domenica 22 novembre 2015

LA LEGGE DEL COMPENSO



TREDICESIMO SCRITTO SUL TEMA

PAGHIAMO PEGNO AL PASSATO..  FINCHE' NON SI E' CANCELLATO IL DEBITO...



I DANNI ANDREBBERO SEMPRE RISARCITI E I CONTI SUFFICIENTEMENTE PAREGGIATI...



QUANDO CI TROVIAMO COSTRETTI A SUBIRE UN TORTO, PER RISTABILIRE UN SUFFICIENTE, SANO EQUILIBRIO FRA NOI CHE SIAMO STATI OFFESI E CHI CI HA OFFESO, DOBBIAMO CERCARE, INSIEME AL NOSTRO DEBITORE, UN MODO SODDISFACENTE PER COMPENSARE IL DANNO CHE LUI HA PERPETRATO NEI NOSTRI CONFRONTI... 
SE QUESTO ATTO RIPARATORE NON VIENE PORTATO A TERMINE E NON VIENE DATO IL VIA AD UN RECIPROCO NUOVO INIZIO, IL RISENTIMENTO COVATO DALLA VITTIMA (O DALLE PERSONE CHE DA LEI DISCENDONO) NEI CONFRONTI DELL'AGGRESSORE DARA' INIZIO AD UNA GUERRA FRATRICIDA CHE FARA' AMMALARE ENTRAMBE LE PARTI IN CAUSA...



DETTAGLIO DELLA PRIMA VERSIONE DE "IL BACIO", 
QUELLA DEL 1859, LA MIA PREFERITA...
FRANCESCO HAYEZ
(VENEZIA, 10 FEBBRAIO 1791  -  MILANO, 21 DICEMBRE 1882)








Se pretendiamo un giusto "risarcimento" da chi ci ha fatto del male, allora la relazione fra le due parti in causa può anche ritornare in ordine, l'equilibrio si può anche ristabilire, il rapporto di eguaglianza può, in un certo qual modo, reinstaurarsi... 
Se, invece, ci riteniamo semplicemente "troppo buoni" in confronto ai "cattivi" e li perdoniamo con disprezzo dall'alto della nostra superiorità, i "cattivi" non potranno più fare nulla per rimettersi alla pari con noi e diventeranno ancora più "cattivi" nei nostri confronti...
Questa è una sana esigenza di compensazione che non va assolutamente confusa con il desiderio di vendetta...
E' una legge universale che esiste sia nel bene che nel male... 
La sperimentiamo tutti i giorni, dentro le mura domestiche, nei rapporti con i nostri familiari, dove, per far regnare l'amore, dobbiamo compensare nel bene... dando all'altro qualcosa di più, ricambiando l'affetto che ci è stato offerto con qualcosa di leggermente superiore... e anche dove, per rimediare al male che ci è stato inflitto, dobbiamo compensare, se pur in modo minimo, nel male... dando all'altro qualcosa di meno ed esigendo un piccolo, soddisfacente risarcimento, magari anche "solo" verbale...

DETTAGLIO DELLA PRIMA VERSIONE DE "IL BACIO" DI FRANCESCO HAYEZ 


Per salvare una relazione fra due parti, marito e moglie, fratello e sorella, amici o compagni di scuola.. bisogna fare veramente molta attenzione al fatto che il "male" che riteniamo di dover infliggere all'altro, sia davvero sempre inferiore al male che ci ha arrecato lui.. pena il riacutizzarsi del conflitto...
Così, se riceveremo un bacio, ne renderemo uno e mezzo... Se riceveremo un torto, ne renderemo solo mezzo... o, meglio, troveremo un giusto modo per compensarlo, per pareggiare i conti, per ristabilire l'ordine, la pace e l'armonia, per riguadagnare fiducia, ma sempre cercando di "andare incontro", non di "dare contro"...

"IL BACIO"  -   PARTICOLARE DELLA PRIMA VERSIONE   -  1859
FRANCESCO HAYEZ

(VENEZIA 1791  -  MILANO 1882)


Questo dare e questo prendere, nel bene come nel male, ricucisce i rapporti, li riallaccia, li rinsalda, li fortifica... 
Chi si ritiene troppo buono e rinuncia ad agire, distrugge la relazione...
All'interno di un rapporto hanno luogo continui scambi... di sostegno fornito o, viceversa, negato nei momenti di crisi, di manifestazioni di assenso o, al contrario, di dissenso, di favori offerti e di favori ricevuti, di prestazioni e di compensi...
Il contributo di ciascuno deve essere assolutamente riconosciuto e ricompensato se si vuole che questo flusso di scambi mantenga il suo giusto equilibrio...
I mancati riconoscimenti portano sempre a malcontenti e a disequilibri...
Tutti quanti noi abbiamo richiamato, almeno una volta, nel corso della nostra esistenza, cercandolo inconsapevolmente nella nostra ascendenza familiare, sia il ruolo della vittima che quello dell'aggressore e sappiamo quanto è difficile cercare di bilanciare debiti e crediti per mantenere in equilibrio il "dare" ed il "ricevere" in una relazione...
E' molto importante, sì, pretendere un piccolo risarcimento da chi ci ha offeso se vogliamo ristabilire un rapporto con lui... però, se esageriamo con le richieste perché ci sentiamo assolutamente nel giusto, allora il male inflitto si tramuta in guerra ed i suoi effetti deleteri si ripercuotono, senza fine, su entrambe le parti in causa e su chi, da loro, discende...
Se questo gioco di equilibri è già così difficile da mettere in pratica all'interno della cerchia dei familiari, dei parenti, dei compagni di scuola e degli amici... figuratevi quanto può diventare difficile trasportato a livello di stati, di popolazioni, di continenti, di umanità tutta intera...
Quasi tutte le nazioni del mondo hanno sperimentato, nel corso dei secoli, sia il ruolo di vittime innocenti sterminate da feroci aggressori, sia il ruolo di feroci aggressori che hanno sterminato vittime innocenti... e tutto quello che, nel passato, non ha trovato soluzione, è ancora vivo, oggi, nel presente... 
Sarebbe bello poter chiedere perdono.....
Ma come è possibile riuscire a risarcire tutti i popoli del pianeta del male che, nel tempo, è stato fatto loro?

"IL BACIO"  -  PRIMA VERSIONE  -  1859
FRANCESCO HAYEZ

(VENEZIA 1791  -  MILANO 1882)

martedì 17 novembre 2015

DEBITI DI FAMIGLIA




VENTESIMO SCRITTO SUL TEMA

MI VENGONO INCONTRO DAL PASSATO... TENDENDOMI LA MANO...





SE NON RENDIAMO GIUSTIZIA AI "FANTASMI" DEL PASSATO, CI TROVEREMO A DOVER COLTIVARE, NEL FUTURO, RISENTIMENTI CHE CI TORMENTERANNO E CI MINERANNO DAL PUNTO DI VISTA DELLA SALUTE, FINO A PORTARCI AL CANCRO ED ALLA MORTE...



