne intendeva...

"DONNA DEL LAGO"   -   "RITRATTO DI GIUSEPPINA SEGALA"   -   PRIMAVERA 2014
DIPINTO DI PAOLO SAVEGNAGO


IL GIALLO ED IL BLU, UNA COPPIA PERFETTA DI COLORI OPPOSTI CHE
NON SI CONTRASTANO, MA CHE, AL CONTRARIO, SI ATTRAGGONO...
ACCOSTATI ARMONIOSAMENTE DALL'AMICO PAOLO SAVEGNAGO NEL DIPINTO
 "DONNA DEL LAGO" CHE, A GRANDEZZA NATURALE, MI RITRAE, SUL BALCONE DELLA MIA CAMERA, NELLA PRIMAVERA DI DUE ANNI FA...


IL DIPINTO E' CARATTERIZZATO DALL'USO DI UNA PARTICOLARE TECNICA PITTORICA
DERIVATA DAL NEO-IMPRESSIONISMO,

MOLTO SIMILE A QUELLA CHE USAVANO I DIVISIONISTI
A CAVALLO FRA L'OTTOCENTO E IL NOVECENTO O I PRIMI FUTURISTI DEGLI ANNI DELLA GRANDE GUERRA, TECNICA CHE PREVEDE LA SEPARAZIONE DEI COLORI IN SINGOLE PENNELLATE DI LUCE CHE DEVONO, PERO', INTERAGIRE TUTTE FRA DI LORO, CORRELATE LE UNE ALLE ALTRE, IN UNA PERFETTA UNITA' SISTEMICA IN CONTINUO, SIMULTANEO MOVIMENTO.


LA COPPIA DI COLORI OPPOSTI E COMPLEMENTARI RAPPRESENTA IL RAPPORTO DI SCAMBIO FRA L'EFFETTO CENTRIFUGO, MASCHILE, PIENO, CALDO E STIMOLANTE DEL GIALLO ARANCIATO E QUELLO CENTRIPETO, FEMMINILE, VUOTO, FREDDO E CALMANTE DELL'AZZURRO E DEL BLU.


UTILIZZATA COME TERAPIA, LA COPPIA GIALLO-BLU E' UTILE IN CASO DI IRREQUIETEZZA, DI ECCITABILITA', DI DISEQUILIBRIO, DI VERTIGINI...
DI PALPITAZIONI, DI INAPPETENZA...




Il giallo ed il blu sono due colori che si oppongono fra di loro, ma non si contrastano.
Luce ed oscurità, energia e calma, entusiasmo e tranquillità, follia e saggezza, il giallo ed il blu si cercano, si attraggono, interagiscono, si legano attivamente fra loro, superano l'opposizione delle loro due diverse polarità... si toccano, si conciliano, si combinano, partecipano, l'uno con l'altro, alle loro stesse, opposte qualità e mostrano chiaramente la loro origine...
Yang e Yin, maschile e femminile, il giallo e il blu si richiamano tra di loro e si fronteggiano, in una costante tensione che mira alla totalità della quale ogni singolo colore è la sezione incompleta.
Insieme rappresentano, in contrapposizione armonica, la riunificazione delle opposte polarità di luce ed ombra nell'unità... un'unità superiore... nella quale gli elementi che compongono la totalità, visti accostati gli uni accanto agli altri, danno, all'occhio di chi guarda, una gradevole impressione di armonia, come la può dare la brillante luminosità del sole sulla profonda, buia ricchezza dell'oceano.
Nell'oracolo cinese l' "I - King" si legge:
"L'oscuro sta accanto al chiaro e, distaccandosene, compie la sua luminosità."
Johann Wolfgang Goethe, che aveva studiato l'essenza dei colori, il loro aspetto psichico, magico, simbolico, scriveva:
"Proprio come il chiaro e lo scuro, anche i colori richiamano direttamente il loro opposto, in modo che siano sempre presenti, contemporaneamente, un fatto ed il suo contrario.."
Il giallo è il colore più vicino alla luce, il più luminoso e il più brillante.
Ha il carattere energico e radioso del disco solare.
Stimola le funzioni dell'intelletto, risvegliando la curiosità e l'entusiasmo.
E' una porta aperta su un futuro di rinascita...
Il blu evoca una sensazione di calma e di tranquillità, di profondità e di ricchezza interiore.
Colore della dolcezza e della generosità, ha un effetto rilassante sul sistema nervoso centrale.
Associato alla sapienza divina, richiama l'uomo verso l'infinito.
Giallo e blu, come due metà, si completano a vicenda, creando l'interezza.
Il giallo "ci tira su", ci fa passare la malinconia, ci aiuta ad affrontare le prove intellettuali e quelle affettive, fortifica i nostri nervi ed il nostro cervello.
Il blu ci distende e ci rilassa, ci fa ritrovare la pace e la serenità, calma i nostri nervi e li aiuta a rigenerarsi.

"DONNA DEL LAGO"  -  "RITRATTO DI GIUSEPPINA SEGALA"  -  PRIMAVERA 2014
DIPINTO DI PAOLO SAVEGNAGO
DETTAGLIO DELLA PRIMA VERSIONE DEL DIPINTO,
DOVE L'ARANCIATO DELLA PELLE SI RAPPORTA ALL'AZZURRO DELL'AMBIENTE
CIRCOSTANTE E AL BLU DEL VESTITO, CREANDO UN GRADEVOLE SCAMBIO 

FRA STIMOLO E CALMA.