domenica 8 novembre 2015

A PROPOSITO DI PERDONO


DICIANNOVESIMO SCRITTO SUL TEMA

MI VENGONO INCONTRO DAL PASSATO... TENDENDOMI LA MANO...




NON TUTTO PORTA ALLA RISOLUZIONE DEI CONFLITTI ED ALLA RICONCILIAZIONE...

C'E' PERDONO... E PERDONO...


AL MIO FIANCO

"NON CAMMINARE DIETRO DI ME...
POTREI NON VEDERTI.
NON CAMMINARE DAVANTI A ME...
POTREI NON SEGUIRTI.
CAMMINA AL MIO FIANCO...
E SAREMO AMICI.."
diceva ALBERT CAMUS...
importante esponente dell'esistenzialismo francese,
nonché Premio Nobel per la Letteratura, nel 1957,
nato ad Algeri, il 7 di novembre del 1913, 
da una modestissima famiglia di "pieds-noirs"
e morto in Borgogna, sulla strada per Parigi,
il 4 gennaio del 1960, in seguito ad un incidente...

ARTE DIGITALE di CHRISTIAN SCHLOE

Bisogna fare molta attenzione quando si parla di perdono...
L'atteggiamento interiore che ci predispone a rimuovere vecchi o nuovi rancori per andare incontro agli altri, perdonare loro e "fare la pace", non deve nascondere la convinzione di essere migliori degli altri...
Il perdono elargito dal piedistallo della superiorità, dell'arroganza e della presunzione, non ha mai portato una buona soluzione e non ha mai guarito nessuno...
"Mi avete fatto del male, ma io, che sono migliore di voi, vi perdono!" dice la vittima agli aggressori...
Vi pare questa acqua atta a spegnere gli incendi dell'anima?
Chi siamo noi... che ci prendiamo il permesso di perdonare?
"IL SEGRETO DELLA ROSA" di CHRISTIAN SCHLOE
ARTISTA AUSTRIACO CONTEMPORANEO


Ci si deve affiancare gli uni agli altri per trovare la pace e nessuna delle due parti deve sentirsi più forte, più grande, più meritevole dell'altra...
"Mi dispiace per ciò che è successo..."
"Riconosco la verità del fatto e mi assumo la mia parte di colpa..." dice l'aggressore alla vittima...
Questa è acqua che spegne gli incendi!
Questo è chiedere perdono!
E, allora, concediamolo, ma con umiltà, senza impudenza, tuffandoci nella stessa acqua di chi sta annegando e solo se ci viene richiesto... perché nemmeno Gesù Cristo si permetteva di perdonare.. ed invocava: "Padre, perdona loro!"...

"AL TUO FIANCO" di CHRISTIAN SCHLOE
ARTISTA AUSTRIACO CONTEMPORANEO


venerdì 6 novembre 2015

COAZIONE A RIPETERE


DODICESIMO SCRITTO SUL TEMA

PAGHIAMO PEGNO AL PASSATO.. FINCHE' NON SI E' CANCELLATO IL DEBITO..



IN BALIA DEL TRAUMA

SENZA CONSAPEVOLEZZA NON ABBIAMO SCELTA


Qualunque sia stato il loro punto di partenza, quanto in là nel tempo e nello spazio, le azioni dovrebbero sempre essere portate a compimento...


Tutti noi, nell'arco di tempo di ogni nostra incarnazione, dall'alba lucente della nostra nascita fino al soffuso tramonto del nostro esistere, siamo inestricabilmente attratti, in modo più o meno evidente, più o meno intenso o compulsivo e, il più delle volte, senza nemmeno averne coscienza, da situazioni che replicano un evento traumatico originario.
Ripetiamo, senza volerlo, incidenti vari, domestici, automobilistici o di altra natura che, in passato, sono già capitati a noi, ad un membro della nostra famiglia di appartenenza o a qualcuno, più all'indietro ancora, nella nostra ascendenza familiare di origine... uomo, donna, ragazzo, ragazza, bambino o bambina dall'anima fortemente collegata alla nostra... personaggio che si colloca in un tempo di tre, di quattro, di cinque, ma anche di otto o di nove generazioni all'indietro rispetto a noi...
Tutti quanti, nel vivere, riproponiamo, attraverso il teatro del nostro corpo, sintomi, disturbi, malattie e decessi già avvenuti in passato a qualcuno dei nostri cari o a noi stessi, magari ad una particolare età, in una specifica data, in ricorrenza di un determinato anniversario, nel periodo dell'infanzia, in quello dell'adolescenza o della prima giovinezza... esperienze, a volte, penose dove anche le parti del corpo prese di mira dalla malattia sono dense di significato per noi che, in quel momento, portiamo il carico della sofferenza, anche a nome dei nostri cari e per l'intera nostra famiglia... sintomi forti e tenaci dovuti all'impulso inconscio di voler portare a termine, completare e risolvere con la guarigione definitiva un trauma d'origine rimasto in sospeso, uno shock la cui tensione, forse eccessiva da contenere, non è stata scaricata a dovere, al suo giusto tempo...
Così, i bambini che hanno avuto un'esperienza traumatica e che, in essa, hanno perduto parte della loro anima, cercheranno, se non sono rimasti del tutto bloccati, di riprodurla spesso nei loro giochi, mossi da una forza inconscia che li spingerà a risolvere il loro trauma rinegoziando e scaricando all'esterno tutta la tensione che si era accumulata nel loro corpo al momento dello shock...
Gli adulti, con un meccanismo simile a quello messo in atto dai bambini, tenderanno a perpetuare le loro esperienze angosciose, quelle dei loro familiari e quelle dei loro avi, nei fatti della vita quotidiana, nei rapporti intimi, nelle situazioni lavorative, in infortuni, in incidenti ed in altri eventi solo apparentemente casuali... 
Là dove la "costrizione a ripetere" non sarà messa in pratica, a causa di un sopraggiunto blocco emotivo che impedirà al soggetto traumatizzato di interagire con l'ambiente esterno, penserà essa stessa a presentarsi nel corpo del malcapitato sotto forma di sofferenze morali, di sintomi fisici, di dolori psicosomatici e di malattie vere e proprie... 
"ODETTE"  -   2011
RYAN PICKART
Così, la ragazzina con, alle spalle, una storia di abuso sessuale, subito durante l'infanzia o durante l'adolescenza, cercherà di proporsi come spogliarellista, di esibirsi in pubblico come "cubista" o come ballerina di "lap dance", di reinventarsi nuovamente "prostituta" agli occhi degli uomini, oppure, al contrario, potrà trovarsi a fare esperienza degli effetti del suo trauma attraverso sintomi fisici e malattie, angoscia, ansia e depressione, che la costringeranno ad isolarsi dal mondo, a rifiutare l'interazione con l'ambiente circostante, a chiudersi all'amicizia ed all'amore...
Comportamenti potenti, pericolosi, irresistibili, difficili da evitare anche per chi li studia... 
Dinamiche poco conosciute...
Argute strategie di sopravvivenza che, nel corso dei secoli, abbiamo selezionato inconsapevolmente ritenendole storicamente vantaggiose per la perpetuazione della nostra specie?
Disperati tentativi di portare a compimento azioni vitali lasciate incompiute nel tempo?
Di perfezionarci attraverso l'autocorrezione? 
Di apprendere definitivamente  lezioni basilari che non abbiamo ancora appreso?
Di ripristinare un ordine primitivo, un equilibrio originario, un'ideale armonia familiare dove figli, genitori, zii e nonni si guardino nuovamente nel loro giusto ruolo? 
Dove non ci sia l'abuso, l'incesto, il segreto?
Sguardi di fedeltà e "d'incanto" su eventi penosi appartenuti alla vita dei nostri avi, anime antiche solo apparentemente perse nella notte dei tempi?
"Irretimenti" nei quali ci identifichiamo talmente con un personaggio appartenuto al passato del nostro sistema familiare da voler rievocare inconsapevolmente gli anniversari dei suoi eventi traumatici e da volerlo inconsciamente seguire nel destino avverso, nel dolore e nella morte? 
Tutto questo ed altro ancora è la "costrizione a ripetere", struggente automatismo compulsivo dove la deliberazione conscia ha un ruolo del tutto marginale...
"ROS RUM"   (ROSE BED)
RYAN PICKART