"Così continuiamo a remare, barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato..."
scriveva Francis Scott Fitzgerald ne "Il Grande Gatsby"..


MARIA, UNA MIA PROZIA MATERNA, ALL'ETA' DI VENTISETTE ANNI,
CON IL SUO PRIMO ED UNICO FIGLIO RUGGERO, TRE ANNI...
GEO, NATO IL 9 DI GENNAIO DEL 1923, ANNO DI NASCITA DI MIA MADRE,
MORIRA', ADOLESCENTE, IL 13 DI NOVEMBRE DEL 1937...
 LA SUA NONNA MATERNA, ROSA, ALLA QUALE ERA MOLTO LEGATO,
 ERA NATA UN 13 DI NOVEMBRE...
TORINO  -  1926


Tutti portiamo, dentro noi stessi, nascoste nelle profondità del nostro inconscio, delle "cripte" sotterranee che accolgono le "tombe" e le "reliquie" dei nostri antenati "mal sepolti", "cripte" che conservano, ancora intatti, i "martiri" di famiglia ai quali il nostro "santuario" è dedicato...
Sono ragazzi morti prematuramente, uomini sotterrati insieme ad un segreto indicibile, familiari sterminati per motivi etnici o religiosi, donne alle quali è stata rifiutata l'appartenenza, ragazze che hanno rinunciato a vivere in seguito ad un grave dispiacere, giovinette morte nel dare alla luce un figlio, neonati sepolti a pochi mesi di vita...

GEO, CUGINO DI PRIMO GRADO DI MIA MADRE E SUO COETANEO,
MORTO PREMATURAMENTE, A SOLI QUATTORDICI ANNI DI ETA'...
SUA MADRE, MARIA, SORELLA MINORE DELLA MIA NONNA MATERNA,
ERA STATA ANCHE "IL PRIMO AMORE" DEL MARITO DI MIA NONNA...
INOLTRE, ERA CUGINA DI PRIMO GRADO DI MIO NONNO PATERNO...
COLLEGATI CON TRE DEI MIEI QUATTRO NONNI,
 MARIA E GEO SONO MOLTO IMPORTANTI PER ME..
TORINO  -  1930 circa

Tutti aspettano di essere "visti", ricordati, onorati, accolti e di poter finalmente ottenere giustizia...
Bussano finché non ricevono il loro giusto posto, il meritato rispetto...
Vogliono che sia resa nota l'ingiustizia che loro hanno dovuto subire e desiderano che tutto ritorni a posto come era prima...
Chiedono soltanto di essere ascoltati con amore, per potersene, poi, "andare in pace" a dare forza ai viventi, a consigliarli, a proteggerli, a liberarli nel panico, a guarirli nella malattia...

RUGGERO, DETTO GEO, FIGLIO DELLA MIA PROZIA MATERNA MARIA,  
A TORINO, NEL NOVEMBRE DEL 1936...
ANCORA DODICI MESI DI VITA... PRIMA DEL 13 DI NOVEMBRE DEL 1937...
GIORNO DEL SUO PREMATURO ED INATTESO DECESSO...

Sono "anime in pena" che hanno subito gravi traumi e che, spesso, non hanno neppure coscienza di appartenere al "regno dei morti"...
Pensiamo a tutte le persone che sono decedute durante una guerra: vittime dei proiettili, del gas, della tortura, del fuoco, della fame, del freddo, del morbo, della prigionia...

ELISABETTA MARIA, UNA MIA PROZIA MATERNA, 
CON IL PICCOLO ALDO, SUO PRIMO ED UNICO FIGLIO...
LISETTA, RIMASTA VEDOVA NEL LUGLIO DEL 1918,
 DOPO SOLI CINQUE ANNI DI MATRIMONIO, NON SI RISPOSERA' PIU'...
L'AMATISSIMO MARITO, ALFREDO, UFFICIALE DELLA GUARDIA DI FINANZA,
AVEVA SOLTANTO QUARANTADUE ANNI DI ETA' 
QUANDO ESALO' IL SUO ULTIMO RESPIRO...
LIMONE SUL GARDA  -  1916 circa

Giovanissimi soldati, poco più che ventenni, colpiti alle spalle dalla mitraglia, sui campi di battaglia della "Grande guerra", che non hanno avuto il tempo di rendersi conto di quello che stava succedendo loro... donne nel fiore degli anni, spose novelle con bimbi ancora piccoli da crescere, che non sono riuscite a sopravvivere alla terribile "febbre spagnola" che, dall'estate del 1918 fino all'estate del 1920, ha ucciso decine e decine di milioni di persone nel mondo... bambini in tenera età rimasti orfani del padre chiamato con forza alle armi, iscritto nei ruoli dell'esercito contro la sua volontà, atteso e mai più ritornato... neonati rimasti senza la madre uccisa, nel giro di tre giorni dalla pandemia mortale...

ALDO, IL FIGLIO  DELLA MIA PROZIA MATERNA LISETTA,
ORFANO DI PADRE DALL'ETA' DI QUATTRO ANNI...
ANCHE ALFREDO, PADRE DI ALDO, ERA STATO UN FIGLIO UNICO
ORFANO DI PADRE IN TENERA ETA'...
LIMONE SUL GARDA  -  1920 circa


Pensiamo ai traumi seguiti all'emigrazione di massa avvenuta, in Italia, fra l'Ottocento ed il Novecento: bimbi nati da poco tempo abbandonati ai nonni o agli zii,  perché il padre e la madre, per necessità estrema, per fame.. si sono visti costretti ad emigrare all'estero, in cerca di un lavoro, fino al di là dell'oceano, nelle Americhe lontane...
Pensiamo agli shock dovuti alla malattia: un improvviso, inaspettato, tragico ricovero ospedaliero che ha diviso, da un momento con l'altro, una persona nel fiore degli anni dalla sua famiglia... una reclusione forzata, premeditata, ingiusta che ha rinchiuso, a vita, in un reparto di psichiatria o in un manicomio, una ragazza ansiosa, depressa o in preda ad una mezz'ora di delirio dovuto ad una febbre influenzale...
Vittime che non hanno avuto il tempo di difendersi, di contrastare il destino, di capacitarsi della gravità di quello che stava succedendo loro...

