martedì 5 gennaio 2016

SESTA SEDUTA DI DIGITOPRESSIONE

UNDICESIMO SCRITTO SUL TEMA

IL CORPO E' UN IMMENSO SPECCHIO DELLA NOSTRA MEMORIA




DEDICATO A MIA MADRE

"UN GIORNO TI HO CHIAMATO MADRE.
LO SEI RIMASTA PER TUTTA LA VITA."


RIELABORAZIONE SOGGETTIVA, IN FORMA DI POESIA, DELLA SESTA SEDUTA DI DIGITOPRESSIONE SUI PUNTI DELL'AGOPUNTURA.
LA "RIEVOCAZIONE POETICA", PRECEDUTA DA UN BREVE TESTO CHE FUNGE DA "INCIPIT", E' AVVENUTA DOPO UNA SOMMARIA RICOSTRUZIONE SPONTANEA DELLE REALTA' EMERSE, IN FASE DI VISUALIZZAZIONE, NEL CORSO DELLA SEDUTA STESSA.
E' SCATURITA, SENZA FORZATURA ALCUNA, A QUALCHE GIORNO DI DISTANZA DAL TRATTAMENTO RICEVUTO ED E' LIBERAMENTE ISPIRATA AD UN VECCHIO RACCONTO DI BERT HELLINGER, GRANDE MAESTRO CHE, VENTI GIORNI OR SONO, HA FESTEGGIATO, IN PIENA FORMA FISICA, I SUOI NOVANT'ANNI DI ETA'.


OPERATORE GUIDA : 
FISIOTERAPISTA FABRIZIO CENTONZE



"... d'in cima a' ghiacci diasprati
sciogliea, nastri d'argento, le cascatelle allegre..."
Giosuè Carducci  
"Elegia del Monte Spluga"
vv, 7 - 8
VALLE SABBIA  -  VOBARNO  -  1957
LA MAMMA CON NOI TRE BAMBINI  NELLA FIAT TOPOLINO DEL PAPA'



PREMESSA

Mi metto comoda, sdraiata da ovest verso est, in direzione del lago e mi raccolgo in me stessa, chiudendo gli occhi e respirando adagio per prendermi ancora qualche minuto di tempo in più, prima di iniziare la seduta...
Allontano il più possibile tutti i miei pensieri e immagino me stessa come un foglio bianco sul quale l'esperienza non ha ancora tracciato i suoi segni.
Il silenzio e la penombra della stanza mi permetteranno di accedere alla visualizzazione senza distrazioni e di "annotare" meglio, nei taccuini della mia memoria, tutto quello che mi accadrà durante il trattamento.
La mia guida mi ricorda di ascoltare e di accogliere senza trarre mai conclusioni.
Di lì a poco sceglierà il flusso energetico da seguire, selezionerà i punti sui quali soffermarsi, li analizzerà e li classificherà... troppo pieni o, viceversa, troppo vuoti... troppo duri o, al contrario, troppo molli... caldi o freddi, sensibili o insensibili, dolenti in profondità oppure già in superficie... 
La fermerò solo sui punti "di allarme", quelli dove la pressione mi sembrerà troppo fastidiosa.
Inspiro ed espiro sempre più lentamente.
L'aria che esce porta via tutti i miei pensieri, le mie preoccupazioni, le mie ombre...
Mi sento accolta e a mio agio.
Fabrizio dà inizio all'apertura della seduta rilassandomi le spalle ed il collo.
La pressione delle sue dita è, come sempre, delicata ma, allo stesso tempo, anche molto profonda.
Le sue mani, appoggiate sulle mie spalle, aprono e sciolgono tutti i pesi che la mia mente vi ha caricato.
La sua voce è calda e sommessa:
"Ora sentirai il tuo corpo farsi sempre più pesante..
Abbandonalo alla forza di gravità della terra..."
E ancora:
"Non ti suggerisco nulla..
Lascio che la visualizzazione ti arrivi da sola...
Un luogo, un colore, una persona..."

LIMONE SUL GARDA  -  1957
LA MAMMA CON NOI TRE FIGLI PICCOLI NELLA CASA DEI MIEI NONNI MATERNI.