venerdì 30 ottobre 2015

"COME TI CHIAMI?"


DICIOTTESIMO SCRITTO SUL TEMA

MI VENGONO INCONTRO DAL PASSATO... TENDENDOMI LA MANO...



IL NOME E' LA BASE DELLA NOSTRA IDENTITA'

IL ROMANZO FAMILIARE CHE E' RACCHIUSO NEL MIO NOME...

"TUTTO QUEL CHE SI E' PERDUTO, RITORNA..."
diceva SIGMUND FREUD 
nel "L'INTERPRETAZIONE DEI SOGNI"...


Quando enunciamo il nostro nome ed il nostro cognome, in risposta alla domanda "Come ti chiami?", decliniamo anche la nostra identità... ci presentiamo già in tutto e per tutto... geograficamente, socialmente, culturalmente, nella nostra adesione etnica ed in quella religiosa...
Spesso non ne abbiamo coscienza, ma il nostro nome ed il nostro cognome ci annunciano come potenziali amici o come potenziali avversari, come "appartenenti" o come "esclusi", come gente del luogo o come forestieri sconosciuti da guardare con sospetto... ci includono o ci escludono in partenza da un gruppo...
"Sei "di qui" o sei "di fuori"?
"Sei "uno dei nostri" o sei "uno straniero"? 
"Un potenziale nemico?"
"Il discendente di un nemico?"
Nel pronunciare il nostro nome ed il nostro cognome si dà per sottinteso che, nel giro di poco tempo, si saprà anche in quale epoca siamo nati, dove siamo nati e da chi...
"Da dove vieni?"
"Che lingua parli?"
"Chi è tuo padre?" "Che lavoro fa?"
"A quale razza appartieni?"
"A quale religione?"
"A quale livello sociale?"
"Qual'è la tua cultura?" "Le tue tradizioni?"
Il nome ed il cognome dicono già tutto questo.. ed anche molto di più...
Il cognome che ci è stato trasmesso proviene dal passato ed indica, nella nostra cultura patriarcale, il rapporto con gli antenati del ramo paterno...
L'uomo dà il suo cognome alla donna che sposa e lo passa, poi, ai figli da lei partoriti per riconoscerli come propri, per dichiarare che sono nati legittimamente da lui.. e che, quindi, appartengono alla sua famiglia...
L'importanza del cognome, nella maggior parte delle culture e delle civiltà di tutti i tempi, è legata al figlio maschio che garantisce, o per lo meno dovrebbe garantire, nelle aspettative del padre e della madre, la sopravvivenza del cognome stesso e della stirpe.
L'inconscio familiare, anche quello dei giorni nostri, si augura sempre un figlio maschio e la continuazione del patronimico, anche se l'uguaglianza fra uomini e donne è oramai di legge...
" FAR AWAY "
SOPHIE GENGEMBRE ANDERSON