SULLA DESTRA, VESTITA DI CHIARO, MARIA RULANDA, DETTA RULLY,
QUATTORDICI ANNI DI ETA', CUGINA DI PRIMO GRADO DI MIA MAMMA...
NATA PROFUGA, DURANTE LA PRIMA GUERRA MONDIALE,
RIMASTA ORFANA, A PARTIRE DALL'ETA' DI SEI ANNI, DELLA MADRE MATILDE,
MORTA DI "FEBBRE SPAGNOLA" ALLA FINE DELLA "GRANDE GUERRA"...
RULLY, A VENTISEI ANNI DI ETA', CON UN FIGLIO PARTORITO DA POCO, 
RIMARRA' ORFANA ANCHE DELL'AMATISSIMO PADRE, GIUSEPPE,
UCCISO DA UN SOTTUFFICIALE TEDESCO, CON UN COLPO MORTALE AL CUORE,
SUL FINIRE DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE...
I GENITORI DI RULLY ERANO ENTRAMBI MEMBRI DELLA MIA FAMIGLIA,
IN QUANTO CUGINI DI PRIMO GRADO...
LEANO  DI LEDRO  -   2 SETTEMBRE 1932 


Pensiamo anche a persone colpite da traumi apparentemente più "leggeri", ma non meno logoranti... 
Abbandoni emotivi, attenzioni affettuose negate, matrimoni combinati, affidi, adozioni, abusi sessuali, incesti, continui trasferimenti, fughe, espulsioni, traslochi improvvisi, tradimenti, liti, false accuse, furti, atti di riconoscenza mancati, torti ed esclusioni... 
Tutto questo è trauma e molto, molto altro ancora... L'esilio, la prigionia, il dover abbandonare controvoglia la propria terra madre, il dover vivere con due patrie nel cuore...
Potrebbe trattarsi dell'anima di un nostro fratello maggiore, di nostro padre, di nostra madre, ma più spesso di uno zio o di una zia, del fratello di un nonno o di un bisnonno... a volte, addirittura, del compagno di guerra di un nostro trisavolo, legato, a questo nostro antenato, da un qualche "forte" destino, da un segreto inconfessato che li accomuna... a volte, di persone che hanno trovato la morte là dove un nostro avo si è, invece, miracolosamente salvato...

PAOLO, FRATELLO MAGGIORE DEL MIO BISNONNO PATERNO DOMENICO
E DELLA MIA BISNONNA MATERNA ROSA
E QUINDI PERSONAGGIO DOPPIAMENTE IMPORTANTE PER ME, 
EMIGRATO IN AMERICA, SUL FINIRE DELL'OTTOCENTO, 
PRIMO DI UNA SUCCESSIVA LUNGA SERIE DI FIGLI E NIPOTI,
 IN CERCA DI UN LAVORO, 
TROVO', INVECE, PRONTA AD ATTENDERLO, LA MORTE.
AVEVA QUARANT'ANNI DI ETA'... 
LA MOGLIE E TRE FIGLI MASCHI, SU CINQUE VENUTI AL MONDO,
 LO STAVANO RAGGIUNGENDO IN QUEL PAESE STRANIERO
E LO TROVARONO GIA' SEPOLTO.
UN NIPOTE, STESSO NOME DI BATTESIMO DELLO SFORTUNATO ZIO,
RIPERCORRERA', DOPO VENTICINQUE ANNI, IL SUO TRAGICO DESTINO...
STATI UNITI D'AMERICA  -  1885


Potrebbe trattarsi di amanti, di amori, di fidanzati o di mariti precedenti il matrimonio dei nostri cari, di persone, apparentemente estranee alla famiglia, che, però, hanno contribuito a ridare o, al contrario, a togliere la vita a noi o ad un membro del nostro sistema... donatori di organi che, insieme ai medici, hanno fatto sì che ci venisse riconsegnata l'esistenza quando eravamo già in coma o, viceversa, spietati assassini che, da un momento con l'altro, ce l'hanno tolta... 
Tutti quanti legati a noi da un filo sottile, ma resistente... che è impossibile recidere...
Nessun taglio, nessuna fuga, nessuna separazione, nessuna presa di distanza geografica potrà mai liberare del tutto e realmente un individuo dai "debiti" familiari...
Ci sono anche "fantasmi" che sono la testimonianza di un morto sepolto dentro a un altro morto... 
Sono quasi sempre le struggenti "unità duali" madre-figlio, ma non soltanto...
A volte sono due gemelli, magari un maschio ed una femmina... o, semplicemente, due fratelli, molto vicini fra di loro...


LA MIA PROZIA MATERNA MARIA CON IL SUO UNICO FIGLIO GEO
CHE, NEL GIRO DI QUALCHE ANNO, PERDERA' IN MODO FULMINEO, INATTESO.
NONOSTANTE LE DIFFICOLTA' INSORMONTABILI

CHE SI ERANO VENUTE A CREARE IN FAMIGLIA, 
MADRE E FIGLIO SI ADORAVANO...















Comportamenti bizzarri, insofferenze, tic nervosi, contraddizioni, irrequietezza, aggressività, stranezze, malesseri, disagi, sensi di colpa all'apparenza infondati, disturbi, struggimenti profondi, sofferenze e malattie.. incarnano spesso questi "fantasmi"... e mettono in scena l'inquietudine o l'agitazione di un "sepolto vivo" nascosto nel nostro inconscio...
Tutti soffriamo, in un qualche modo, della "malattia genealogica familiare", della "sindrome degli avi", di una qualche "lealtà familiare inconscia", delle conseguenze di un "non-detto" che, sottolineato dal silenzio, è divenuto, col passare del tempo, un segreto di famiglia...
A volte, tutto questo nostro "sentire" è il risultato di un'empatia diretta, cosciente, negata...
Il più delle volte, però, è trasmissione transgenerazionale inconscia...

QUESTI SONO GIUSEPPINA E BERNARDO, I MIEI NONNI PATERNI, 
PARTITI, NEL MARZO DEL 1911, 
ALLA VOLTA DEGLI STATI UNITI D'AMERICA 
DOPO UN VELOCE RITO NUZIALE... E SENZA QUASI CONOSCERSI...
IL LORO MATRIMONIO ERA STATO "COMBINATO" 
DAL PADRE DI BERNARDO, DOMENICO,
E DALLA MADRE DI GIUSEPPINA, ANNA,
IN BASE AL DESIDERIO DI BERNARDO STESSO,
CHE AVEVA GIA' ALLE SPALLE DIECI ANNI DI DURO LAVORO IN AMERICA,
DI SPOSARE UNA DONNA DEL SUO PAESE D'ORIGINE...
STATI UNITI D'AMERICA  -  1920 circa


Quando ci mettiamo a fare ricerche sulla nostra famiglia d'origine, risalendo, all'indietro nel tempo, anche solo di qualche generazione, ci rendiamo subito conto di quanti segreti, di quanti traumi, di quanti vissuti difficili, di quanti legami nascosti, di quanti profondi affetti, di quante ripetizioni nocive... sia costellata la storia di ognuno di noi...