(DETTAGLIO DI UNA DELLE TANTE FOTOGRAFIE 
SCATTATE DALL'AMICO RUDOLF AMEND )


E' facile fare ritorno all'infanzia mentre si è distesi, come su di un fasciatoio, con una persona di fiducia che si prende cura di te con amore, come facevano tua madre e tuo padre nel tempo, ormai lontano, dei tuoi primissimi mesi di vita, quando ti pulivano, ti lavavano, ti asciugavano, ti incipriavano, ti rivestivano... quando ancora c'era un contatto fisico tra genitori e figli...
Mentre penso a questa realtà, sento, improvvisamente, il bisogno di contattare la  mano del mio operatore, di averla, almeno per un momento, sopra la mia.
Le immagini iniziano a venirmi incontro in successione, come quando si è tra la veglia ed il sonno... rappresentazioni mentali di corpi, di figure, di spazi... espressioni di concetti rievocati alla memoria e trasfigurati dalla fantasia...
Nonostante gli occhi chiusi, da est-sudest mi arriva, ancora per un attimo, l'immagine cara del lago, sul quale si affacciano le vetrate della stanza. 
E' azzurro, grigio e argento, aperto e appena increspato, già poeticamente trasfigurato dalla mia fantasia.
Poi, questa volta da est-nordest, mi viene incontro il volto gigantesco di una zingara e, subito di seguito, ma, questa volta da ovest, in luogo elevato e scosceso, il possente santuario della "Madonna della Rocca", la valletta della Degagna da un lato, la valle Sabbia dall'altro e, in basso, abbandonato nel fondovalle e attraversato dal fiume Chiese, il paese di Vobarno con la sua acciaieria, terra montana dei primi vent'anni della mia esistenza.
L'immagine dell'edificio sacro, costruito sui resti di una massiccia fortezza medioevale del X secolo, attira, più di ogni altra, la mia attenzione...
VALLE SABBIA  -  VOBARNO  -  1958
LA MAMMA, I MIEI FRATELLI E UN PICCOLO AMICO DI FAMIGLIA



Un attimo e sono alla mia infanzia.
Sono bambina... sette o forse otto anni di età. 
Non sono sola. 
Insieme a me ci sono mio fratello e mia sorella, entrambi più piccoli.
E poi c'è mia madre, giovane, forte, piena di energia, con, sottobraccio, un cesto di vimini colmo di frutta, di dolci, di panini imbottiti e di bevande e con  in mano  le "gocce di pino" per noi bambini, grosse caramelle ovali, ricoperte di granella di zucchero ed intrise di olio essenziale balsamico che serviva ad aiutare il respiro durante la salita.
1958  -  LA MAMMA CON MIA SORELLA


Ci teniamo per mano, io e i miei fratelli. 
Anche la mamma ci tiene per mano e ci indica la strada.
Siamo ai piedi della ripida salita che conduce alla "Madonna della Rocca", sulla cima del colle Cingolo, meta dei nostri frequenti "pellegrinaggi"... piacevoli passeggiate, tra il sacro ed il profano, che ci portavano ad allontanarci dal rumore cupo e minaccioso dell'acciaieria e a raggiungere un luogo consacrato e restaurato in assoluzione di voto di devozione, un insediamento difensivo recuperato dopo un lungo periodo di abbandono, uno spazio silenzioso ricco di fascino e di mistero, un posto fuori dal tempo che ci attirava e che ci incuteva paura, un "luogo alto" dove riuscivamo ancora a respirare aria di tempi lontani... a sentire  profumi appartenuti ad altre epoche... a cercare passaggi segreti ormai murati, cammini di ronda, feritoie, frecce scagliate dalle balestre... a immaginare, rimbalzando nel tempo, battaglie, soldati, sangue e baionette lungo i dirupi precipiti a picco sul paese sottostante... un eremo dove non incontravamo mai nessuno, ma dove la nostra fantasia riusciva a lavorare a tal punto da produrre spettri, ombre, fantasmi, presunte forme materializzate di spiriti antichi ormai trapassati...
La mamma è vestita di bianco, i capelli nerissimi e corti e sembra così sicura di sé, davanti a noi. 
Dipendiamo completamente da lei.
LIMONE SUL GARDA  -  REAMOL  -  1958
IO E LA MAMMA NELLA CASA DEI MIEI NONNI PATERNI