PARIGI 1823 - FALMOUTH 1903
Figlia di un architetto parigino e di madre inglese,
per sfuggire alla Rivoluzione del 1848,
 si trasferì, con la famiglia, negli Stati Uniti d'America,
dove conobbe e sposò il pittore britannico Anderson...
Nel 1854 la troviamo a Londra... nel 1858 a New York...
nel 1863 definitivamente a Londra...
molto vicina al movimento dei "Preraffaelliti"...
Nel periodo in cui sono nata io, alcune famiglie, seguendo la scelta della tradizione, assegnavano ai figli, in particolar modo al maggiore, due o tre nomi tra quelli appartenuti ai membri delle precedenti generazioni: di rigore quello dei nonni o delle nonne, quello degli zii o delle zie, che, il più delle volte, erano anche padrini o madrine di battesimo... ma anche quello in memoria di chi era scomparso prematuramente... fratello del nonno o della nonna, del padre, della madre o del soggetto stesso... bambini morti infanti, soldati deceduti sul campo di battaglia, giovani scomparsi in circostanza tragica, ragazze fulminate da improvvisa malattia...
A me, primogenita, vennero assegnati tre nomi di battesimo, il secondo dei quali composto da due nomi, per cui doppio...
Ben quattro personaggi, senza contare quelli contenuti nel cognome che rappresenta tutta quanta la famiglia di origine di mio padre, convivono nell'identità che i miei genitori mi hanno assegnato...
Questa, almeno, l'apparenza... perché, scavando un poco, troviamo, subito, un'altra memoria evocata ma nascosta, un ricordo "mascherato", un nome segreto, trasposto dal maschile al femminile, messo appena in evidenza dal diminutivo con il quale, soprattutto da piccola, mi si chiamava in famiglia...
Cinque, dunque, le persone della mia ascendenza di origine, tutte ormai scomparse, che io menziono nel presentarmi agli altri...
Ma... che dico... cinque...?! 
Molte, molte di più... perché questi nomi che, attraverso nonni e zie, sono rimbalzati fino a me, provenivano da lontano... 
Erano nomi appartenuti a precedenti generazioni, quelle dei bisnonni e dei trisnonni, che, a loro volta, avevano ricevuto in dono il compito di perpetuare quelle precise, particolari identità dalle generazioni che, prima ancora nel tempo, avevano preceduto le loro...
Il nome o i nomi che sono stati scelti appositamente per noi, indicano, in questo caso, in onore di quale nonna o di quale nonno, di quale zia o di quale prozio ha preso il via la nostra identità...
Non è cosa facile "prendere il posto di"...
A volte, è cosa che "segna"...
Esseri invisibili, ma non per questo assenti, i nostri antenati sono intorno e dentro di noi... Ci guidano e ci governano... Trasmettono gli avvenimenti difficili della loro vita alla nostra generazione... Passano a noi i loro traumi irrisolti, le loro malattie, i loro incidenti, i malesseri ed i decessi...
Socrate li chiamava "dàimonos", "démoni"... esseri intermedi fra l'uomo e la divinità.... "voci interiori".... "potenze ispiratrici" della nostra coscienza.... "passioni benigne o maligne" le cui origini si perdono nelle notti di altri tempi, ma che riemergono, forti, con l'alba della nostra nuova vita.... "guide divine" che ci assistono, ci consigliano, influenzano le nostre scelte, le nostre decisioni.... "geni familiari".... "buoni diavoli" che ci bloccano e ci costringono a ritornare sui nostri passi quando stiamo per commettere uno sbaglio... "spiriti guida" che, molte volte, decidono, al posto nostro, l'esito di determinate situazioni della nostra esistenza....
Sigmund Freud li chiamava "revenants", "coloro che ritornano"...
Sant'Agostino.... Françoise Dolto.... Osho.... parlavano di "invisibili" presenti tutt'intorno a noi...
Il mio nome di battesimo non contiene certo un solo "dàimon"... 
Molti i "personaggi" che "si ripresentano", che "ridiventano", che "riacquisiscono uno stato" all'interno della mia identità... in un eterno ritorno che ammette alterne vicende di formazione e di distruzione, di passaggio e di restituzione...
Il mio primo nome di figlia maggiore, Giuseppina, voluto espressamente da mio padre per me, sottolinea, apparentemente, soltanto il legame con la mia nonna paterna, primogenita anch'essa della sua famiglia di appartenenza... 
In realtà, il nome richiama anche altre forti presenze di sesso opposto al mio... 
Il padre della nonna, il suo primo padre, quello vero, si chiamava anch'esso Giuseppe ed era morto improvvisamente, nel giro di pochi giorni e giovanissimo, quando lei aveva soltanto due anni di età... 
Un'anima da "richiamare", quindi...
Non è tutto...
Il nome della nonna veniva abbreviato, da sempre, in "Pina".
Il mio, invece, venne abbreviato, da mia madre, in "Beppina" e, più che la nonna ed il suo sfortunato padre, iniziò subito ad "evocare" un mio prozio materno detto anch'esso "Bèppi", all'anagrafe Giuseppe Luca, morto per mano di un sottufficiale tedesco, nel settembre del 1944, in circostanze mai del tutto chiarite, alla stessa, identica ora, nello stesso giorno e nello stesso mese nei quali, poi, sarei venuta alla luce io, otto anni dopo...
Quando i fatti sono di una tal portata... e, in più, rimangono lì, come ferite aperte, irrisolti, nel dormi-veglia di una forzata dimenticanza...  e vengono anche nascosti nel "buco nero" del "non-detto" perché fanno troppo male... si può star certi che, nella generazione successiva, un discendente si farà carico di ricordarli ampiamente, con una data, un nome, un dolore morale, una malattia, un incidente... il più delle volte senza nemmeno essere al corrente degli avvenimenti in questione...
"Ciò che viene taciuto in una prima generazione... in una seconda lo si griderà con il corpo..." diceva Françoise Dolto, psicoterapeuta familiare francese di formazione freudiana...
Mio padre pensava di avermi legato a sua madre chiamandomi Giuseppina...
Mia madre, anche se ad un livello del tutto inconscio, aveva voluto ricordarsi di suo zio, scomparso in modo così inatteso, prematuro, violento...
Mio padre adorava la sua mamma, intelligente, ambiziosa, forte e decisa, nonostante tutto... e mia madre, in egual misura, amava, apprezzava e stimava questo suo sfortunato zio, rimasto vedovo all'età di trentanove anni, dopo soli sei anni di matrimonio, con una bimba ancora piccola da crescere... eppure, anche lui, così attivo, così aperto, così arguto... un uomo pieno di interessi e di passioni che portava avanti in modo energico e vitale...
Tanto è "pesante" il "senso" del mio primo nome di battesimo, a me, comunque, molto, molto caro, quanto è leggera la storia legata al mio secondo nome, Annalisa...
Sono molto affezionata a questa mia identità del tutto femminile... 
La sento veramente mia...
Anna era il nome di una mia zia paterna e, al contempo, di una  mia bisnonna paterna che aveva passato il suo nome a questa zia e, attraverso di lei, a molte altre pronipoti  della sua discendenza familiare, tra le quali, appunto, anche se in modo secondario, sono compresa anch'io...
Lisa era il nome di una mia prozia materna, Elisabetta Maria, detta Lisetta e di una mia trisnonna, Elisabetta, detta "Zabetta", che le aveva passato il nome...
Annalisa mi riporta ricordi paterni e materni insieme... 
Riunisce e "mescola" simbolicamente le mie due famiglie d'origine e, proprio per questo motivo, sembra darmi forza...
Inoltre è l'unico, tra i  miei nomi, a non essere trasposto dal maschile... l'unico pensato appositamente per una donna... 
I test  kinesiologici, eseguiti dal mio fisioterapista unendo movimento e parola, lo danno come un buon nome per me...
Giovanna, infine, il mio terzo ed ultimo nome, è stato espressamente voluto, per me, dalla mia amatissima nonna materna, in onore sia di suo padre Giovanni, che di suo marito Giovanni Adolfo...
Quante volte le donne innamorate del proprio padre ricercano e sposano, spesso senza neppur rendersene conto, uomini che portano lo stesso, identico nome di battesimo che era appartenuto alla tanto amata figura genitoriale di riferimento...
Sono venuta anche a sapere che una sorella del mio papà, la maggiore tra le sorelle ed anche la primogenita della famiglia, di solito molto ascoltata da tutti quanti, aveva voluto assistere, quale rappresentante  di mio padre e di tutto il suo sistema familiare, al primo parto di mia madre, quello che mi ha portato al mondo, cercando insistentemente, al momento della mia nascita, di proporre, per me, il nome di Daniela, in onore del missionario limonese Daniele Comboni, oggi Santo, che, in quell'anno, veniva festeggiato...
Voleva mettermi sotto la protezione di una "santa guida"... oppure voleva, in un certo qual modo, allontanarmi, stornarmi, escludermi dalle "eredità familiari"... visto che tra lei e mia madre non correva buon sangue...?
Il destino non la ascoltò.. e mia mamma neppure...
Certo che tutti questi nomi trasposti dal maschile al femminile... Giuseppe che diviene Giuseppina, Giovanni che diventa Giovanna, Daniele che avrebbe dovuto divenire Daniela... fanno pensare che l'inconscio di mia madre, quello della nonna e quello della zia e, a questo punto, quello dell'intero gruppo familiare materno e paterno insieme, fosse decisamente attratto da un figlio primogenito maschio e non da una femmina...
"Auguri e figli maschi!!!" si gridava, un tempo, ai novelli sposi...
Le "parole forti" del passato producono ancor'oggi i loro "sorprendenti" effetti... 

