domenica 24 gennaio 2016

NELL'ARTE.. IL RESPIRO DELL'ETERNITA'



QUARTO SCRITTO SUL TEMA

L'ARTE... UNA MINIERA PER LO SPIRITO




NELLA PITTURA, NELLA SCULTURA, NELL'ARCHITETTURA, NELL'OREFICERIA E NELLA CERAMICA... C'E' IL RESPIRO DELL'ETERNITA'... 
IL TEMPO CONVENZIONALE SI DISSOLVE E LASCIA IL POSTO AD UN TEMPO "ALTRO", FUORI DALLA TRIADE DI PASSATO, DI PRESENTE E DI FUTURO, UN TEMPO SENZA INIZIO E SENZA FINE, DILATATO, IMMOBILE, MISTICO, ESTATICO, IMPERITURO, SUPERIORE AL VARIARE DELLE MODE E DEGLI EVENTI, UN TEMPO CHE TRAVALICA OGNI CONFINE, OLTREPASSANDO I LIMITI DEI SECOLI NEI QUALI LA MENTE DELL'UOMO VORREBBE RINCHIUDERLO...




"... Ciò che già è stato, è...
Ciò che sarà, già fu..."
predicava l'oratore Qohelet l'Ecclesiaste...
Quarto Libro Didattico del Vecchio Testamento (3,15)


"FAMIGLIA DI ACROBATI CON SCIMMIA"  -  1905
"Periodo Rosa"   
PABLO RUIZ Y PICASSO
MALAGA - SPAGNA, 25 OTTOBRE 1881
MOUGINS - ALPI MARITTIME - FRANCIA, 8 APRILE 1973

Il tempo non è, come spesso ci hanno insegnato, un movimento lineare, una freccia che, dal passato, corre lanciata verso il futuro, ma è, piuttosto, un eterno presente, un moto circolare nel quale inizio e fine coincidono.
La pittura, la scultura, l'architettura, l'oreficeria e la ceramica, analogamente alla poesia, alla narrazione ed alla musica, rappresentano spesso molto bene questa dimensione "altra" del tempo, dimensione assoluta, eterna, infinita, che si perpetua, immutabile, fuori dai confini nei quali l'uomo vorrebbe comprimerla...

"DONNA CON VENTAGLIO"  -  1905
"periodo rosa"  -  PABLO PICASSO


Giardini, case, utensili, indumenti, oggetti antichi fatti riaffiorare dal passato, dipinti o descritti, non sono solo il simbolo del profondo legame che l'uomo ha nei confronti della sua tradizione, ma rivelano, molto spesso, anche il desiderio del pittore, dello scultore o del poeta di immergere le cose in un tempo il cui corso è stato volutamente interrotto, un tempo immobile, fermo, sospeso, eterno...
Sono incursioni nel passato che intendono personificare il sovrapporsi e l'arrestarsi della sequenza dei secoli.

" MATERNITA' "  -  1905  -  "periodo rosa"
PABLO PICASSO


Nostra madre che ci allatta non è forse uguale, nel gesto antico, a sua madre, alle sue nonne, alle sue bisnonne e a tutte le trisavole che, nel tempo, l'hanno preceduta in quello stesso amorevole gesto?
I momenti di gioia, gli attimi di felicità, le lunghe ore del dolore, i tempi incerti del trapasso dai natii luoghi terreni a quelli, sconosciuti, dello spirito, non sono forse uguali oggi come quattrocento anni fa?
La trepidante agitazione dell'animo che proviamo di fronte ad una persona a noi cara, non è lo stesso ancestrale, affannoso tormento di chi si accendeva di desiderio mille anni fa?
E il dolore di una madre che perde un figlio è forse meno straziante oggi di ieri?

"MADRE E FIGLIO  -  ACROBATI"  -  1904
"periodo rosa"  -  PABLO PICASSO


Tutto è antico ed infinito...
Non esiste alcuna nuova conoscenza...
Non è un progresso andare verso il domani...


"ACROBATA SUL PALLONE"  -  1905
"periodo rosa" - PABLO PICASSO


Le divinità dell'antico Egitto, gli dei e le dee della mitologia greca, i messaggeri, le sibille, le muse, le ninfe e le maghe, le maschere del teatro e tutti i travestimenti, i personaggi del racconto biblico della creazione, le schiere e le gerarchie delle creature celesti, i santi che lottano contro le forze tenebrose dell'inconscio (temibili draghi), gli eroi di Omero, i cavalieri alla ricerca del "Santo Graal", i tiranni e i re, i nobili decaduti dei poemi cavallereschi che vagano solitari scambiando mulini a vento con creature fantastiche ed avverse, i personaggi del carnevale di Venezia e i pagliacci del circo non hanno né nascita, né fine, esistono eternamente.

"ACROBATA E GIOVANE ARLECCHINO"  -  1905
"periodo rosa" - PABLO PICASSO


Pittori, musicisti, narratori sovrappongono le età perché conoscono le cadenze eterne del tempo, sanno che i mutamenti sono solo apparenti e che l'uomo si ripete, uguale a se stesso, rimbalzando nei secoli, in una temporalità "a spirale", in un infinito ritorno del poi al prima e del prima al poi, come in un'enorme clessidra che, terminato il suo tempo, viene rovesciata...
Passato, presente e futuro vivono insieme nella stessa casa.
"Ciò che già è stato, è... Ciò che sarà, già fu..."

"FAMIGLIA DI SALTIMBANCHI"  -  1905
"periodo rosa"  -  PABLO PICASSO 

Dal 1904 al 1907, Pablo, superato il dolore per il suicidio dell'amico, schiarì la sua tavolozza con le calde tonalità del rosa, accostate al rosso, all'ocra ed al blu e si ispirò alla vita del circo ...equilibristi, fragili ed aggraziate ballerine, agili acrobati, corpulenti pagliacci, bambini tenerissimi e lievi...
...immersi in un bagno di colori dal grande valore emozionale.