Ci raccomanda di non allontanarci neppure per un secondo e ci ricorda che, proprio lì, nei pressi di quelle ultime abitazioni isolate, confine tra il paese ed il colle, è stato rapito un bambino, strattonato via, in malo modo, da una zingara e portato lontano dalla sua casa e dai suoi affetti...
Come era rimasta impressionata la mamma dal rapimento di Fabio Chiele, il bimbo vobarnese scomparso nel nulla e ritrovato, poi, in Sardegna, tredici mesi dopo, in un accampamento nomade. Fabio aveva solo un anno di età.
La madre, Maddalena, lo aveva lasciato seduto, per un attimo, sui gradini che portavano all'uscio della sua casa, mentre lei, raggiunta la parte interna dell'abitazione, si era messa a sbrigare, tenendolo d'occhio, una qualche piccola faccenda domestica. 
Un attimo e il bambino non c'era più.
LIMONE SUL GARDA  -  1957  
LA MAMMA CON ME, MIA SORELLA E UN PICCOLO AMICO DI FAMIGLIA
NELLA CASA DEI MIEI NONNI MATERNI



Ci uniamo alla mamma e diamo inizio al nostro pellegrinaggio, un legame di fede che i vobarnesi rinnovavano, ogni anno, con una grande festa che si teneva la seconda domenica di settembre e che noi  perpetuavamo, a modo nostro, in ogni stagione, ogni volta che il tempo ce lo permetteva.
Una storia iniziata l'otto di dicembre del 1944, con una richiesta di protezione dai bombardamenti, quando, nell'ultima fase della Seconda Guerra Mondiale, gli aerei degli "alleati" iniziarono a prendere di mira, per colpirlo, lo stabilimento Falck ed il  piccolo paese bresciano che gli si era sviluppato al fianco e che dipendeva esclusivamente da questa fonte di reddito.
VOBARNO  -  VALLE SABBIA  -  BRESCIA  -  1958
LA MAMMA CON NOI FIGLI PICCOLI ED UN NOSTRO AMICHETTO






Così è iniziata la visualizzazione che mi ha condotto a focalizzare tutta la mia attenzione su mia madre, grande, e pressoché unica, figura di accudimento per me e per i miei fratelli. 
La meditazione che ne è seguita mi ha riportato alla memoria un breve, intenso racconto di Bert Hellinger, dove un figlio implora in ginocchio il genitore morente, pur di avere la sua benedizione prima del definitivo addio.
Quanta forza aveva ed ha, a tutt'oggi, mia madre..
Il lato ombra del suo fortissimo senso materno, che tendeva, troppo spesso, a manifestarsi in forma soffocante, ha impedito, più di una volta, a noi figli di crescere, di fare scelte, di esprimere in modo autonomo le nostre verità, ma come era bello sentirsi accuditi, protetti, al sicuro, con lei vicina che ci nutriva, ci dissetava e sorvegliava su di noi...


ED ECCO LA RIELABORAZIONE POETICA
SCATURITA DA QUESTA VISUALIZZAZIONE :


A TE, MADRE..


Una figlia
andò da sua madre
e le chiese:
“Madre,
ti prego,
dammi la tua benedizione
prima di andartene!”

La madre,
un tempo autoritaria e severa,
rispose:
“La mia benedizione
sarà
accompagnarti
lungo un tratto
del sentiero della conoscenza...”

All'alba,
si incontrarono nel luogo convenuto.

La figlia si fece piccola
di fronte alla propria madre.

Salirono l'erto colle,
su, su, fino all'antica Rocca,
lontano dalle ombre della loro stretta valle...

I passi
risuonavano come preghiera
a celebrare il ricordo
dell'antico voto...

Quando,
finalmente,
giunsero in cima,
sul finire del giorno,
sopraffatte dalla fatica,
videro,
in tutte le direzioni,
tra le rocce ed il cielo,
la terra inondata di luce...

La Rocca,
distrutta,
ricostruita,
divenuta chiesa,
dominava,
possente e severa,
le due valli,
la corte sottostante,
la ferriera ed il fiume...

Il sole scomparve,
portando con sé
i suoi raggi lucenti...