giovedì 15 ottobre 2015

L'ALTRA FACCIA DELL'AMORE


DICIASSETTESIMO SCRITTO SUL TEMA

MI VENGONO INCONTRO DAL PASSATO.. TENDENDOMI LA MANO..




L'ODIO E' SOLTANTO L'ALTRA FACCIA DELL'AMORE...

PROVIAMO AD USARE IL LINGUAGGIO COME FOSSE UNA TERAPIA...

Ci sono parole da pronunciare per vivere meglio...
Spesso hanno il sapore arcaico dei tempi passati...
"Ti prego... Per favore... Grazie... Mi metto al posto tuo... Sono anch'io come te... Sì... Ti voglio bene..." 
Quando desideriamo chiarire un malinteso... risolvere un conflitto... guarire una malattia... riconciliarci con qualcuno dopo una lite... proviamo a rivolgerle, con rispetto e sincerità, all'amico, al compagno di banco, al collega di lavoro, al fratello, al cugino, al fidanzato, al marito che vogliamo riconquistare...
Scegliamo il momento giusto e guardiamolo diritto negli occhi...
"Mi dispiace... Forse ho preteso troppo da te.. più di quanto tu potessi darmi.. più di quanto tu potessi sopportare... Ti prego... Lascia che io ora ti riprenda così come sei... Non sono migliore di te... Ho sbagliato anch'io.. ma ti ho anche voluto molto bene.. e.. per questo oggi sto così male... 
Se, in questo momento, le nostre menti sono in rotta fra di loro.. non lo sono, di certo, i nostri cuori e le nostre anime... Se, un giorno, ci siamo incontrati, conosciuti e scelti.. non è stato per caso... Per favore... troviamo una buona soluzione!" 
L'odio è soltanto l'altra faccia dell'amore...
Quando una persona viene ferita... si esprime con odio... ma, con l'odio, perde proprio quello che, in realtà, avrebbe voluto avere... l'amore...
Odiando, si chiude, da sola, la strada verso la felicità...
Il contrario dell'amore non è l'odio...
Il contrario dell'amore è l'indifferenza...
Se non si soffre più... il rapporto è finito, sia esso d'amicizia, di lavoro o d'amore...
Se, invece, c'è ancora sofferenza... ci sono buone possibilità di riconciliazione...
Se si sta ancora male... vuol dire che si è disposti ad impegnarsi, a volere, a desiderare...
"GLI AMANTI - SERA D'AUTUNNO - IDILLIO SULLA PASSERELLA"  -  1888
EMILE FRIANT  (1863-1932)