MIO PADRE DOMENICO CON DUE DELLE SUE TRE SORELLE...
BAMBINI CON DUE PATRIE NEL CUORE...
NATI, AL DI LA' DELL'OCEANO, DA GENITORI ITALIANI, 
TRASCORRERANNO L'INFANZIA IN AMERICA,
PRIMA DI FARE "RITORNO" NELLA TERRA D'ORIGINE DEI LORO AVI...
NEW LONDON - CONNECTICUT - U.S.A.  -  1916


Tutti i personaggi che, per un motivo o per l'altro, sono stati, ingiustamente, allontanati o esclusi dal sistema familiare e che chiedono, per diritto di nascita, di riottenere l'appartenenza, vanno onorati con l'umiltà, ricordati con la vicinanza e con la solidarietà... Vanno compianti con un inchino... Un gesto semplice, senza alcuna pretesa, che, tuttavia, ha il potere di guarire...
Mai arrogarsi il diritto di giudicare, di criticare, di condannare i fatti della loro esistenza...
Arrabbiarsi, attaccare, rimproverare, indignarsi, insorgere contro, annientare con parole di odio o sentimenti di superiorità, non ha mai portato la guarigione a nessuna delle due parti in causa... anzi...
L'arroganza, lo sdegno, il risentimento, l'ira, il disprezzo e l'intolleranza, provengono dalla nostra mente, mai dal nostro cuore...


NELLE FOTOGRAFIE, SOLO ALCUNI ESEMPI  EMERSI, QUA E LA', DALL'INFINITA SCHIERA DI PERSONAGGI CHE POPOLANO, CON GLI AVVENIMENTI DELLA LORO ESISTENZA,  IL TEATRO DELLA MIA MEMORIA E CHE HANNO, TUTTI QUANTI, GRANDE POSTO NEL MIO CUORE...


SILVIO, IL PRIMO MARITO DELLA MIA PROZIA MATERNA MARIA,
NONCHE' IL PADRE DI RUGGERO, DETTO GEO,
ABBANDONATO DALLA MOGLIE... 
ALLONTANATO ED ESCLUSO... 
DOPO L'IMPROVVISA MORTE DEL FIGLIO ADOLESCENTE, 
SOPRAFFATTO DAL DISPIACERE, TENTO' IL SUICIDIO. 
 INTERNATO IN MANICOMIO, A TORINO, CONTRO LA SUA VOLONTA',
DOPO STRUGGENTI RICHIESTE D'AIUTO,
ALL'INIZIO DEGLI ANNI QUARANTA DEL NOVECENTO,
VI TROVO', ANZITEMPO, LA MORTE... 
ERA FIGLIO DI UNA GUARDAROBIERA DI CASA SAVOIA...
DEL PADRE NESSUNO AVEVA MAI SENTITO PARLARE...
LA FOTOGRAFIA, DATATA 26 MAGGIO 1918, 
RECA, SUL RETRO, LA DEDICA:
"ALLA MIA ADORATA MARIA,
CON I SENSI DEL PIU' PROFONDO AFFETTO... SILVIO"

DURANTE LA PRIMA GUERRA MONDIALE
SILVIO ERA ALLE POSTE E TELEGRAFI DI PIEVE DI TREMOSINE, 
MARIA ALL'UFFICIO POSTALE DI QUELLO STESSO COMUNE
A STRAPIOMBO SUL LAGO DI GARDA...

domenica 8 novembre 2015

A PROPOSITO DI PERDONO


DICIANNOVESIMO SCRITTO SUL TEMA

MI VENGONO INCONTRO DAL PASSATO... TENDENDOMI LA MANO...




NON TUTTO PORTA ALLA RISOLUZIONE DEI CONFLITTI ED ALLA RICONCILIAZIONE...

C'E' PERDONO... E PERDONO...


AL MIO FIANCO

"NON CAMMINARE DIETRO DI ME...
POTREI NON VEDERTI.
NON CAMMINARE DAVANTI A ME...
POTREI NON SEGUIRTI.
CAMMINA AL MIO FIANCO...
E SAREMO AMICI.."
diceva ALBERT CAMUS...
importante esponente dell'esistenzialismo francese,
nonché Premio Nobel per la Letteratura, nel 1957,
nato ad Algeri, il 7 di novembre del 1913, 
da una modestissima famiglia di "pieds-noirs"
e morto in Borgogna, sulla strada per Parigi,
il 4 gennaio del 1960, in seguito ad un incidente...

ARTE DIGITALE di CHRISTIAN SCHLOE

Bisogna fare molta attenzione quando si parla di perdono...
L'atteggiamento interiore che ci predispone a rimuovere vecchi o nuovi rancori per andare incontro agli altri, perdonare loro e "fare la pace", non deve nascondere la convinzione di essere migliori degli altri...
Il perdono elargito dal piedistallo della superiorità, dell'arroganza e della presunzione, non ha mai portato una buona soluzione e non ha mai guarito nessuno...
"Mi avete fatto del male, ma io, che sono migliore di voi, vi perdono!" dice la vittima agli aggressori...
Vi pare questa acqua atta a spegnere gli incendi dell'anima?
Chi siamo noi... che ci prendiamo il permesso di perdonare?
"IL SEGRETO DELLA ROSA" di CHRISTIAN SCHLOE
ARTISTA AUSTRIACO CONTEMPORANEO


Ci si deve affiancare gli uni agli altri per trovare la pace e nessuna delle due parti deve sentirsi più forte, più grande, più meritevole dell'altra...
"Mi dispiace per ciò che è successo..."
"Riconosco la verità del fatto e mi assumo la mia parte di colpa..." dice l'aggressore alla vittima...
Questa è acqua che spegne gli incendi!
Questo è chiedere perdono!
E, allora, concediamolo, ma con umiltà, senza impudenza, tuffandoci nella stessa acqua di chi sta annegando e solo se ci viene richiesto... perché nemmeno Gesù Cristo si permetteva di perdonare.. ed invocava: "Padre, perdona loro!"...

"AL TUO FIANCO" di CHRISTIAN SCHLOE
ARTISTA AUSTRIACO CONTEMPORANEO


venerdì 6 novembre 2015

COAZIONE A RIPETERE


DODICESIMO SCRITTO SUL TEMA

PAGHIAMO PEGNO AL PASSATO.. FINCHE' NON SI E' CANCELLATO IL DEBITO..



IN BALIA DEL TRAUMA

SENZA CONSAPEVOLEZZA NON ABBIAMO SCELTA


Qualunque sia stato il loro punto di partenza, quanto in là nel tempo e nello spazio, le azioni dovrebbero sempre essere portate a compimento...