Il cambiamento..... ingannevole.
Non esiste cambiamento.
Il rinnovamento...... apparente.
Il "nuovo", il "moderno", "l'avanguardia", "la rivoluzione"..... solo superficialità.

"ACROBATA E PICCOLO ARLECCHINO"  -  1905
"Periodo Rosa"
PABLO PICASSO


Di generazione in generazione cambiamo la nostra pelle, non certo la nostra anima.
L'anima rimane pressoché immutabile.
Passa attraverso le epoche, gli sconvolgimenti, le stasi... 
Non si regola secondo le richieste sociopolitiche di un'età, non si lascia facilmente convincere dalle ideologie del momento, né segue le mode del periodo storico nel quale si trova a vivere.
L'anima si regola secondo leggi che esulano dai gusti, dagli usi e dalle tendenze più o meno mutevoli di un'epoca.
Le "nuove" forme del vestire, le "nuove" abitudini, i "nuovi" modi di vivere... non la toccano.

"ARLECCHINO ALLO SPECCHIO"  -  1923
PABLO PICASSO

(1881 - 1973)


L'anima non vuole che si disprezzi l'uomo, la donna, la madre, il bambino...
Vuole che si rimetta ordine dove c'è disordine...
Desidera un qualcosa che faccia star bene tutti...
Vuole che uomini e donne sappiano interagire ed onorare, di volta in volta, l'altro sesso, perché la grandezza non viene dal rendere l'altro più piccolo, ma dall'essere in pace con se stessi e dal riuscire a vedere anche il valore degli altri.


"PAUL TRAVESTITO DA ARLECCHINO"  -  1923
PABLO RUIZ Y PICASSO
SPAGNA, 25 OTTOBRE 1881  -  FRANCIA, 8 APRILE 1973



Le anime non riconoscono quasi mai il cambiamento nei secoli... non badano alle età...
Soffrono, gioiscono, reagiscono sempre allo stesso, identico, antico modo, secondo le leggi eterne della natura, verità che travalicano ogni confine temporale.

"RITRATTO DI PAUL" - 1923
PABLO PICASSO  (1881 - 1973)

domenica 17 gennaio 2016

ALBA ED IMBRUNIRE.. UN'INTIMA, SEGRETA CONNESSIONE



ETERNE, INFINITE, SCONOSCIUTE ENERGIE


OGNI MOMENTO, DEL GIORNO O DELLA NOTTE, POSSIEDE UNA SUA FORZA PARTICOLARE...





IL LEGAME SEGRETO E SPECIALE CHE UNISCE L'ALBA ALL'IMBRUNIRE


"..Non si può toccare l'alba..
se non si sono percorsi i sentieri della notte..."
scriveva Kahlil Gibran

"ALBA A LIMONE"
DIPINTO DELL'AMICO PAOLO SAVEGNAGO

PRIMAVERA 2014





Qui da noi, che viviamo la magica, misteriosa presenza del lago, sempre uguale a se stesso, eppure sempre così diverso, tutti i momenti, del giorno o della notte, sono meravigliosi e speciali... con la luce o con il buio, con il sole o con la luna, con il cielo terso o con quello imbronciato, con le stelle che brillano come diamanti nelle gelide notti d'invero o, d'estate, con la fitta cappa di nubi nere che annunciano, imminente, il temporale... con i venti freddi di ottobre che, un tempo, strappavano le vele ai pescatori o con la pioggia gentile di marzo che, a volte, porta ancora il profumo dei primi mandorli in fiore... con le acque calme, lisce come l'olio o con quelle alte e minacciose che tanto ricordano la bellezza del mare in burrasca... con il colore rasserenante dello zaffiro o con quello cupo ed inquietante del piombo... con gli aliti impalpabili e leggeri della brezza o con le mille sferzate di vento, soffio inquieto,  impetuoso, inclemente delle tempeste di grandine, delle buriane improvvise e inattese, delle bufere di pioggia, delle turbolenze e degli uragani che, da sempre, si sono abbattuti e si abbattono sul lago...
Tutto è meraviglioso e speciale...
Tuttavia, ci sono due momenti, nella giornata, che superano gli altri, perché possiedono una bellezza ed una forza del tutto particolari.
Sono quelli a cavallo tra il giorno e la notte e tra la notte ed il giorno... le ore della sera e quelle del primo mattino... i momenti nei quali ci addormentiamo e quelli nei quali ci risvegliamo... il tramonto e l'alba... il calare del sole sotto l'orizzonte con tutto l'insieme dei fenomeni luminosi e di colore ad esso collegati e, all'opposto, ma non certo in contrapposizione, l'ora che precede la levata del sole, la prima luce che compare nel cielo al termine della notte..... l'imbrunire che, declinando, vien meno e lascia il posto alla notte e l'aurora che, seguita silenziosamente all'alba, precede, con il suo chiarore e la sua energia, il sorgere vero e proprio del sole, annunciando il giorno. 
E anche se, a volte, sono attimi che nascono e  che muoiono in un solo istante, l'imbrunire e l'aurora sono i momenti migliori sul lago, quelli che ci fanno trattenere il respiro tanto è straordinariamente incredibile la loro grande bellezza e forte la loro misteriosa, antica, infinita energia, un intreccio fra temporalità ed eternità, in un orizzonte senza fine e senza limiti.
C'è un preciso momento, in ciascun tramonto ed in ciascuna alba nel quale la luce è come sospesa, ferma, immobile, in tensione fra la contingenza temporale dell'uomo e la permanenza dell'eternità divina... un momento nel quale la creazione trattiene il suo respiro, rimane in ascolto...
In quell'istante magico, tutto può accadere...
In quella luce, tempo ed eterno si possono annodare fra loro e la brezza del lago, se la ascoltiamo, ci può svelare il loro profondo segreto...
Il tramonto è il tempo più adatto a porre domande, l'alba è il tempo più propizio per ricevere risposte.
Se si acquista sensibilità, si possono porre le basi dell'alba già dentro l'imbrunire. 
Così, anche i momenti nei quali ci addormentiamo e i momenti nei quali ci risvegliamo, collegati fra di loro, ci porteranno in contatto con le dimensioni dello spirito.
Alla domanda posta prima di abbandonarci al sonno, seguirà, pronta, una risposta al momento del risveglio.
Rimaniamo immobili, per un istante, ed ascoltiamola...
In questi due momenti di passaggio dalla luce al buio e dal buio alla luce, quando il giorno non è ancora diventato notte e la notte giorno, quando la distinzione fra chiaro e scuro non è ancora netta e i due opposti aleggiano ancora nell'aria, abbracciati fra loro come due amanti, se solo facciamo un attimo di attenzione, possiamo sentire che tutto quello che, nella vita, ci appare in contrapposizione, non è altro che una sola ed unica forza, divisa in due diversi aspetti, opposti sì, ma intimamente connessi fra loro.... un'unica medaglia con due differenti facce, in contrasto, ma, al tempo stesso, fortemente unite nel profondo.... 
Yang e yin, tenebra e luce, nero e bianco, donna e uomo, terra e cielo, male e bene, falso e vero, morte e vita, riposo e veglia, aridità ed abbondanza, pianto e riso, tristezza e gioia, odio e amore...