Se il conflitto è strettamente di coppia e ci sono figli... ci dobbiamo mettere ancora più impegno...
"Dentro i nostri figli, noi due saremo sempre uniti..." 
"Tu sei il padre dei nostri figli... L'unico giusto!
Non potrà mai esistere un padre migliore di te, per loro!"
"Io sono la madre dei nostri figli... L'unica giusta!
Non potrà mai esistere una madre migliore di me, per loro!"
Perché i bambini stiano bene... la madre deve riuscire ad accettare e a rispettare il padre, sempre... il padre deve riuscire ad accettare e a rispettare la madre, sempre...
Se, viceversa, si rifiutano e si disprezzano a vicenda... inevitabilmente sarà come se rifiutassero e disprezzassero anche i figli...
Il dolore che implica un rifiuto o un disprezzo ha un effetto deleterio, devastante e rende deboli... 
I bambini non tollerano che "i genitori che sono in loro" non vengano rispettati...
I figli devono poter amare, allo stesso modo, padre e madre...
"Mamma... non essere risentita con noi se amiamo il papà quanto amiamo te..."
"Papà... non dispiacerti se amiamo la mamma quanto amiamo te..."
"Siamo contenti che vi siate incontrati, conosciuti e scelti, perché ci avete dato la possibilità di venire al mondo..."
"LA PICCOLA BARCA"  -  1895
EMILE FRIANT (1863-1932)




giovedì 8 ottobre 2015

L'INCONSCIO FAMILIARE


SEDICESIMO SCRITTO SUL TEMA

MI VENGONO INCONTRO DAL PASSATO.. TENDENDOMI LA MANO..


L'INCONSCIO FAMILIARE... UN MONDO INVISIBILE E SCONOSCIUTO CHE TUTTAVIA LA NOSTRA ANIMA CONOSCE FIN NEI MINIMI DETTAGLI...


Esiste un inconscio comune a tutta la nostra famiglia di appartenenza con il quale ognuno di noi, il più delle volte senza rendersene conto, è in continuo contatto e che, durante il sonno, può manifestarsi in modo evidente nei sogni, condivisi, in alcuni casi del tutto particolari, da più familiari contemporaneamente, anche se geograficamente molto lontani fra di loro...
Penso che questo possa già bastare a spiegare, per fare un esempio conosciuto, il fatto che si è verificato e che si sta ancora riproponendo ai discendenti dei morti dell'Andrea Doria, nave da crociera che, agli inizi degli Anni Cinquanta del Novecento, quando io sono nata, era considerata la più bella e la più lussuosa imbarcazione del mondo, degna erede dei transatlantici degli Anni Trenta e punto di orgoglio del nostro Paese che voleva, a tutti i costi, ricostruire il proprio prestigio dopo la Seconda Guerra Mondiale...
Il 25 di luglio del 1956, nel mezzo della notte, mentre l'Andrea Doria naufragava al largo delle coste del Massachusetts, molti parenti delle vittime, a Roma e nei dintorni, fecero un sogno nel quale vedevano i loro cari urlare ed invocare aiuto in balia delle onde dell'oceano Atlantico...
Esistono testimonianze secondo le quali, anche a distanza di parecchi anni dal fatto ed in modo più frequente nella stagione estiva, periodo del triste anniversario, durante la notte quel sogno si ripropose, praticamente identico, nei figli, nei nipoti e persino nei pronipoti delle vittime, alcuni dei quali non sapevano assolutamente nulla della tragedia alla quale, in tempi ormai trascorsi, erano andati incontro i loro avi...
Le sfortunate persone che, partite per una vacanza di piacere, hanno, invece, perso la vita nella sciagura dell'Andrea Doria, evidentemente, hanno lasciato "in eredità", ai loro consanguinei, tracce indelebili degli ultimi tragici istanti della loro esistenza... di quegli istanti terribili che hanno preceduto, di poco, il momento del loro decesso... istanti trascorsi nella disperata ricerca di una salvezza che, invece, non voleva arrivare... nel lacerante grido di aiuto di chi non vuole morire... grido che è riecheggiato fino al di là dell'oceano, a Roma,  coprendo enormi distanze..... rimbombando e rimbalzando, poi, di generazione in generazione, nella "coscienza" del gruppo familiare di sua appartenenza, ben impresso nel DNA della stirpe, deciso a non farsi dimenticare....
"SULLA SPIAGGIA"
CHARLES GARABED ATAMIAN  

(ISTAMBUL - IMPERO OTTOMANO 1872   -   PARIGI - FRANCIA 1947)


Un poco come è successo con la catastrofe del diluvio universale, il cui ricordo è ancora presente e vivo in tutti quanti noi... memoria lontanissima e sommersa, condivisa da tutte le popolazioni del pianeta... eco che l'inconscio collettivo ancestrale, quello comune a tutta quanta l'umanità, ci ha lasciato in successione... e che, spesso, compare nei sogni di persone fra loro lontanissime, che hanno conservato la memoria di queste terrificanti alluvioni da epoche indubbiamente precristiane... un poco come si conserva il ricordo di una vecchia calamità di famiglia, tramandata fino a noi, di generazione in generazione, dagli antenati di un tempo nel quale il riecheggiare angosciante del fatto era realtà ancora vivissima...
L'inconscio familiare è, in un certo qual modo, un grande essere vivente... un essere completo in sé e per sé, autoregolato da leggi proprie che gli permettono un continuo rinnovamento...
La sua memoria è un serbatoio immenso... pressoché inconcepibile... una enorme "banca dati" che comprende tutto il passato del nostro sistema familiare, fin dall'alba antica delle sue origini... una sorta di "piastra di registrazione" sulla quale sono stati iscritti gli eventi che sono accaduti a tutti quanti i membri della nostra ascendenza, nessuno escluso...  nastro di un film sul quale sono riportate, in modo preciso e minuzioso, le memorie di tutti i familiari che ci hanno preceduto... gigantesca videocassetta... enorme biblioteca... infinito archivio di famiglia con migliaia e migliaia di stanze... memoria globale, assoluta... fedele "campo di risonanza" che contiene in sé un'infinità inconcepibile di ricordi personali su tutto ciò che, in passato, abbiamo vissuto... anche quando avevamo altri nomi di battesimo...
Non è facile aver accesso a questo elemento sottile... a questa "grande anima" di famiglia... e, qualora lo si riesca a fare, bisogna ricordarsi di vivere questa realtà come fosse una "missione speciale", un "compito sacro" al quale ci si può avvicinare e dedicare solo con infinito rispetto e sentita gratitudine... inchinandoci sempre davanti a tutto ciò che si ostina a rimanere segreto, che non vuole venire alla luce...
Contattare questa nostra preesistenza nei panni di chi ci ha preceduto nel tempo, non è come entrare in una biblioteca qualsiasi...
Questo favoloso tesoro rimane, per la maggior parte delle persone, una realtà sempre un po' avvolta nel mistero... Molti, tra di noi, non ne hanno neppure coscienza... Eppure ci appartiene, è nostro, interagisce continuamente con noi tutti, anche con chi si rifiuta di vederlo... ed il suo ruolo è essenziale...
I "sensitivi", quelli autentici, quelli seri, quelli che sanno "servire" se stessi e gli altri con rispetto e senza egoismo alcuno, attingono, nella maggior parte dei casi, proprio a questa memoria, fantastico "pozzo di San Patrizio" che risponde ad una logica alla quale la nostra intelligenza non ha ancora del tutto aderito... inesauribile fonte di conoscenza che, ad un livello ufficiale, non è neppure riconosciuta dalla scienza...
I mistici di tutti i tempi ci hanno insegnato che il concetto di "passato" è del tutto illusorio...
Un fatto successo molti anni fa ad un membro della nostra famiglia di origine, può essere presente ancor'oggi nella nostra vita quotidiana, vivo e partecipe come allora...
Anche gli scienziati, naturalmente, si sono sempre interrogati e si interrogano tutt'oggi su questa "simultaneità"... su questo "eterno presente"... troppo difficile da capire, forse, ma che, a noi tutti, in particolari momenti della vita, è sembrato, per lo meno, di percepire...