Tutti noi, nell'arco di tempo di ogni nostra incarnazione, dall'alba lucente della nostra nascita fino al soffuso tramonto del nostro esistere, siamo inestricabilmente attratti, in modo più o meno evidente, più o meno intenso o compulsivo e, il più delle volte, senza nemmeno averne coscienza, da situazioni che replicano un evento traumatico originario.
Ripetiamo, senza volerlo, incidenti vari, domestici, automobilistici o di altra natura che, in passato, sono già capitati a noi, ad un membro della nostra famiglia di appartenenza o a qualcuno, più all'indietro ancora, nella nostra ascendenza familiare di origine... uomo, donna, ragazzo, ragazza, bambino o bambina dall'anima fortemente collegata alla nostra... personaggio che si colloca in un tempo di tre, di quattro, di cinque, ma anche di otto o di nove generazioni all'indietro rispetto a noi...
Tutti quanti, nel vivere, riproponiamo, attraverso il teatro del nostro corpo, sintomi, disturbi, malattie e decessi già avvenuti in passato a qualcuno dei nostri cari o a noi stessi, magari ad una particolare età, in una specifica data, in ricorrenza di un determinato anniversario, nel periodo dell'infanzia, in quello dell'adolescenza o della prima giovinezza... esperienze, a volte, penose dove anche le parti del corpo prese di mira dalla malattia sono dense di significato per noi che, in quel momento, portiamo il carico della sofferenza, anche a nome dei nostri cari e per l'intera nostra famiglia... sintomi forti e tenaci dovuti all'impulso inconscio di voler portare a termine, completare e risolvere con la guarigione definitiva un trauma d'origine rimasto in sospeso, uno shock la cui tensione, forse eccessiva da contenere, non è stata scaricata a dovere, al suo giusto tempo...
Così, i bambini che hanno avuto un'esperienza traumatica e che, in essa, hanno perduto parte della loro anima, cercheranno, se non sono rimasti del tutto bloccati, di riprodurla spesso nei loro giochi, mossi da una forza inconscia che li spingerà a risolvere il loro trauma rinegoziando e scaricando all'esterno tutta la tensione che si era accumulata nel loro corpo al momento dello shock...
Gli adulti, con un meccanismo simile a quello messo in atto dai bambini, tenderanno a perpetuare le loro esperienze angosciose, quelle dei loro familiari e quelle dei loro avi, nei fatti della vita quotidiana, nei rapporti intimi, nelle situazioni lavorative, in infortuni, in incidenti ed in altri eventi solo apparentemente casuali... 
Là dove la "costrizione a ripetere" non sarà messa in pratica, a causa di un sopraggiunto blocco emotivo che impedirà al soggetto traumatizzato di interagire con l'ambiente esterno, penserà essa stessa a presentarsi nel corpo del malcapitato sotto forma di sofferenze morali, di sintomi fisici, di dolori psicosomatici e di malattie vere e proprie... 
"ODETTE"  -   2011
RYAN PICKART
Così, la ragazzina con, alle spalle, una storia di abuso sessuale, subito durante l'infanzia o durante l'adolescenza, cercherà di proporsi come spogliarellista, di esibirsi in pubblico come "cubista" o come ballerina di "lap dance", di reinventarsi nuovamente "prostituta" agli occhi degli uomini, oppure, al contrario, potrà trovarsi a fare esperienza degli effetti del suo trauma attraverso sintomi fisici e malattie, angoscia, ansia e depressione, che la costringeranno ad isolarsi dal mondo, a rifiutare l'interazione con l'ambiente circostante, a chiudersi all'amicizia ed all'amore...
Comportamenti potenti, pericolosi, irresistibili, difficili da evitare anche per chi li studia... 
Dinamiche poco conosciute...
Argute strategie di sopravvivenza che, nel corso dei secoli, abbiamo selezionato inconsapevolmente ritenendole storicamente vantaggiose per la perpetuazione della nostra specie?
Disperati tentativi di portare a compimento azioni vitali lasciate incompiute nel tempo?
Di perfezionarci attraverso l'autocorrezione? 
Di apprendere definitivamente  lezioni basilari che non abbiamo ancora appreso?
Di ripristinare un ordine primitivo, un equilibrio originario, un'ideale armonia familiare dove figli, genitori, zii e nonni si guardino nuovamente nel loro giusto ruolo? 
Dove non ci sia l'abuso, l'incesto, il segreto?
Sguardi di fedeltà e "d'incanto" su eventi penosi appartenuti alla vita dei nostri avi, anime antiche solo apparentemente perse nella notte dei tempi?
"Irretimenti" nei quali ci identifichiamo talmente con un personaggio appartenuto al passato del nostro sistema familiare da voler rievocare inconsapevolmente gli anniversari dei suoi eventi traumatici e da volerlo inconsciamente seguire nel destino avverso, nel dolore e nella morte? 
Tutto questo ed altro ancora è la "costrizione a ripetere", struggente automatismo compulsivo dove la deliberazione conscia ha un ruolo del tutto marginale...
"ROS RUM"   (ROSE BED)
RYAN PICKART

venerdì 30 ottobre 2015

"COME TI CHIAMI?"


DICIOTTESIMO SCRITTO SUL TEMA

MI VENGONO INCONTRO DAL PASSATO... TENDENDOMI LA MANO...



IL NOME E' LA BASE DELLA NOSTRA IDENTITA'

IL ROMANZO FAMILIARE CHE E' RACCHIUSO NEL MIO NOME...

"TUTTO QUEL CHE SI E' PERDUTO, RITORNA..."
diceva SIGMUND FREUD 
nel "L'INTERPRETAZIONE DEI SOGNI"...


Quando enunciamo il nostro nome ed il nostro cognome, in risposta alla domanda "Come ti chiami?", decliniamo anche la nostra identità... ci presentiamo già in tutto e per tutto... geograficamente, socialmente, culturalmente, nella nostra adesione etnica ed in quella religiosa...
Spesso non ne abbiamo coscienza, ma il nostro nome ed il nostro cognome ci annunciano come potenziali amici o come potenziali avversari, come "appartenenti" o come "esclusi", come gente del luogo o come forestieri sconosciuti da guardare con sospetto... ci includono o ci escludono in partenza da un gruppo...
"Sei "di qui" o sei "di fuori"?
"Sei "uno dei nostri" o sei "uno straniero"? 
"Un potenziale nemico?"
"Il discendente di un nemico?"
Nel pronunciare il nostro nome ed il nostro cognome si dà per sottinteso che, nel giro di poco tempo, si saprà anche in quale epoca siamo nati, dove siamo nati e da chi...
"Da dove vieni?"
"Che lingua parli?"
"Chi è tuo padre?" "Che lavoro fa?"
"A quale razza appartieni?"
"A quale religione?"
"A quale livello sociale?"
"Qual'è la tua cultura?" "Le tue tradizioni?"
Il nome ed il cognome dicono già tutto questo.. ed anche molto di più...
Il cognome che ci è stato trasmesso proviene dal passato ed indica, nella nostra cultura patriarcale, il rapporto con gli antenati del ramo paterno...
L'uomo dà il suo cognome alla donna che sposa e lo passa, poi, ai figli da lei partoriti per riconoscerli come propri, per dichiarare che sono nati legittimamente da lui.. e che, quindi, appartengono alla sua famiglia...
L'importanza del cognome, nella maggior parte delle culture e delle civiltà di tutti i tempi, è legata al figlio maschio che garantisce, o per lo meno dovrebbe garantire, nelle aspettative del padre e della madre, la sopravvivenza del cognome stesso e della stirpe.
L'inconscio familiare, anche quello dei giorni nostri, si augura sempre un figlio maschio e la continuazione del patronimico, anche se l'uguaglianza fra uomini e donne è oramai di legge...
" FAR AWAY "
SOPHIE GENGEMBRE ANDERSON