IL TESTO E' COLLEGATO ALL'OTTAVA SEDUTA DI DIGITOPRESSIONE SUI PUNTI DELL'AGOPUNTURA E ALLO SCRITTO CHE, A SUO TEMPO, NE ERA SEGUITO  ( VEDI MESE DI DICEMBRE 2015).
DURANTE IL TRATTAMENTO,  RICEVUTO  DALL'OPERATORE
GUIDA, IL MIO FISIOTERAPISTA FABRIZIO CENTONZE, CHE, IN QUELL'OCCASIONE, MI AVEVA CONDOTTO AL CAPEZZALE DI MIO PADRE MORENTE, PER UN ULTIMO, STRUGGENTE COMMIATO..... AVEVO VISUALIZZATO L'IMMAGINE RISOLUTIVA DEL LAGO, CHE MIO PADRE TANTO AMAVA... TRAMONTO ED ALBA INSIEME, ACQUE CALME E COLORI DA FIABA... IMMAGINE CHE CONSERVO ANCORA NEL CUORE, INTATTA COME QUEL GIORNO, MAGICO MESSAGGIO D'AMORE PERVENUTO DA UNA DIMENSIONE SPIRITUALE.


Un ringraziamento particolare va al mio fisioterapista Fabrizio Centonze, che, con abilità e intuizione, ha saputo trasformare in una magica, colorata immagine risolutiva il mio profondo dolore.
 E un ringraziamento altrettanto particolare va all'amico Paolo Savegnago, che mi ha concesso di illustrare il testo con l'immagine dell' "Alba a Limone", dipinto che lui stesso ha realizzato nella primavera del 2014, in visita sul Garda, e che, per l'inafferrabile, magica atmosfera, richiama, in un certo qual modo, l'immagine della mia visualizzazione.

"ALBA A LIMONE"  -  DIPINTO DI PAOLO SAVEGNAGO  -  PRIMAVERA 2014

NELL'ATEMPORALITA' DELLA MIA ANIMA
HO RIPOSTO, CON RISPETTO,
TUTTE LE IMMAGINI RIAFFIORATE
DURANTE IL MOVIMENTO DI GUARIGIONE,
IN PARTICOLAR MODO
QUELLA CONCLUSIVA DEL LAGO,
PIACEVOLE COME L'IMMAGINE CHE PAOLO HA EVOCATO NEL DIPINTO,
ISPIRATO, PER TECNICA, ALLE AVANGUARDIE DEL PRIMO NOVECENTO.

martedì 12 gennaio 2016

IL GIALLO E IL BLU.. COPPIA PERFETTA DI OPPOSTI



QUINTO SCRITTO SUL TEMA

"DI CHE COLORE SEI?"



IL POTERE TERAPEUTICO DEI COLORI


"...tutti i colori sono gli amici dei loro vicini e gli amanti dei loro opposti..."
amava ripetere Marc Chagall che, di accostamenti fra colori, se ne intendeva...

"DONNA DEL LAGO"   -   "RITRATTO DI GIUSEPPINA SEGALA"   -   PRIMAVERA 2014
DIPINTO DI PAOLO SAVEGNAGO


IL GIALLO ED IL BLU, UNA COPPIA PERFETTA DI COLORI OPPOSTI CHE
NON SI CONTRASTANO, MA CHE, AL CONTRARIO, SI ATTRAGGONO...
ACCOSTATI ARMONIOSAMENTE DALL'AMICO PAOLO SAVEGNAGO NEL DIPINTO
 "DONNA DEL LAGO" CHE, A GRANDEZZA NATURALE, MI RITRAE, SUL BALCONE DELLA MIA CAMERA, NELLA PRIMAVERA DI DUE ANNI FA...


IL DIPINTO E' CARATTERIZZATO DALL'USO DI UNA PARTICOLARE TECNICA PITTORICA
DERIVATA DAL NEO-IMPRESSIONISMO,

MOLTO SIMILE A QUELLA CHE USAVANO I DIVISIONISTI
A CAVALLO FRA L'OTTOCENTO E IL NOVECENTO O I PRIMI FUTURISTI DEGLI ANNI DELLA GRANDE GUERRA, TECNICA CHE PREVEDE LA SEPARAZIONE DEI COLORI IN SINGOLE PENNELLATE DI LUCE CHE DEVONO, PERO', INTERAGIRE TUTTE FRA DI LORO, CORRELATE LE UNE ALLE ALTRE, IN UNA PERFETTA UNITA' SISTEMICA IN CONTINUO, SIMULTANEO MOVIMENTO.


LA COPPIA DI COLORI OPPOSTI E COMPLEMENTARI RAPPRESENTA IL RAPPORTO DI SCAMBIO FRA L'EFFETTO CENTRIFUGO, MASCHILE, PIENO, CALDO E STIMOLANTE DEL GIALLO ARANCIATO E QUELLO CENTRIPETO, FEMMINILE, VUOTO, FREDDO E CALMANTE DELL'AZZURRO E DEL BLU.