mercoledì 30 settembre 2015

IL PERCORSO DI VITA DI MARC CHAGALL


UNDICESIMO SCRITTO SUL TEMA

PAGHIAMO PEGNO AL PASSATO.. FINCHE' NON SI E' CANCELLATO IL DEBITO..




LA NOSTALGIA DELLA PERDUTA TERRA MADRE

NELLA PITTURA FIABESCA DI MARC CHAGALL


I bambini i cui genitori sono emigrati, fuggiti, rimasti senza una patria... sentono un fortissimo, malinconico richiamo verso il paese lasciato dal padre o dalla madre e, ancor più dei loro genitori ed in modo più forte se non conoscono affatto il luogo di provenienza che appartiene loro, soffrono, si rattristano, si tormentano, proprio in base a questo motivo, fin nelle profondità del loro esistere...
La nostalgia per la propria terra madre... la spinta a ritornare al proprio paese natale, anche se si manifestano ad un livello del tutto inconscio, sono così intense e struggenti che, in molti casi, riescono a trasformare il dispiacere in malattia... a meno che non si arrivi a prender coscienza del fatto e a sublimarlo portandolo all'esterno, magari attraverso un'attività creativa... come la pittura...
"IL PITTORE DELLA LUNA"  -  1917
MARC CHAGALL  (1887-1985)

In Marc Chagall troviamo l'esempio convincente di un uomo geniale che, deciso a non lasciarsi prendere nella rete della nostalgia e del ricordo amaro delle sue perdute origini, cerca, con la forza del cuore, di esorcizzare, attraverso centinaia di dipinti, sculture, opere in ceramica ed in vetro, murales e mosaici... dai bellissimi colori carichi, energici, immediati, liberi e brillanti... le conseguenze del suo "essere senza patria"...
"I FIDANZATI DELLA TOUR EIFFEL"  -  1913
MARC CHAGALL
VITEBSK (IMPERO RUSSO) 7 LUGLIO 1887
SAINT-PAUL-DE-VANCE (FRANCIA) 28 MARZO 1985

Nei suoi tre diversi nomi, quello ebraico, quello russo e quello francese... è già riassunto il suo complicato percorso di vita...
Le sue origini ebraiche chassidiche ce lo descrivono come Moishe Segal...
Segal era un cognome tradizionale levita... una sigla... un acronimo per "assistente levita", "aiutante del rabbino", "braccio destro del sacerdote"...
Mark Zacharovic Sagalov, abbreviato in Sagal, ci dà la sua successiva identità... quella russa...
Marc Chagall, infine, la trascrizione francese, ci fornisce il suo terzo profilo...
Tre diversi nomi... tre diverse patrie... tre matrici, tre essenze... tre "dolori del ritorno"... che esploderanno con forza nelle sue opere... anche se quella ebraica chassidica, delle sue avite origini di appartenenza, resterà sempre la sua natura dominante... la prima fra tutte, quella che avrà il predominio sulle altre...
"AMANTI"  -  1950
MARC CHAGALL

Il movimento degli ebrei chassidici, al quale apparteneva, da diverse generazioni, la famiglia Segal, si distingueva, all'interno dell'ebraismo tradizionale, per il grande entusiasmo, l'allegria, il fervore, l'uso della musica, del canto, della danza..... per il voler vedere le meraviglie di Dio nei piacevoli benefici che ci provengono dalla vita terrena, nelle piccole gioie sensoriali, nei minimi aspetti del comune vivere quotidiano..... per l'interpretazione solare, creativa, originale, soggettiva... dei sacri testi biblici..... per l'uso colorito delle parabole, delle favole, delle leggende, delle fiabe, dei racconti popolari tramandati, di generazione in generazione, con una fantasia, una ricchezza di dettagli, un movimento eccezionali... con un simbolismo ed una lirica del tutto particolari..... per l'insistenza nel privilegiare la percezione soggettiva ed il rapporto diretto dell'individuo con Dio, scavalcando la mediazione, a volte limitante, del rabbino.....
"IL CIRCO BLU"  -  1952
MARC CHAGALL