Fu subito notte,
ma, in quell'oscurità,
quello che avevano cercato
si rivelò...
e videro una moltitudine di stelle
scintillanti e lontane...

La figlia,
un tempo antagonista e ribelle,
si inchinò profondamente
davanti alla madre
per accogliere,
attraverso di lei,
la benedizione dell'universo.

“Tu sei la migliore fra tutte le madri, per me,
perché sei la mia!”

"Ti ho chiamata "Mamma!" 
Era un un giorno lontano...
Lo sei rimasta
per tutta la mia vita."

Alzarono il viso,
madre e figlia,
e il vento portò una pioggia leggera...

Nelle gocce,
piccole lenti  
ferme sulle guance della madre,
c'erano le carezze meravigliose
di chi,
un tempo,
le era stato vicino...

Gli sguardi pieni di affetto
di suo padre...
La dolcezza infinita
della zia...
Le parole premurose e benevole
della nonna...
Lo sguardo acuto e sagace
dello zio...
Il sorriso bellissimo e distaccato
di sua madre,
anima antica,
un tempo indifferente e lontana...


(Il testo della poesia è liberamente ispirato ad un racconto di Bert Hellinger.
Le fotografie sono state scattate dall'amico Rudolf Amend, detto Rudi.)

martedì 29 dicembre 2015

DALLA PARTE DEL DOLORE




QUINDICESIMO SCRITTO SUL TEMA

PAGHIAMO PEGNO AL PASSATO.. FINCHE' NON SI E' CANCELLATO IL DEBITO...




IL TRAUMA, IL LUTTO, LA SOFFERENZA, IL DOLORE, LA MALATTIA.. SONO MOMENTI FORMATIVI, CHE DANNO PROFONDITA' E SPESSORE ALLA NOSTRA VITA...



"NOTTE E SONNO"  -  1878  -  CAPOLAVORO DI EVELYN DE MORGAN,
PITTRICE PRERAFFAELLITA BRITANNICA INNAMORATA DEL RINASCIMENTO ITALIANO

IN GENERE E, IN PARTICOLAR MODO, DEL BOTTICELLI, AL QUALE SI ISPIRAVA.
(LONDRA, 30 AGOSTO 1855  -  LONDRA, 2 MAGGIO 1919)






La vita è complessità e drammaticità.
Voler, a tutti i costi, accelerare la guarigione di una malattia, velocizzare la soluzione di un problema, insistere troppo sul semplificare, sul bonificare, sul depurare, sul dimenticare o sul rimuovere, equivale a banalizzare il dolore, la malattia, il problema e la vita stessa.
Le situazioni difficili, quelle di chi "non sa che partito prendere", le questioni complicate, sulle quali si impone, urgente, il "dover trovare una soluzione", i dubbi da chiarire prima possibile, perché generano troppa preoccupazione, i turbamenti dell'equilibrio psichico e di quello morale che tutti negano, allontanano, combattono perché noiosi, fastidiosi, molesti, difficili da accettare... le "maledizioni", le "sciagure", i danni, gli svantaggi, le difficoltà, le avversità e tutti quanti i problemi quotidiani dell'esistenza, non sono mai degli "incidenti di percorso" da "saltare a piè pari", da scavalcare, da aggirare, da circumnavigare, da ignorare, da evitare, da mettere da parte... 
Le filosofie e le religioni di tutti i tempi e di tutte le latitudini del pianeta ci hanno sempre insegnato che la vita acquista un senso solo nella prospettiva del disagio, del pericolo, del malessere, del dolore, della malattia, della morte.
Noi tutti abbiamo un connaturato bisogno di confrontarci con questa dimensione imprescindibile della vita.
Fuggire non serve, perché qualcosa o qualcuno ci riporterà sempre là, sul "luogo del delitto", sull'orlo di quella rovina profonda ed oscura, di quel baratro dell'orrore, di quel precipizio di pene, di quell'abisso infernale.
La stessa religione cristiana dei miei avi, verso la quale, pur essendo andata oltre le mie origini, nutro un gran senso di fedeltà e di riconoscimento dei valori, adora un corpo afflitto, sofferente, torturato, martirizzato, seviziato, straziato e ucciso su di una croce, pur essendo una fede la cui promessa è tutta rivolta alla resurrezione ed alla vita eterna.
Vita e morte non sono due realtà separate.
Sono due realtà che vivono bene insieme, costantemente correlate ed interconnesse fra di loro... due realtà gemellari, associate, simbiotiche... se non addirittura mescolate, "impastate" fra di loro, amalgamate, sovrapposte l'una all'altra.
Il loro rapporto di convivenza è molto stretto.
La loro associazione durevole, inscindibile.
Non può esistere la vita senza la morte, né la morte senza la vita...
Ci definiamo "esseri viventi" in quanto sappiamo di dover morire. 
Ci definiamo "mortali" proprio perché viviamo.