PARIGI 1823 - FALMOUTH 1903
Figlia di un architetto parigino e di madre inglese,
per sfuggire alla Rivoluzione del 1848,
 si trasferì, con la famiglia, negli Stati Uniti d'America,
dove conobbe e sposò il pittore britannico Anderson...
Nel 1854 la troviamo a Londra... nel 1858 a New York...
nel 1863 definitivamente a Londra...
molto vicina al movimento dei "Preraffaelliti"...
Nel periodo in cui sono nata io, alcune famiglie, seguendo la scelta della tradizione, assegnavano ai figli, in particolar modo al maggiore, due o tre nomi tra quelli appartenuti ai membri delle precedenti generazioni: di rigore quello dei nonni o delle nonne, quello degli zii o delle zie, che, il più delle volte, erano anche padrini o madrine di battesimo... ma anche quello in memoria di chi era scomparso prematuramente... fratello del nonno o della nonna, del padre, della madre o del soggetto stesso... bambini morti infanti, soldati deceduti sul campo di battaglia, giovani scomparsi in circostanza tragica, ragazze fulminate da improvvisa malattia...
A me, primogenita, vennero assegnati tre nomi di battesimo, il secondo dei quali composto da due nomi, per cui doppio...
Ben quattro personaggi, senza contare quelli contenuti nel cognome che rappresenta tutta quanta la famiglia di origine di mio padre, convivono nell'identità che i miei genitori mi hanno assegnato...
Questa, almeno, l'apparenza... perché, scavando un poco, troviamo, subito, un'altra memoria evocata ma nascosta, un ricordo "mascherato", un nome segreto, trasposto dal maschile al femminile, messo appena in evidenza dal diminutivo con il quale, soprattutto da piccola, mi si chiamava in famiglia...
Cinque, dunque, le persone della mia ascendenza di origine, tutte ormai scomparse, che io menziono nel presentarmi agli altri...
Ma... che dico... cinque...?! 
Molte, molte di più... perché questi nomi che, attraverso nonni e zie, sono rimbalzati fino a me, provenivano da lontano... 
Erano nomi appartenuti a precedenti generazioni, quelle dei bisnonni e dei trisnonni, che, a loro volta, avevano ricevuto in dono il compito di perpetuare quelle precise, particolari identità dalle generazioni che, prima ancora nel tempo, avevano preceduto le loro...
Il nome o i nomi che sono stati scelti appositamente per noi, indicano, in questo caso, in onore di quale nonna o di quale nonno, di quale zia o di quale prozio ha preso il via la nostra identità...
Non è cosa facile "prendere il posto di"...
A volte, è cosa che "segna"...
Esseri invisibili, ma non per questo assenti, i nostri antenati sono intorno e dentro di noi... Ci guidano e ci governano... Trasmettono gli avvenimenti difficili della loro vita alla nostra generazione... Passano a noi i loro traumi irrisolti, le loro malattie, i loro incidenti, i malesseri ed i decessi...
Socrate li chiamava "dàimonos", "démoni"... esseri intermedi fra l'uomo e la divinità.... "voci interiori".... "potenze ispiratrici" della nostra coscienza.... "passioni benigne o maligne" le cui origini si perdono nelle notti di altri tempi, ma che riemergono, forti, con l'alba della nostra nuova vita.... "guide divine" che ci assistono, ci consigliano, influenzano le nostre scelte, le nostre decisioni.... "geni familiari".... "buoni diavoli" che ci bloccano e ci costringono a ritornare sui nostri passi quando stiamo per commettere uno sbaglio... "spiriti guida" che, molte volte, decidono, al posto nostro, l'esito di determinate situazioni della nostra esistenza....
Sigmund Freud li chiamava "revenants", "coloro che ritornano"...
Sant'Agostino.... Françoise Dolto.... Osho.... parlavano di "invisibili" presenti tutt'intorno a noi...
Il mio nome di battesimo non contiene certo un solo "dàimon"... 
Molti i "personaggi" che "si ripresentano", che "ridiventano", che "riacquisiscono uno stato" all'interno della mia identità... in un eterno ritorno che ammette alterne vicende di formazione e di distruzione, di passaggio e di restituzione...
Il mio primo nome di figlia maggiore, Giuseppina, voluto espressamente da mio padre per me, sottolinea, apparentemente, soltanto il legame con la mia nonna paterna, primogenita anch'essa della sua famiglia di appartenenza... 
In realtà, il nome richiama anche altre forti presenze di sesso opposto al mio... 
Il padre della nonna, il suo primo padre, quello vero, si chiamava anch'esso Giuseppe ed era morto improvvisamente, nel giro di pochi giorni e giovanissimo, quando lei aveva soltanto due anni di età... 
Un'anima da "richiamare", quindi...
Non è tutto...
Il nome della nonna veniva abbreviato, da sempre, in "Pina".
Il mio, invece, venne abbreviato, da mia madre, in "Beppina" e, più che la nonna ed il suo sfortunato padre, iniziò subito ad "evocare" un mio prozio materno detto anch'esso "Bèppi", all'anagrafe Giuseppe Luca, morto per mano di un sottufficiale tedesco, nel settembre del 1944, in circostanze mai del tutto chiarite, alla stessa, identica ora, nello stesso giorno e nello stesso mese nei quali, poi, sarei venuta alla luce io, otto anni dopo...
Quando i fatti sono di una tal portata... e, in più, rimangono lì, come ferite aperte, irrisolti, nel dormi-veglia di una forzata dimenticanza...  e vengono anche nascosti nel "buco nero" del "non-detto" perché fanno troppo male... si può star certi che, nella generazione successiva, un discendente si farà carico di ricordarli ampiamente, con una data, un nome, un dolore morale, una malattia, un incidente... il più delle volte senza nemmeno essere al corrente degli avvenimenti in questione...
"Ciò che viene taciuto in una prima generazione... in una seconda lo si griderà con il corpo..." diceva Françoise Dolto, psicoterapeuta familiare francese di formazione freudiana...
Mio padre pensava di avermi legato a sua madre chiamandomi Giuseppina...
Mia madre, anche se ad un livello del tutto inconscio, aveva voluto ricordarsi di suo zio, scomparso in modo così inatteso, prematuro, violento...
Mio padre adorava la sua mamma, intelligente, ambiziosa, forte e decisa, nonostante tutto... e mia madre, in egual misura, amava, apprezzava e stimava questo suo sfortunato zio, rimasto vedovo all'età di trentanove anni, dopo soli sei anni di matrimonio, con una bimba ancora piccola da crescere... eppure, anche lui, così attivo, così aperto, così arguto... un uomo pieno di interessi e di passioni che portava avanti in modo energico e vitale...
Tanto è "pesante" il "senso" del mio primo nome di battesimo, a me, comunque, molto, molto caro, quanto è leggera la storia legata al mio secondo nome, Annalisa...
Sono molto affezionata a questa mia identità del tutto femminile... 
La sento veramente mia...
Anna era il nome di una mia zia paterna e, al contempo, di una  mia bisnonna paterna che aveva passato il suo nome a questa zia e, attraverso di lei, a molte altre pronipoti  della sua discendenza familiare, tra le quali, appunto, anche se in modo secondario, sono compresa anch'io...
Lisa era il nome di una mia prozia materna, Elisabetta Maria, detta Lisetta e di una mia trisnonna, Elisabetta, detta "Zabetta", che le aveva passato il nome...
Annalisa mi riporta ricordi paterni e materni insieme... 
Riunisce e "mescola" simbolicamente le mie due famiglie d'origine e, proprio per questo motivo, sembra darmi forza...
Inoltre è l'unico, tra i  miei nomi, a non essere trasposto dal maschile... l'unico pensato appositamente per una donna... 
I test  kinesiologici, eseguiti dal mio fisioterapista unendo movimento e parola, lo danno come un buon nome per me...
Giovanna, infine, il mio terzo ed ultimo nome, è stato espressamente voluto, per me, dalla mia amatissima nonna materna, in onore sia di suo padre Giovanni, che di suo marito Giovanni Adolfo...
Quante volte le donne innamorate del proprio padre ricercano e sposano, spesso senza neppur rendersene conto, uomini che portano lo stesso, identico nome di battesimo che era appartenuto alla tanto amata figura genitoriale di riferimento...
Sono venuta anche a sapere che una sorella del mio papà, la maggiore tra le sorelle ed anche la primogenita della famiglia, di solito molto ascoltata da tutti quanti, aveva voluto assistere, quale rappresentante  di mio padre e di tutto il suo sistema familiare, al primo parto di mia madre, quello che mi ha portato al mondo, cercando insistentemente, al momento della mia nascita, di proporre, per me, il nome di Daniela, in onore del missionario limonese Daniele Comboni, oggi Santo, che, in quell'anno, veniva festeggiato...
Voleva mettermi sotto la protezione di una "santa guida"... oppure voleva, in un certo qual modo, allontanarmi, stornarmi, escludermi dalle "eredità familiari"... visto che tra lei e mia madre non correva buon sangue...?
Il destino non la ascoltò.. e mia mamma neppure...
Certo che tutti questi nomi trasposti dal maschile al femminile... Giuseppe che diviene Giuseppina, Giovanni che diventa Giovanna, Daniele che avrebbe dovuto divenire Daniela... fanno pensare che l'inconscio di mia madre, quello della nonna e quello della zia e, a questo punto, quello dell'intero gruppo familiare materno e paterno insieme, fosse decisamente attratto da un figlio primogenito maschio e non da una femmina...
"Auguri e figli maschi!!!" si gridava, un tempo, ai novelli sposi...
Le "parole forti" del passato producono ancor'oggi i loro "sorprendenti" effetti... 