Gli innamorati sospesi fra il cielo e la terra... gli amanti che si abbracciano... il violinista, con la redingote viola aperta a forbice e le scarpe scompagnate, che suona, sopra i tetti delle case la sua dolcissima, struggente melodia... la contadina che, con la mano sinistra, quella del cuore, indica il figlio che porta in grembo... il suonatore di flauto che scende dal cielo a testa in giù... il mercante di bestiame seduto sul carro che, con la mano, alza il frustino sul tiro... il caprone blu, viola e bianco, dallo sguardo grave e profondo, accosciato sul carro diretto al mercato per essere venduto..... la cavalla incinta dall'occhio consapevole, il peso del giogo sul collo e, nel ventre, sdraiato a pancia all'insù, rosa tenue, perfetto, il suo cavallino già pronto a vedere la luce..... il gatto giallo dal volto troppo umano.... il cavallo fulvo che vola nel buio della notte, reggendo il chiarore di un candelabro acceso.... la luna semicoperta da un'eclissi.... la vecchia pendola sempre un poco sbilenca e fuori posto, che ondeggia irraggiungibile, piovuta dalle estreme regioni del tempo.... le case di legno che lievitano come nuvole, in un paese senza forza di gravità..... le mucche, le caprette, gli agnelli, gli asini, i maialini... i pesci, i galli, le gru... le volpi... gli angeli, i rabbini, gli sposi, i musicisti, gli acrobati... le staccionate, i mazzi di fiori, i ventagli, le trombe, i tamburelli, le tavolozze, i tetti delle case, i baldacchini... sono tutte "piccole grandi cose" abitate da Dio che gli derivano dalla mistica chassidica della sua infanzia...
"LA CAVALLERIZZA"  -   1931
MARC CHAGALL

"...C'è un solo colore che dona senso all'arte ed alla vita stessa. Il colore dell'amore..." ripeteva Marc Chagall... "Se creo qualcosa usando il cuore, molto facilmente funzionerà.." continuava...
"NEVE SULLA CHIESA"  -  1927
MARC CHAGALL

Il 7 di luglio del 1887, giorno della nascita di Moishe Segal,
il villaggio di Vitebsk (allora Impero Russo, oggi Bielorussia)
dove la sua famiglia viveva le tristi condizioni degli ebrei russi sotto il dominio degli zar, venne attaccato con ferocia dai cosacchi e la sinagoga data, con spregio, alle fiamme...
"Io sono nato morto!" era solito ripetere Marc Chagall
nel rievocare le proprie origini...
"Mia.. ora.. è soltanto la patria dell'anima...
Non vi sono case:
furono distrutte durante la mia infanzia...
I loro inquilini volano ancora nell'aria...
...vivono tutti nella mia anima..."

Con, alle spalle, le terribili persecuzioni subite dal suo popolo nel corso della storia... vittima lui stesso della politica discriminatoria dello zar di Russia nei confronti degli ebrei... nel maggio del 1941, durante la Seconda Guerra Mondiale, Marc Chagall sarà costretto a lasciare anche la Francia per sfuggire ai rastrellamenti nazisti.....

venerdì 25 settembre 2015

IL GIORNO DEL COMPLEANNO


QUINDICESIMO SCRITTO SUL TEMA

MI VENGONO INCONTRO DAL PASSATO.. TENDENDOMI LA MANO..


"FIGLIA SOSTITUTIVA"... PORTO IL NOME DI UNO ZIO MORTO ANZITEMPO E SONO NATA NELL'ANNIVERSARIO DELLA SUA MORTE VIOLENTA...


Mercoledì della scorsa settimana, ho festeggiato il mio compleanno, un giorno del tutto speciale per me, impossibile da dimenticare ed anche molto, molto triste, perché coincide con un penoso e mai del tutto chiarito anniversario di famiglia dell'ascendenza genealogica di mia madre...
Io, nel 1954, all'età di un anno e qualche mese,
in una rielaborazione del fotografo

Tita Franzosi di Salò.