  1878  -  "NOTTE E SONNO"  -  UN DETTAGLIO DEL DIPINTO DI EVELYN DE MORGAN.
BOTTICELLI, AMATO MAESTRO, RIVIVE IN MARY EVELYN PICKERING,
PRESENTE FIN NEI MINIMI PARTICOLARI DEI SUOI LAVORI...


La sofferenza è un sentimento di grande intensità e di grande potenza.
E' "pathos", è trasporto, è drammaticità, è "passione".
Solo attraversando il dolore possiamo riuscire a capire nel profondo gli eventi e a trasformarli in esperienze.
E' dall'afflizione che emerge l'anima.
La vicinanza con la pena e con la morte ci porta la conoscenza dei misteri dell'essere.
Il lutto, la tristezza, il dispiacere, la mancanza, la nostalgia, la malinconia... il trauma, il travaglio, la sofferenza, il dolore, la malattia, la morte, sono presi in considerazione, troppo spesso, solo per il loro aspetto negativo... brutti momenti, calamità, disgrazie dalle quali uscire al più presto, cercando una veloce soluzione.
Andrebbero, invece, considerati anche i preziosi aspetti formativi legati a queste realtà, aspetti che conferiscono profondità e spessore alla vita.
Ogni dolore ci fornisce l'occasione per una trasformazione, per un rinnovamento, perché ogni sofferenza amplifica, ingigantisce, provoca l'espansione e la contrazione della nostra psiche, del nostro corpo e della nostra anima e da ogni malattia, anche dalla più crudele, può uscire un "maestro spirituale" capace di condurci, lungo sentieri inesplorati, a vivere una nuova vita.
La malattia nasce da un movimento dell'anima, da una sua necessità.
Ha un suo senso profondo al quale non dobbiamo rinunciare.
Da problema, quale è comunemente considerato, potrebbe diventare risorsa.

1878  -  "NOTTE E SONNO" 
ALTRO DETTAGLIO DEL DIPINTO DI EVELYN DE MORGAN.
NELLA "NOTTE" CHE TRASCINA IL "SONNO", RIVEDIAMO "ZEFIRO" E "CLORI"
DELLA "NASCITA DI VENERE" DI SANDRO BOTTICELLI...


Allontanare scortesemente la nostra ombra, rinchiudere subito in una stanza tutto quello che la tradizione ci ha indicato come "negativo" (disordine, disequilibrio, malattia, dolore) è  sbagliato.
La vita è un sentimento unitario di commistione fra bene e male, fra positivo e negativo...
L'uomo ha bisogno di confrontarsi anche con la paura e persino - sembrerà strano -  con il dolo, con il reato, con l'artifizio, con il raggiro, con la frode, con l'inganno... con le anormalità, con le deviazioni, con la follia, con il maleficio, con la violenza, con i delitti, con i massacri, con le stragi...

"L'ANGELO DELLA MORTE"  -  DETTAGLIO  -  1880
DIPINTO DI EVELYN DE MORGAN



Molti genitori tendono a nascondere ai figli situazioni che potrebbero incutere paura o provocare sofferenza: la morte del nonno, quella del cane, del gatto, del canarino... la malattia incurabile dello zio, il suo ricovero in ospedale... la depressione della zia, il suo isolamento...
Alcuni, pensando di far bene, rendono addirittura le fiabe meno "terribili"... e, prima di leggerle ai figli o ai nipoti, le ripuliscono dal male, dalla rabbia, dall'odio, dalla cattiveria, dalla crudeltà, dalla sofferenza, dal dolore, dalla morte...
E' uno sbaglio!
I bambini vanno condotti per mano il più presto possibile attraverso le situazioni "ingestibili", attraverso quelle circostanze "ad alto rischio" che nessuno ama affrontare...
Vanno accompagnati a guardare con attenzione le realtà che incutono paura...
Devono poter toccare la mano del nonno morto, accarezzare le piume dell'uccellino senza vita, dire "arrivederci" allo zio che si ritirerà, entro breve termine, in un'altra dimensione...
In caso contrario, la loro paura non saprà dove attaccarsi e diventerà ancora più grande.