UTILIZZATA COME TERAPIA, LA COPPIA GIALLO-BLU E' UTILE IN CASO DI IRREQUIETEZZA, DI ECCITABILITA', DI DISEQUILIBRIO, DI VERTIGINI...
DI PALPITAZIONI, DI INAPPETENZA...




Il giallo ed il blu sono due colori che si oppongono fra di loro, ma non si contrastano.
Luce ed oscurità, energia e calma, entusiasmo e tranquillità, follia e saggezza, il giallo ed il blu si cercano, si attraggono, interagiscono, si legano attivamente fra loro, superano l'opposizione delle loro due diverse polarità... si toccano, si conciliano, si combinano, partecipano, l'uno con l'altro, alle loro stesse, opposte qualità e mostrano chiaramente la loro origine...
Yang e Yin, maschile e femminile, il giallo e il blu si richiamano tra di loro e si fronteggiano, in una costante tensione che mira alla totalità della quale ogni singolo colore è la sezione incompleta.
Insieme rappresentano, in contrapposizione armonica, la riunificazione delle opposte polarità di luce ed ombra nell'unità... un'unità superiore... nella quale gli elementi che compongono la totalità, visti accostati gli uni accanto agli altri, danno, all'occhio di chi guarda, una gradevole impressione di armonia, come la può dare la brillante luminosità del sole sulla profonda, buia ricchezza dell'oceano.
Nell'oracolo cinese l' "I - King" si legge:
"L'oscuro sta accanto al chiaro e, distaccandosene, compie la sua luminosità."
Johann Wolfgang Goethe, che aveva studiato l'essenza dei colori, il loro aspetto psichico, magico, simbolico, scriveva:
"Proprio come il chiaro e lo scuro, anche i colori richiamano direttamente il loro opposto, in modo che siano sempre presenti, contemporaneamente, un fatto ed il suo contrario.."
Il giallo è il colore più vicino alla luce, il più luminoso e il più brillante.
Ha il carattere energico e radioso del disco solare.
Stimola le funzioni dell'intelletto, risvegliando la curiosità e l'entusiasmo.
E' una porta aperta su un futuro di rinascita...
Il blu evoca una sensazione di calma e di tranquillità, di profondità e di ricchezza interiore.
Colore della dolcezza e della generosità, ha un effetto rilassante sul sistema nervoso centrale.
Associato alla sapienza divina, richiama l'uomo verso l'infinito.
Giallo e blu, come due metà, si completano a vicenda, creando l'interezza.
Il giallo "ci tira su", ci fa passare la malinconia, ci aiuta ad affrontare le prove intellettuali e quelle affettive, fortifica i nostri nervi ed il nostro cervello.
Il blu ci distende e ci rilassa, ci fa ritrovare la pace e la serenità, calma i nostri nervi e li aiuta a rigenerarsi.

"DONNA DEL LAGO"  -  "RITRATTO DI GIUSEPPINA SEGALA"  -  PRIMAVERA 2014
DIPINTO DI PAOLO SAVEGNAGO
DETTAGLIO DELLA PRIMA VERSIONE DEL DIPINTO,
DOVE L'ARANCIATO DELLA PELLE SI RAPPORTA ALL'AZZURRO DELL'AMBIENTE
CIRCOSTANTE E AL BLU DEL VESTITO, CREANDO UN GRADEVOLE SCAMBIO 

FRA STIMOLO E CALMA.






martedì 5 gennaio 2016

SESTA SEDUTA DI DIGITOPRESSIONE

UNDICESIMO SCRITTO SUL TEMA

IL CORPO E' UN IMMENSO SPECCHIO DELLA NOSTRA MEMORIA




DEDICATO A MIA MADRE

"UN GIORNO TI HO CHIAMATO MADRE.
LO SEI RIMASTA PER TUTTA LA VITA."


RIELABORAZIONE SOGGETTIVA, IN FORMA DI POESIA, DELLA SESTA SEDUTA DI DIGITOPRESSIONE SUI PUNTI DELL'AGOPUNTURA.
LA "RIEVOCAZIONE POETICA", PRECEDUTA DA UN BREVE TESTO CHE FUNGE DA "INCIPIT", E' AVVENUTA DOPO UNA SOMMARIA RICOSTRUZIONE SPONTANEA DELLE REALTA' EMERSE, IN FASE DI VISUALIZZAZIONE, NEL CORSO DELLA SEDUTA STESSA.
E' SCATURITA, SENZA FORZATURA ALCUNA, A QUALCHE GIORNO DI DISTANZA DAL TRATTAMENTO RICEVUTO ED E' LIBERAMENTE ISPIRATA AD UN VECCHIO RACCONTO DI BERT HELLINGER, GRANDE MAESTRO CHE, VENTI GIORNI OR SONO, HA FESTEGGIATO, IN PIENA FORMA FISICA, I SUOI NOVANT'ANNI DI ETA'.


OPERATORE GUIDA : 
FISIOTERAPISTA FABRIZIO CENTONZE



"... d'in cima a' ghiacci diasprati
sciogliea, nastri d'argento, le cascatelle allegre..."
Giosuè Carducci  
"Elegia del Monte Spluga"
vv, 7 - 8
VALLE SABBIA  -  VOBARNO  -  1957
LA MAMMA CON NOI TRE BAMBINI  NELLA FIAT TOPOLINO DEL PAPA'