giovedì 15 ottobre 2015

L'ALTRA FACCIA DELL'AMORE


DICIASSETTESIMO SCRITTO SUL TEMA

MI VENGONO INCONTRO DAL PASSATO.. TENDENDOMI LA MANO..




L'ODIO E' SOLTANTO L'ALTRA FACCIA DELL'AMORE...

PROVIAMO AD USARE IL LINGUAGGIO COME FOSSE UNA TERAPIA...

Ci sono parole da pronunciare per vivere meglio...
Spesso hanno il sapore arcaico dei tempi passati...
"Ti prego... Per favore... Grazie... Mi metto al posto tuo... Sono anch'io come te... Sì... Ti voglio bene..." 
Quando desideriamo chiarire un malinteso... risolvere un conflitto... guarire una malattia... riconciliarci con qualcuno dopo una lite... proviamo a rivolgerle, con rispetto e sincerità, all'amico, al compagno di banco, al collega di lavoro, al fratello, al cugino, al fidanzato, al marito che vogliamo riconquistare...
Scegliamo il momento giusto e guardiamolo diritto negli occhi...
"Mi dispiace... Forse ho preteso troppo da te.. più di quanto tu potessi darmi.. più di quanto tu potessi sopportare... Ti prego... Lascia che io ora ti riprenda così come sei... Non sono migliore di te... Ho sbagliato anch'io.. ma ti ho anche voluto molto bene.. e.. per questo oggi sto così male... 
Se, in questo momento, le nostre menti sono in rotta fra di loro.. non lo sono, di certo, i nostri cuori e le nostre anime... Se, un giorno, ci siamo incontrati, conosciuti e scelti.. non è stato per caso... Per favore... troviamo una buona soluzione!" 
L'odio è soltanto l'altra faccia dell'amore...
Quando una persona viene ferita... si esprime con odio... ma, con l'odio, perde proprio quello che, in realtà, avrebbe voluto avere... l'amore...
Odiando, si chiude, da sola, la strada verso la felicità...
Il contrario dell'amore non è l'odio...
Il contrario dell'amore è l'indifferenza...
Se non si soffre più... il rapporto è finito, sia esso d'amicizia, di lavoro o d'amore...
Se, invece, c'è ancora sofferenza... ci sono buone possibilità di riconciliazione...
Se si sta ancora male... vuol dire che si è disposti ad impegnarsi, a volere, a desiderare...
"GLI AMANTI - SERA D'AUTUNNO - IDILLIO SULLA PASSERELLA"  -  1888
EMILE FRIANT  (1863-1932)


Se il conflitto è strettamente di coppia e ci sono figli... ci dobbiamo mettere ancora più impegno...
"Dentro i nostri figli, noi due saremo sempre uniti..." 
"Tu sei il padre dei nostri figli... L'unico giusto!
Non potrà mai esistere un padre migliore di te, per loro!"
"Io sono la madre dei nostri figli... L'unica giusta!
Non potrà mai esistere una madre migliore di me, per loro!"
Perché i bambini stiano bene... la madre deve riuscire ad accettare e a rispettare il padre, sempre... il padre deve riuscire ad accettare e a rispettare la madre, sempre...
Se, viceversa, si rifiutano e si disprezzano a vicenda... inevitabilmente sarà come se rifiutassero e disprezzassero anche i figli...
Il dolore che implica un rifiuto o un disprezzo ha un effetto deleterio, devastante e rende deboli... 
I bambini non tollerano che "i genitori che sono in loro" non vengano rispettati...
I figli devono poter amare, allo stesso modo, padre e madre...
"Mamma... non essere risentita con noi se amiamo il papà quanto amiamo te..."
"Papà... non dispiacerti se amiamo la mamma quanto amiamo te..."
"Siamo contenti che vi siate incontrati, conosciuti e scelti, perché ci avete dato la possibilità di venire al mondo..."
"LA PICCOLA BARCA"  -  1895
EMILE FRIANT (1863-1932)




giovedì 8 ottobre 2015

L'INCONSCIO FAMILIARE


SEDICESIMO SCRITTO SUL TEMA

MI VENGONO INCONTRO DAL PASSATO.. TENDENDOMI LA MANO..