"L'ANGELO DELLA MORTE"  -  1880  -  DIPINTO DI EVELYN DE MORGAN
LA DONNA, IN TERRA ARIDA DI PATIMENTO, 
E' ANCORA UN POCO INCERTA SUL PASSAGGIO,
MA NON HA PAURA DELL'ANGELO DELLA MORTE,
AI PIEDI DEL QUALE SBOCCIANO FIORI PRIMAVERILI...


Quando cerchiamo di allontanare da noi stessi un dolore, di reprimerlo, di dimenticarlo, di soffocarlo, di rimuoverlo, di negarlo, esso non si dissolve, non si scioglie, non evapora, non sparisce, non si annulla...
Diventa, al contrario,  più forte e più potente, nascosto nei luoghi reconditi del nostro inconscio.
Il tempo lo farà, poi, riaffiorare in un sol colpo, riconsegnandolo a noi che pensavamo di averlo già dimenticato...
Ci ritornerà indietro ingigantito.
L'unico modo per liberarci dall'afflizione è quello di elaborarla, di accoglierla, di riconoscerla, di guardarla diritta negli occhi, di accettarla, di integrarla, di farla nostra, di darle un posto nel cuore.
Solo quando avremo fatto pace con le nostre parti d'ombra, solo quando avremo espresso il nostro dispiacere per averle rifiutate o rimosse e avremo riconosciuto un reciproco amore fra "bene" e "male", fra "buono" e "cattivo", fra "vittima" e "colpevole", saremo liberi.
"ANGELO CON  SERPENTE"
DIPINTO DI EVELYN DE MORGAN
(LONDRA, 30 AGOSTO 1855  -  LONDRA, 2 MAGGIO 1919)



Quando ci si imbatte in una difficoltà, in un problema, quando si ha a che fare con un dolore, con una malattia è bene, dunque, ricordarsi che solo il confronto e l'accoglienza sono liberatori.
Mettere da parte, prendere scorciatoie, uscire velocemente, correre via più presto possibile, non pone fine alla sofferenza.
Quando luce ed ombra, vita e morte, aggressore ed aggredito, giudice ed escluso, rimangono divisi e contrapposti l'un l'altro, ognuno arroccato sulle sue posizioni, senza dialettica di confronto, il movimento dell'anima alla ricerca del suo equilibrio rimane interrotto e la persona imprigionata nel suo problema.
Anche il "male" ha una sua ragion d'essere e il fatto che, a volte, il suo senso ci sfugga non toglie nulla alla sua "grandezza".
La nostra morale che giudica e condanna tutti gli aspetti nei quali non vogliamo riconoscerci è troppo ristretta nei confronti della vita.
La vita è e sarà sempre superiore a quello che noi pensiamo di lei.
A noi non resta che riconoscere ciò che è.

"FLORA"   -   DETTAGLIO DI UN MERAVIGLIOSO DIPINTO DI EVELYN DE MORGAN,
NEL QUALE RIVIVE LA "PRIMAVERA" DEL NOSTRO GRANDISSIMO BOTTICELLI.

NIPOTE DEL PITTORE PRERAFFAELLITA JOHN RODDAM SPENCER STANHOPE,
MARY EVELYN PICKERING SI DEDICO', FIN DALL'ADOLESCENZA, ALL'ARTE, 
NONOSTANTE IL PARERE CONTRARIO DEI GENITORI.

"L'ARTE E' ETERNA, MA LA VITA E' BREVE..."
"ORA VI PORRO' RIMEDIO! NON HO UN SOLO MOMENTO DA PERDERE!"
ANNOTO' SUL SUO DIARIO LA MATTINA DEL SUO DICIASSETTESIMO COMPLEANNO.