PREMESSA

Mi metto comoda, sdraiata da ovest verso est, in direzione del lago e mi raccolgo in me stessa, chiudendo gli occhi e respirando adagio per prendermi ancora qualche minuto di tempo in più, prima di iniziare la seduta...
Allontano il più possibile tutti i miei pensieri e immagino me stessa come un foglio bianco sul quale l'esperienza non ha ancora tracciato i suoi segni.
Il silenzio e la penombra della stanza mi permetteranno di accedere alla visualizzazione senza distrazioni e di "annotare" meglio, nei taccuini della mia memoria, tutto quello che mi accadrà durante il trattamento.
La mia guida mi ricorda di ascoltare e di accogliere senza trarre mai conclusioni.
Di lì a poco sceglierà il flusso energetico da seguire, selezionerà i punti sui quali soffermarsi, li analizzerà e li classificherà... troppo pieni o, viceversa, troppo vuoti... troppo duri o, al contrario, troppo molli... caldi o freddi, sensibili o insensibili, dolenti in profondità oppure già in superficie... 
La fermerò solo sui punti "di allarme", quelli dove la pressione mi sembrerà troppo fastidiosa.
Inspiro ed espiro sempre più lentamente.
L'aria che esce porta via tutti i miei pensieri, le mie preoccupazioni, le mie ombre...
Mi sento accolta e a mio agio.
Fabrizio dà inizio all'apertura della seduta rilassandomi le spalle ed il collo.
La pressione delle sue dita è, come sempre, delicata ma, allo stesso tempo, anche molto profonda.
Le sue mani, appoggiate sulle mie spalle, aprono e sciolgono tutti i pesi che la mia mente vi ha caricato.
La sua voce è calda e sommessa:
"Ora sentirai il tuo corpo farsi sempre più pesante..
Abbandonalo alla forza di gravità della terra..."
E ancora:
"Non ti suggerisco nulla..
Lascio che la visualizzazione ti arrivi da sola...
Un luogo, un colore, una persona..."

LIMONE SUL GARDA  -  1957
LA MAMMA CON NOI TRE FIGLI PICCOLI NELLA CASA DEI MIEI NONNI MATERNI.

(DETTAGLIO DI UNA DELLE TANTE FOTOGRAFIE 
SCATTATE DALL'AMICO RUDOLF AMEND )


E' facile fare ritorno all'infanzia mentre si è distesi, come su di un fasciatoio, con una persona di fiducia che si prende cura di te con amore, come facevano tua madre e tuo padre nel tempo, ormai lontano, dei tuoi primissimi mesi di vita, quando ti pulivano, ti lavavano, ti asciugavano, ti incipriavano, ti rivestivano... quando ancora c'era un contatto fisico tra genitori e figli...
Mentre penso a questa realtà, sento, improvvisamente, il bisogno di contattare la  mano del mio operatore, di averla, almeno per un momento, sopra la mia.
Le immagini iniziano a venirmi incontro in successione, come quando si è tra la veglia ed il sonno... rappresentazioni mentali di corpi, di figure, di spazi... espressioni di concetti rievocati alla memoria e trasfigurati dalla fantasia...
Nonostante gli occhi chiusi, da est-sudest mi arriva, ancora per un attimo, l'immagine cara del lago, sul quale si affacciano le vetrate della stanza. 
E' azzurro, grigio e argento, aperto e appena increspato, già poeticamente trasfigurato dalla mia fantasia.
Poi, questa volta da est-nordest, mi viene incontro il volto gigantesco di una zingara e, subito di seguito, ma, questa volta da ovest, in luogo elevato e scosceso, il possente santuario della "Madonna della Rocca", la valletta della Degagna da un lato, la valle Sabbia dall'altro e, in basso, abbandonato nel fondovalle e attraversato dal fiume Chiese, il paese di Vobarno con la sua acciaieria, terra montana dei primi vent'anni della mia esistenza.
L'immagine dell'edificio sacro, costruito sui resti di una massiccia fortezza medioevale del X secolo, attira, più di ogni altra, la mia attenzione...
VALLE SABBIA  -  VOBARNO  -  1958
LA MAMMA, I MIEI FRATELLI E UN PICCOLO AMICO DI FAMIGLIA



Un attimo e sono alla mia infanzia.
Sono bambina... sette o forse otto anni di età. 
Non sono sola. 
Insieme a me ci sono mio fratello e mia sorella, entrambi più piccoli.
E poi c'è mia madre, giovane, forte, piena di energia, con, sottobraccio, un cesto di vimini colmo di frutta, di dolci, di panini imbottiti e di bevande e con  in mano  le "gocce di pino" per noi bambini, grosse caramelle ovali, ricoperte di granella di zucchero ed intrise di olio essenziale balsamico che serviva ad aiutare il respiro durante la salita.
1958  -  LA MAMMA CON MIA SORELLA


Ci teniamo per mano, io e i miei fratelli. 
Anche la mamma ci tiene per mano e ci indica la strada.
Siamo ai piedi della ripida salita che conduce alla "Madonna della Rocca", sulla cima del colle Cingolo, meta dei nostri frequenti "pellegrinaggi"... piacevoli passeggiate, tra il sacro ed il profano, che ci portavano ad allontanarci dal rumore cupo e minaccioso dell'acciaieria e a raggiungere un luogo consacrato e restaurato in assoluzione di voto di devozione, un insediamento difensivo recuperato dopo un lungo periodo di abbandono, uno spazio silenzioso ricco di fascino e di mistero, un posto fuori dal tempo che ci attirava e che ci incuteva paura, un "luogo alto" dove riuscivamo ancora a respirare aria di tempi lontani... a sentire  profumi appartenuti ad altre epoche... a cercare passaggi segreti ormai murati, cammini di ronda, feritoie, frecce scagliate dalle balestre... a immaginare, rimbalzando nel tempo, battaglie, soldati, sangue e baionette lungo i dirupi precipiti a picco sul paese sottostante... un eremo dove non incontravamo mai nessuno, ma dove la nostra fantasia riusciva a lavorare a tal punto da produrre spettri, ombre, fantasmi, presunte forme materializzate di spiriti antichi ormai trapassati...
La mamma è vestita di bianco, i capelli nerissimi e corti e sembra così sicura di sé, davanti a noi. 
Dipendiamo completamente da lei.
LIMONE SUL GARDA  -  REAMOL  -  1958
IO E LA MAMMA NELLA CASA DEI MIEI NONNI PATERNI