Alla stessa, identica ora nella quale io, sessantatré anni or sono, sono venuta al mondo... nello stesso giorno... nello stesso mese... e nello stesso piccolo paese di appartenenza, luogo magico ed incantato affacciato sul lago di Garda, proprio al confine fra la Lombardia ed il Trentino... otto anni prima della mia nascita, già quasi al termine della Seconda Guerra Mondiale, in modo del tutto inatteso e violento, perdeva la vita, colpito al cuore dalla fucilata di un sottufficiale tedesco, lo zio di mia madre, zio che portava il mio stesso nome di battesimo, Giuseppe...
Lo zio Giuseppe Luca, detto Bèpi,
a cavallo fra l'Ottocento ed il Novecento,
in divisa da collegiale, ad Innsbruck, in Austria,
dove studiava insieme al figlio di un illustre politico limonese,
membro del Senato e amico di famiglia.
Erano le ore dodici e trenta minuti del giorno sedici settembre del 1944, anno di sangue per Limone sul Garda...
Un soldato tedesco, alloggiato, da tempo, presso l'albergo del quale lo zio materno era proprietario, ritornato da una missione che lo aveva portato fino in Piemonte, stava, a suo dire, ripulendo le armi su di un grande terrazzo dal quale si scorgeva, situata più in basso, la porta d'ingresso della sala da pranzo, dove il mio prozio stava servendo, di persona, i suoi clienti... non più turisti stranieri, come un tempo, ma ufficiali e sottufficiali tedeschi che, dall'undici settembre del 1943, cioè da più di un anno a quella parte, avevano requisito l'albergo per alloggiarvisi... 
Terminato di servire in tavola, lo zio era solito uscire dalla sala per rilassarsi, solo per un attimo, fra il verde dei suoi pergolati...
Fu in quell'attimo che, dal fucile, ancora carico, del sottufficiale tedesco, inavvertitamente, o, per lo meno, così fu, da lui stesso, riferito, partì un colpo mortale che colse lo zio in pieno petto, proprio all'altezza del cuore...
Portato, immediatamente, all'ospedale di Riva del Garda, solo dieci chilometri a nord di Limone, con l'unica auto di servizio pubblico esistente in paese, di stanza proprio davanti al suo albergo, nonostante il pronto intervento chirurgico, Giuseppe esalò il suo ultimo respiro. 
Sconvolto, perplesso ed impotente il fratello minore che lo accompagnava, fratello che poi, esattamente otto anni dopo, sarebbe divenuto mio nonno... in quella stessa ora, in quello stesso giorno ed in quello stesso mese...
Nel registro dei morti, di fianco alla notifica del decesso, il parroco aggiunse questa frase: "Prima di morire, Giuseppe, chiese che fosse perdonato all'involontario suo uccisore". 
Così riferisce Domenico Fava, studioso di storia e cultura gardesana, nell'interessante, ampio capitolo quindicesimo del grande volume intitolato "Limone sul Garda", capitolo tutto dedicato alle vicende storiche del piccolo borgo dell'Alto lago dove io ed il mio prozio abbiamo avuto i natali, vicende che, partendo dall'Unità d'Italia, arrivano fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale.
Non si seppe mai se lo zio fu vittima di un crimine oppure di un fatale, tragico incidente...
Il dubbio portò con sé la confusione sui volti e nella mente delle persone a lui vicine... e un vuoto incolmabile si aprì nei cuori dei parenti e degli amici più cari. 
Immenso il dolore della giovane figlia, già orfana di madre dall'età di sei anni, che si ostinava, ripetutamente, ad interrogare gli ufficiali tedeschi sull'accaduto, senza riuscire a capacitarsi del fatto. 
Acuta la pena della madre, anziana, ma ancora in grado di capire quello che tutti le volevano nascondere...
Pesante lo sconforto della sorella maggiore...
Senza fine le lacrime del fratello minore...
Unica nipote presente (gli altri due erano al fronte) mia madre, che amava ed ammirava questo suo zio paterno più di qualsiasi altro zio...
Grazie alla sua testimonianza  ho potuto scrivere queste righe.
Ogni volta che la interrogo sull'argomento, sperando di strapparle un qualcosa in più, che mai non arriva... lei muove gli occhi con inquietudine, come chi ha desiderio di chiudere un colloquio troppo spinoso o, forse, semplicemente, troppo penoso...
"Nessuno di noi si era mai accorto che la tua data di nascita coincideva con quella della morte dello zio Bèpi!" mi ripete...
"Dovevi arrivare tu, con i tuoi studi, per scoprirlo!"  sorride con sarcasmo...
"Ma possibile che mai nessuno, in famiglia, se ne fosse accorto?" insisto io... 
"Possibile che nessuno di voi, alla mia nascita, avesse notato una cosa così evidente?"
Tutte le morti improvvise sono difficili da accettare...
Nel caso dello zio, c'è stato un qualcosa in più...
Il normale processo di elaborazione del lutto, ad un certo punto, si dev'essere come interrotto...
L'accettazione, il sollievo dalla sofferenza, la guarigione, il distacco, molto probabilmente stentavano troppo ad arrivare...
La ferita ancora aperta non riusciva , in nessun modo, a cicatrizzare...
Il sistema familiare deve aver dato il via alla ricerca di un conforto da individuare all'interno del contratto di uno o più discendenti, concepiti negli anni successivi al decesso... conforto che consentisse di ridurre il dolore, fornendo, in un qualche modo, la possibilità di "far continuare a vivere" la persona cara, ormai deceduta, attraverso qualcun altro, chiamato a ricordarla, ad "indossare il suo abito", a sostituirla, ad occupare il suo posto... a portare, per anni, in segreto, la sua stessa identità, con tutte le ripercussioni che questo fatto può comportare... evoluzione psicologica frenata, perturbata, deviata... per lo meno finché non si arriva a prender coscienza dell'accaduto... esorcizzando e sublimando il problema.. magari attraverso un'attività creativa...
Figlia del lutto non elaborato, chiamata a ricordare con l'ora, il giorno, il mese della mia data di nascita e, non bastasse questo, anche con il mio nome, il mio prozio materno, personaggio di sesso opposto al mio... morto anzitempo in modo improvviso e violento ed in circostanze mai chiarite... mi sono mossa, fin da piccola, su di un terreno minato, pieno di rischi e di pericoli..... terreno che, fortunatamente, conteneva in sé anche la possibilità di portare a termine il processo di elaborazione del lutto lasciato incompiuto...
All'inizio, la mia, è stata l'innocenza, la fedeltà e la sofferenza di chi non sa trovare la soluzione ad un problema che avverte, ma che non sa bene mettere a fuoco... 
Con il tempo, invece, ho imparato ad accogliere, ad amare e ad onorare questa importante persona del mio passato... a tenerla con me, come fosse "un sigillo sul mio cuore"...
A volte, immagino questo mio antenato davanti a me... 
Lo vedo come era nelle sue fotografie più belle... bambino dall'intelligenza aperta... ragazzo bilingue che adorava la musica e la politica, eternamente in viaggio fra l'Impero austro-ungarico e il Regno d'Italia... ventenne così preso dalla "causa italiana" da arrivare persino a svolgere il rischioso compito di "informatore" presso il Comando della Regia Guardia di Finanza di Limone, posta a vigilare il confine....
Lo vedo giovane innamorato.... sposo affezionatissimo....  padre amorevole e generoso...
"Ti darò tutto il mio rispetto, ora.." gli sussurro... 
"Non avrò nulla da temere..."
"Hai bussato e la mia anima ti ha aperto.."
"Avrai un posto d'onore nel mio cuore.."
"La mia data di nascita perpetuerà il ricordo della tua morte prematura..."
"La tua grande generosità continuerà a vivere in me... La accoglierò come tuo dono "principe" nella mia esistenza... come si accoglie una speciale "benedizione" che porta con sé una forza nuova e benefica, in grado di guarire ogni ferita..."
"Renderò nota la tua triste storia, rimasta nell'ombra, affinché tutto possa ritornare a posto... come era prima..."