APPASSIONATA DI RINASCIMENTO ITALIANO,
IN MODO PARTICOLARE DEL BOTTICELLI,
SOGGIORNO' PER LUNGHI PERIODI A BELLOSGUARDO DI FIRENZE,
DOVE LO ZIO POSSEDEVA UNA VILLA.

DOPO IL MATRIMONIO CON WILLIAM DE MORGAN, 
CERAMISTA E SCRITTORE DI NOVELLE,
NONCHE' FIGLIO DELLA SCRITTRICE SOPHIA DE MORGAN,
LA SPIRITUALITA', GIA' COSI' VIVA IN EVELYN,  SI ACCENTUO'
E, NEI SUOI DIPINTI, SI FECE STRADA IL TEMA DELLA VITA DOPO LA MORTE,
MORTE CHE, PER LEI, NON E' MAI UN QUALCOSA DEL QUALE AVERE PAURA,
MA UN DONO DA ACCOGLIERE PER RIUSCIRE AD ABBANDONARE NELLA PACE
L'INVOLUCRO CHE CI TIENE COLLEGATI ALLA TERRA
E AD ENTRARE CON LEGGEREZZA E SPERANZA NEL REGNO DEGLI SPIRITI.



venerdì 11 dicembre 2015

OTTAVA SEDUTA DI DIGITOPRESSIONE



DECIMO SCRITTO SUL TEMA

IL CORPO E' UN IMMENSO SPECCHIO DELLA NOSTRA MEMORIA 




AL CAPEZZALE DI MIO PADRE

VENT'ANNI FA MORIVA MIO PADRE :
UNA MORTE CHE IO NON HO MAI DEL TUTTO ACCETTATO...


IL LUTTO DEVE ESSERE VISSUTO FINO IN FONDO SE LO SI VUOLE SUPERARE.
IL DOLORE E LA PAURA VANNO "ATTRAVERSATI" IMMEDIATAMENTE.
IN CASO CONTRARIO, QUESTI SENTIMENTI, A POCO A POCO, DIVENTERANNO, SEMPRE PIU' GRANDI E NOI NON CI RENDEREMO NEPPURE CONTO DEL PERCHE'.
IN TERAPIA SI GUIDANO LE PERSONE, ANCORA UNA VOLTA, AL LETTO DI MORTE DEL LORO AMATO E SI PERMETTE LORO DI SDRAIARSI ACCANTO A LUI PER UN COMMIATO.
QUANDO, POI, CI SI RIALZA, SI SCOPRE, NON SENZA STUPORE, CHE IL NOSTRO MALESSERE E' PRESSOCHE' SCOMPARSO E CHE E' POSSIBILE AFFRONTARE NUOVAMENTE IL FUTURO.



RIELABORAZIONE SOGGETTIVA DELL'OTTAVA SEDUTA DI DIGITOPRESSIONE SUI PUNTI DELL'AGOPUNTURA SCATURITA SPONTANEAMENTE A QUALCHE GIORNO DI DISTANZA DAL TRATTAMENTO RICEVUTO.
FISIOTERAPISTA DI RIFERIMENTO : 
FABRIZIO CENTONZE



"... e quando dal nevoso aere inquiete
tenebre e lunghe all'universo meni..."
Ugo Foscolo - "Alla sera" - vv 5-6

MIO PADRE, DOMENICO GIULIO, A VENTISETTE ANNI DI ETA', 
IN UNA FOTOGRAFIA SCATTATA IL 31 DI DICEMBRE DEL 1940,
GIORNO DELLA SUA NOMINA A TENENTE PILOTA 
DELLA REGIA AERONAUTICA MILITARE ITALIANA.
NEL 1947, TERMINATA LA SECONDA GUERRA MONDIALE, 
OTTERRA' LA MEDAGLIA D'ARGENTO AL VALOR MILITARE.