Ci raccomanda di non allontanarci neppure per un secondo e ci ricorda che, proprio lì, nei pressi di quelle ultime abitazioni isolate, confine tra il paese ed il colle, è stato rapito un bambino, strattonato via, in malo modo, da una zingara e portato lontano dalla sua casa e dai suoi affetti...
Come era rimasta impressionata la mamma dal rapimento di Fabio Chiele, il bimbo vobarnese scomparso nel nulla e ritrovato, poi, in Sardegna, tredici mesi dopo, in un accampamento nomade. Fabio aveva solo un anno di età.
La madre, Maddalena, lo aveva lasciato seduto, per un attimo, sui gradini che portavano all'uscio della sua casa, mentre lei, raggiunta la parte interna dell'abitazione, si era messa a sbrigare, tenendolo d'occhio, una qualche piccola faccenda domestica. 
Un attimo e il bambino non c'era più.
LIMONE SUL GARDA  -  1957  
LA MAMMA CON ME, MIA SORELLA E UN PICCOLO AMICO DI FAMIGLIA
NELLA CASA DEI MIEI NONNI MATERNI



Ci uniamo alla mamma e diamo inizio al nostro pellegrinaggio, un legame di fede che i vobarnesi rinnovavano, ogni anno, con una grande festa che si teneva la seconda domenica di settembre e che noi  perpetuavamo, a modo nostro, in ogni stagione, ogni volta che il tempo ce lo permetteva.
Una storia iniziata l'otto di dicembre del 1944, con una richiesta di protezione dai bombardamenti, quando, nell'ultima fase della Seconda Guerra Mondiale, gli aerei degli "alleati" iniziarono a prendere di mira, per colpirlo, lo stabilimento Falck ed il  piccolo paese bresciano che gli si era sviluppato al fianco e che dipendeva esclusivamente da questa fonte di reddito.
VOBARNO  -  VALLE SABBIA  -  BRESCIA  -  1958
LA MAMMA CON NOI FIGLI PICCOLI ED UN NOSTRO AMICHETTO






Così è iniziata la visualizzazione che mi ha condotto a focalizzare tutta la mia attenzione su mia madre, grande, e pressoché unica, figura di accudimento per me e per i miei fratelli. 
La meditazione che ne è seguita mi ha riportato alla memoria un breve, intenso racconto di Bert Hellinger, dove un figlio implora in ginocchio il genitore morente, pur di avere la sua benedizione prima del definitivo addio.
Quanta forza aveva ed ha, a tutt'oggi, mia madre..
Il lato ombra del suo fortissimo senso materno, che tendeva, troppo spesso, a manifestarsi in forma soffocante, ha impedito, più di una volta, a noi figli di crescere, di fare scelte, di esprimere in modo autonomo le nostre verità, ma come era bello sentirsi accuditi, protetti, al sicuro, con lei vicina che ci nutriva, ci dissetava e sorvegliava su di noi...


ED ECCO LA RIELABORAZIONE POETICA
SCATURITA DA QUESTA VISUALIZZAZIONE :


A TE, MADRE..


Una figlia
andò da sua madre
e le chiese:
“Madre,
ti prego,
dammi la tua benedizione
prima di andartene!”

La madre,
un tempo autoritaria e severa,
rispose:
“La mia benedizione
sarà
accompagnarti
lungo un tratto
del sentiero della conoscenza...”

All'alba,
si incontrarono nel luogo convenuto.

La figlia si fece piccola
di fronte alla propria madre.

Salirono l'erto colle,
su, su, fino all'antica Rocca,
lontano dalle ombre della loro stretta valle...

I passi
risuonavano come preghiera
a celebrare il ricordo
dell'antico voto...

Quando,
finalmente,
giunsero in cima,
sul finire del giorno,
sopraffatte dalla fatica,
videro,
in tutte le direzioni,
tra le rocce ed il cielo,
la terra inondata di luce...

La Rocca,
distrutta,
ricostruita,
divenuta chiesa,
dominava,
possente e severa,
le due valli,
la corte sottostante,
la ferriera ed il fiume...

Il sole scomparve,
portando con sé
i suoi raggi lucenti...

Fu subito notte,
ma, in quell'oscurità,
quello che avevano cercato
si rivelò...
e videro una moltitudine di stelle
scintillanti e lontane...

La figlia,
un tempo antagonista e ribelle,
si inchinò profondamente
davanti alla madre
per accogliere,
attraverso di lei,
la benedizione dell'universo.

“Tu sei la migliore fra tutte le madri, per me,
perché sei la mia!”

"Ti ho chiamata "Mamma!" 
Era un un giorno lontano...
Lo sei rimasta
per tutta la mia vita."

Alzarono il viso,
madre e figlia,
e il vento portò una pioggia leggera...

Nelle gocce,
piccole lenti  
ferme sulle guance della madre,
c'erano le carezze meravigliose
di chi,
un tempo,
le era stato vicino...

Gli sguardi pieni di affetto
di suo padre...
La dolcezza infinita
della zia...
Le parole premurose e benevole
della nonna...
Lo sguardo acuto e sagace
dello zio...
Il sorriso bellissimo e distaccato
di sua madre,
anima antica,
un tempo indifferente e lontana...


(Il testo della poesia è liberamente ispirato ad un racconto di Bert Hellinger.
Le fotografie sono state scattate dall'amico Rudolf Amend, detto Rudi.)

martedì 29 dicembre 2015

DALLA PARTE DEL DOLORE




QUINDICESIMO SCRITTO SUL TEMA

PAGHIAMO PEGNO AL PASSATO.. FINCHE' NON SI E' CANCELLATO IL DEBITO...




IL TRAUMA, IL LUTTO, LA SOFFERENZA, IL DOLORE, LA MALATTIA.. SONO MOMENTI FORMATIVI, CHE DANNO PROFONDITA' E SPESSORE ALLA NOSTRA VITA...