L'INCONSCIO FAMILIARE... UN MONDO INVISIBILE E SCONOSCIUTO CHE TUTTAVIA LA NOSTRA ANIMA CONOSCE FIN NEI MINIMI DETTAGLI...


Esiste un inconscio comune a tutta la nostra famiglia di appartenenza con il quale ognuno di noi, il più delle volte senza rendersene conto, è in continuo contatto e che, durante il sonno, può manifestarsi in modo evidente nei sogni, condivisi, in alcuni casi del tutto particolari, da più familiari contemporaneamente, anche se geograficamente molto lontani fra di loro...
Penso che questo possa già bastare a spiegare, per fare un esempio conosciuto, il fatto che si è verificato e che si sta ancora riproponendo ai discendenti dei morti dell'Andrea Doria, nave da crociera che, agli inizi degli Anni Cinquanta del Novecento, quando io sono nata, era considerata la più bella e la più lussuosa imbarcazione del mondo, degna erede dei transatlantici degli Anni Trenta e punto di orgoglio del nostro Paese che voleva, a tutti i costi, ricostruire il proprio prestigio dopo la Seconda Guerra Mondiale...
Il 25 di luglio del 1956, nel mezzo della notte, mentre l'Andrea Doria naufragava al largo delle coste del Massachusetts, molti parenti delle vittime, a Roma e nei dintorni, fecero un sogno nel quale vedevano i loro cari urlare ed invocare aiuto in balia delle onde dell'oceano Atlantico...
Esistono testimonianze secondo le quali, anche a distanza di parecchi anni dal fatto ed in modo più frequente nella stagione estiva, periodo del triste anniversario, durante la notte quel sogno si ripropose, praticamente identico, nei figli, nei nipoti e persino nei pronipoti delle vittime, alcuni dei quali non sapevano assolutamente nulla della tragedia alla quale, in tempi ormai trascorsi, erano andati incontro i loro avi...
Le sfortunate persone che, partite per una vacanza di piacere, hanno, invece, perso la vita nella sciagura dell'Andrea Doria, evidentemente, hanno lasciato "in eredità", ai loro consanguinei, tracce indelebili degli ultimi tragici istanti della loro esistenza... di quegli istanti terribili che hanno preceduto, di poco, il momento del loro decesso... istanti trascorsi nella disperata ricerca di una salvezza che, invece, non voleva arrivare... nel lacerante grido di aiuto di chi non vuole morire... grido che è riecheggiato fino al di là dell'oceano, a Roma,  coprendo enormi distanze..... rimbombando e rimbalzando, poi, di generazione in generazione, nella "coscienza" del gruppo familiare di sua appartenenza, ben impresso nel DNA della stirpe, deciso a non farsi dimenticare....
"SULLA SPIAGGIA"
CHARLES GARABED ATAMIAN  

(ISTAMBUL - IMPERO OTTOMANO 1872   -   PARIGI - FRANCIA 1947)


Un poco come è successo con la catastrofe del diluvio universale, il cui ricordo è ancora presente e vivo in tutti quanti noi... memoria lontanissima e sommersa, condivisa da tutte le popolazioni del pianeta... eco che l'inconscio collettivo ancestrale, quello comune a tutta quanta l'umanità, ci ha lasciato in successione... e che, spesso, compare nei sogni di persone fra loro lontanissime, che hanno conservato la memoria di queste terrificanti alluvioni da epoche indubbiamente precristiane... un poco come si conserva il ricordo di una vecchia calamità di famiglia, tramandata fino a noi, di generazione in generazione, dagli antenati di un tempo nel quale il riecheggiare angosciante del fatto era realtà ancora vivissima...
L'inconscio familiare è, in un certo qual modo, un grande essere vivente... un essere completo in sé e per sé, autoregolato da leggi proprie che gli permettono un continuo rinnovamento...
La sua memoria è un serbatoio immenso... pressoché inconcepibile... una enorme "banca dati" che comprende tutto il passato del nostro sistema familiare, fin dall'alba antica delle sue origini... una sorta di "piastra di registrazione" sulla quale sono stati iscritti gli eventi che sono accaduti a tutti quanti i membri della nostra ascendenza, nessuno escluso...  nastro di un film sul quale sono riportate, in modo preciso e minuzioso, le memorie di tutti i familiari che ci hanno preceduto... gigantesca videocassetta... enorme biblioteca... infinito archivio di famiglia con migliaia e migliaia di stanze... memoria globale, assoluta... fedele "campo di risonanza" che contiene in sé un'infinità inconcepibile di ricordi personali su tutto ciò che, in passato, abbiamo vissuto... anche quando avevamo altri nomi di battesimo...
Non è facile aver accesso a questo elemento sottile... a questa "grande anima" di famiglia... e, qualora lo si riesca a fare, bisogna ricordarsi di vivere questa realtà come fosse una "missione speciale", un "compito sacro" al quale ci si può avvicinare e dedicare solo con infinito rispetto e sentita gratitudine... inchinandoci sempre davanti a tutto ciò che si ostina a rimanere segreto, che non vuole venire alla luce...
Contattare questa nostra preesistenza nei panni di chi ci ha preceduto nel tempo, non è come entrare in una biblioteca qualsiasi...
Questo favoloso tesoro rimane, per la maggior parte delle persone, una realtà sempre un po' avvolta nel mistero... Molti, tra di noi, non ne hanno neppure coscienza... Eppure ci appartiene, è nostro, interagisce continuamente con noi tutti, anche con chi si rifiuta di vederlo... ed il suo ruolo è essenziale...
I "sensitivi", quelli autentici, quelli seri, quelli che sanno "servire" se stessi e gli altri con rispetto e senza egoismo alcuno, attingono, nella maggior parte dei casi, proprio a questa memoria, fantastico "pozzo di San Patrizio" che risponde ad una logica alla quale la nostra intelligenza non ha ancora del tutto aderito... inesauribile fonte di conoscenza che, ad un livello ufficiale, non è neppure riconosciuta dalla scienza...
I mistici di tutti i tempi ci hanno insegnato che il concetto di "passato" è del tutto illusorio...
Un fatto successo molti anni fa ad un membro della nostra famiglia di origine, può essere presente ancor'oggi nella nostra vita quotidiana, vivo e partecipe come allora...
Anche gli scienziati, naturalmente, si sono sempre interrogati e si interrogano tutt'oggi su questa "simultaneità"... su questo "eterno presente"... troppo difficile da capire, forse, ma che, a noi tutti, in particolari momenti della vita, è sembrato, per lo meno, di percepire...