"NOTTE E SONNO"  -  1878  -  CAPOLAVORO DI EVELYN DE MORGAN,
PITTRICE PRERAFFAELLITA BRITANNICA INNAMORATA DEL RINASCIMENTO ITALIANO

IN GENERE E, IN PARTICOLAR MODO, DEL BOTTICELLI, AL QUALE SI ISPIRAVA.
(LONDRA, 30 AGOSTO 1855  -  LONDRA, 2 MAGGIO 1919)






La vita è complessità e drammaticità.
Voler, a tutti i costi, accelerare la guarigione di una malattia, velocizzare la soluzione di un problema, insistere troppo sul semplificare, sul bonificare, sul depurare, sul dimenticare o sul rimuovere, equivale a banalizzare il dolore, la malattia, il problema e la vita stessa.
Le situazioni difficili, quelle di chi "non sa che partito prendere", le questioni complicate, sulle quali si impone, urgente, il "dover trovare una soluzione", i dubbi da chiarire prima possibile, perché generano troppa preoccupazione, i turbamenti dell'equilibrio psichico e di quello morale che tutti negano, allontanano, combattono perché noiosi, fastidiosi, molesti, difficili da accettare... le "maledizioni", le "sciagure", i danni, gli svantaggi, le difficoltà, le avversità e tutti quanti i problemi quotidiani dell'esistenza, non sono mai degli "incidenti di percorso" da "saltare a piè pari", da scavalcare, da aggirare, da circumnavigare, da ignorare, da evitare, da mettere da parte... 
Le filosofie e le religioni di tutti i tempi e di tutte le latitudini del pianeta ci hanno sempre insegnato che la vita acquista un senso solo nella prospettiva del disagio, del pericolo, del malessere, del dolore, della malattia, della morte.
Noi tutti abbiamo un connaturato bisogno di confrontarci con questa dimensione imprescindibile della vita.
Fuggire non serve, perché qualcosa o qualcuno ci riporterà sempre là, sul "luogo del delitto", sull'orlo di quella rovina profonda ed oscura, di quel baratro dell'orrore, di quel precipizio di pene, di quell'abisso infernale.
La stessa religione cristiana dei miei avi, verso la quale, pur essendo andata oltre le mie origini, nutro un gran senso di fedeltà e di riconoscimento dei valori, adora un corpo afflitto, sofferente, torturato, martirizzato, seviziato, straziato e ucciso su di una croce, pur essendo una fede la cui promessa è tutta rivolta alla resurrezione ed alla vita eterna.
Vita e morte non sono due realtà separate.
Sono due realtà che vivono bene insieme, costantemente correlate ed interconnesse fra di loro... due realtà gemellari, associate, simbiotiche... se non addirittura mescolate, "impastate" fra di loro, amalgamate, sovrapposte l'una all'altra.
Il loro rapporto di convivenza è molto stretto.
La loro associazione durevole, inscindibile.
Non può esistere la vita senza la morte, né la morte senza la vita...
Ci definiamo "esseri viventi" in quanto sappiamo di dover morire. 
Ci definiamo "mortali" proprio perché viviamo.

  1878  -  "NOTTE E SONNO"  -  UN DETTAGLIO DEL DIPINTO DI EVELYN DE MORGAN.
BOTTICELLI, AMATO MAESTRO, RIVIVE IN MARY EVELYN PICKERING,
PRESENTE FIN NEI MINIMI PARTICOLARI DEI SUOI LAVORI...


La sofferenza è un sentimento di grande intensità e di grande potenza.
E' "pathos", è trasporto, è drammaticità, è "passione".
Solo attraversando il dolore possiamo riuscire a capire nel profondo gli eventi e a trasformarli in esperienze.
E' dall'afflizione che emerge l'anima.
La vicinanza con la pena e con la morte ci porta la conoscenza dei misteri dell'essere.
Il lutto, la tristezza, il dispiacere, la mancanza, la nostalgia, la malinconia... il trauma, il travaglio, la sofferenza, il dolore, la malattia, la morte, sono presi in considerazione, troppo spesso, solo per il loro aspetto negativo... brutti momenti, calamità, disgrazie dalle quali uscire al più presto, cercando una veloce soluzione.
Andrebbero, invece, considerati anche i preziosi aspetti formativi legati a queste realtà, aspetti che conferiscono profondità e spessore alla vita.
Ogni dolore ci fornisce l'occasione per una trasformazione, per un rinnovamento, perché ogni sofferenza amplifica, ingigantisce, provoca l'espansione e la contrazione della nostra psiche, del nostro corpo e della nostra anima e da ogni malattia, anche dalla più crudele, può uscire un "maestro spirituale" capace di condurci, lungo sentieri inesplorati, a vivere una nuova vita.
La malattia nasce da un movimento dell'anima, da una sua necessità.
Ha un suo senso profondo al quale non dobbiamo rinunciare.
Da problema, quale è comunemente considerato, potrebbe diventare risorsa.

1878  -  "NOTTE E SONNO" 
ALTRO DETTAGLIO DEL DIPINTO DI EVELYN DE MORGAN.
NELLA "NOTTE" CHE TRASCINA IL "SONNO", RIVEDIAMO "ZEFIRO" E "CLORI"
DELLA "NASCITA DI VENERE" DI SANDRO BOTTICELLI...


Allontanare scortesemente la nostra ombra, rinchiudere subito in una stanza tutto quello che la tradizione ci ha indicato come "negativo" (disordine, disequilibrio, malattia, dolore) è  sbagliato.
La vita è un sentimento unitario di commistione fra bene e male, fra positivo e negativo...
L'uomo ha bisogno di confrontarsi anche con la paura e persino - sembrerà strano -  con il dolo, con il reato, con l'artifizio, con il raggiro, con la frode, con l'inganno... con le anormalità, con le deviazioni, con la follia, con il maleficio, con la violenza, con i delitti, con i massacri, con le stragi...

"L'ANGELO DELLA MORTE"  -  DETTAGLIO  -  1880
DIPINTO DI EVELYN DE MORGAN



Molti genitori tendono a nascondere ai figli situazioni che potrebbero incutere paura o provocare sofferenza: la morte del nonno, quella del cane, del gatto, del canarino... la malattia incurabile dello zio, il suo ricovero in ospedale... la depressione della zia, il suo isolamento...
Alcuni, pensando di far bene, rendono addirittura le fiabe meno "terribili"... e, prima di leggerle ai figli o ai nipoti, le ripuliscono dal male, dalla rabbia, dall'odio, dalla cattiveria, dalla crudeltà, dalla sofferenza, dal dolore, dalla morte...
E' uno sbaglio!
I bambini vanno condotti per mano il più presto possibile attraverso le situazioni "ingestibili", attraverso quelle circostanze "ad alto rischio" che nessuno ama affrontare...
Vanno accompagnati a guardare con attenzione le realtà che incutono paura...
Devono poter toccare la mano del nonno morto, accarezzare le piume dell'uccellino senza vita, dire "arrivederci" allo zio che si ritirerà, entro breve termine, in un'altra dimensione...
In caso contrario, la loro paura non saprà dove attaccarsi e diventerà ancora più grande.

"L'ANGELO DELLA MORTE"  -  1880  -  DIPINTO DI EVELYN DE MORGAN
LA DONNA, IN TERRA ARIDA DI PATIMENTO, 
E' ANCORA UN POCO INCERTA SUL PASSAGGIO,
MA NON HA PAURA DELL'ANGELO DELLA MORTE,
AI PIEDI DEL QUALE SBOCCIANO FIORI PRIMAVERILI...


Quando cerchiamo di allontanare da noi stessi un dolore, di reprimerlo, di dimenticarlo, di soffocarlo, di rimuoverlo, di negarlo, esso non si dissolve, non si scioglie, non evapora, non sparisce, non si annulla...
Diventa, al contrario,  più forte e più potente, nascosto nei luoghi reconditi del nostro inconscio.
Il tempo lo farà, poi, riaffiorare in un sol colpo, riconsegnandolo a noi che pensavamo di averlo già dimenticato...
Ci ritornerà indietro ingigantito.
L'unico modo per liberarci dall'afflizione è quello di elaborarla, di accoglierla, di riconoscerla, di guardarla diritta negli occhi, di accettarla, di integrarla, di farla nostra, di darle un posto nel cuore.
Solo quando avremo fatto pace con le nostre parti d'ombra, solo quando avremo espresso il nostro dispiacere per averle rifiutate o rimosse e avremo riconosciuto un reciproco amore fra "bene" e "male", fra "buono" e "cattivo", fra "vittima" e "colpevole", saremo liberi.
"ANGELO CON  SERPENTE"
DIPINTO DI EVELYN DE MORGAN
(LONDRA, 30 AGOSTO 1855  -  LONDRA, 2 MAGGIO 1919)



Quando ci si imbatte in una difficoltà, in un problema, quando si ha a che fare con un dolore, con una malattia è bene, dunque, ricordarsi che solo il confronto e l'accoglienza sono liberatori.
Mettere da parte, prendere scorciatoie, uscire velocemente, correre via più presto possibile, non pone fine alla sofferenza.
Quando luce ed ombra, vita e morte, aggressore ed aggredito, giudice ed escluso, rimangono divisi e contrapposti l'un l'altro, ognuno arroccato sulle sue posizioni, senza dialettica di confronto, il movimento dell'anima alla ricerca del suo equilibrio rimane interrotto e la persona imprigionata nel suo problema.
Anche il "male" ha una sua ragion d'essere e il fatto che, a volte, il suo senso ci sfugga non toglie nulla alla sua "grandezza".
La nostra morale che giudica e condanna tutti gli aspetti nei quali non vogliamo riconoscerci è troppo ristretta nei confronti della vita.
La vita è e sarà sempre superiore a quello che noi pensiamo di lei.
A noi non resta che riconoscere ciò che è.

"FLORA"   -   DETTAGLIO DI UN MERAVIGLIOSO DIPINTO DI EVELYN DE MORGAN,
NEL QUALE RIVIVE LA "PRIMAVERA" DEL NOSTRO GRANDISSIMO BOTTICELLI.

NIPOTE DEL PITTORE PRERAFFAELLITA JOHN RODDAM SPENCER STANHOPE,
MARY EVELYN PICKERING SI DEDICO', FIN DALL'ADOLESCENZA, ALL'ARTE, 
NONOSTANTE IL PARERE CONTRARIO DEI GENITORI.

"L'ARTE E' ETERNA, MA LA VITA E' BREVE..."
"ORA VI PORRO' RIMEDIO! NON HO UN SOLO MOMENTO DA PERDERE!"
ANNOTO' SUL SUO DIARIO LA MATTINA DEL SUO DICIASSETTESIMO COMPLEANNO.

APPASSIONATA DI RINASCIMENTO ITALIANO,
IN MODO PARTICOLARE DEL BOTTICELLI,
SOGGIORNO' PER LUNGHI PERIODI A BELLOSGUARDO DI FIRENZE,
DOVE LO ZIO POSSEDEVA UNA VILLA.

DOPO IL MATRIMONIO CON WILLIAM DE MORGAN, 
CERAMISTA E SCRITTORE DI NOVELLE,
NONCHE' FIGLIO DELLA SCRITTRICE SOPHIA DE MORGAN,
LA SPIRITUALITA', GIA' COSI' VIVA IN EVELYN,  SI ACCENTUO'
E, NEI SUOI DIPINTI, SI FECE STRADA IL TEMA DELLA VITA DOPO LA MORTE,
MORTE CHE, PER LEI, NON E' MAI UN QUALCOSA DEL QUALE AVERE PAURA,
MA UN DONO DA ACCOGLIERE PER RIUSCIRE AD ABBANDONARE NELLA PACE
L'INVOLUCRO CHE CI TIENE COLLEGATI ALLA TERRA
E AD ENTRARE CON LEGGEREZZA E SPERANZA NEL REGNO DEGLI SPIRITI.