L'ottava seduta di digitopressione sui punti dell'agopuntura, abbinata a specifiche, efficacissime tecniche di comunicazione verbale sul modello "ercksoniano", mi ha portato immagini e sentimenti che mi hanno toccato e curato l'anima.
E' stata una seduta carica, intensa, vissuta, coinvolgente... emozionante, commovente... così ricca di significato, per me, nella sua drammaticità.
E' stata dolore e guarigione, "irretimento" e liberazione, morte e rinascita..
E' stata raccoglimento, abbandono, nostalgia, pianto e consolazione... radicamento, appartenenza, fedeltà, umiltà e dedizione..
E' stata sintonia e sovrapposizione...
Un ritrovarsi, un riconciliarsi ed un "doversi subito dire addio"...
Un accettare, un accordarsi, un prendere ed un lasciare.
E' stata rito, "liturgia", preghiera... richiesta, invocazione, supplica...
Il presente mi ha riportato al passato e, dal passato, ho dovuto fare ritorno al presente.
Dall'alba ho camminato fin all'imbrunire e, dall'imbrunire, fino ad una nuova alba.
Il tutto mi ha nuovamente confermato il legame alla famiglia di origine come fonte di libertà, non viceversa...

DAL LIBRETTO PERSONALE DI VOLO DI MIO PADRE DOMENICO, A QUEL TEMPO
ALLIEVO UFFICIALE PILOTA DELLA REGIA AERONAUTICA MILITARE ITALIANA,
FRESCO DI AMMISSIONE ALLA SCUOLA DI TURISMO AEREO DI FOLIGNO 

E A QUELLA DI PILOTAGGIO DI MALPENSA 
CON DATA  8 GIUGNO 1936.
SARA' NOMINATO SOTTOTENENTE IL 30 DI APRILE DEL 1937
E  PILOTA MILITARE IL 20 DI MAGGIO DELLO STESSO ANNO.





Il mio fisioterapista, inseguendo un sottile presentimento, calmo ed attento, silenzioso e cauto, ma anche fermo, sicuro e determinato, mi ha guidato, non senza fascino e grazia ed in una sfera di esperienza del tutto tipica dell'anima, all'indietro nel tempo di vent'anni, fino al letto di morte di mio padre, a rivivere, nei giorni dell'anniversario, quel lutto mai del tutto superato, ad evocare e a salutare la figura di appartenenza a me più cara, quella che più ho amato, quella che ho goduto così poco, quella che non è mai stata del tutto mia...
"Ti sei voluto ritirare talmente in fretta... che io non ho fatto in tempo a dirti... arrivederci..."
"Mi sei mancato così tanto che, in ogni uomo che incontro, cerco qualcosa di te..."
"Ho pianto per tre giorni e per tre notti quando ti ho perso..." dicevo tra le lacrime, mentre inspiravo ed espiravo ad occhi chiusi, sdraiata nella penombra della stanza, in un'atmosfera sognante fatta di tenerissima, struggente malinconia.
"Non potrò mai dimenticare quelle fredde giornate di fine novembre... 
Ti hanno portato all'ospedale... 
Una banale caduta.. di sera.. al buio.. sulle scale che portano alla cantina...
Cercavi un attrezzo che ti potesse essere d'aiuto per un qualche tuo lavoro... 
Non accendevi mai le luci nella notte...
Sembrava tutto così banale al momento...
Qualche costola rotta.. niente di preoccupante...
Non ti ho più potuto parlare...
Non ti ho più potuto salutare...
Non ho potuto chiarire, ringraziare, onorare...
Non ho fatto in tempo ad adempiere al mio compito, quello che ogni figlia ha nei confronti di suo padre morente... 
E' stato tutto così improvviso...
E' rimasto tutto così "in sospeso"...
L'evento... talmente inatteso, assurdo, inspiegato, nebuloso che, da allora, io, non ho più potuto concedere a me stessa il permesso di vivere sana e felice...
Non so cosa darei per poterti avere, di nuovo, qui con me, anche per un solo giorno..."

MIO PADRE DOMENICO, VENTIDUE ANNI DI ETA', NEL LONTANO 1936,
ALLIEVO UFFICIALE PILOTA DELLA REGIA AERONAUTICA MILITARE ITALIANA




"Ti ho sempre guardato con amore e, da quel triste momento, l'ho fatto ancora di più... 
Ti ho rappresentato e ti sono stata fedele, totalmente... ma, in questa fedeltà, ho rinunciato alla mia vita..."
"Porto la tua inquietudine, papà... la tua sofferenza, il tuo dolore... ma chi è più piccolo non può portare i pesi di chi è più grande..."
"Ti prego, fa' che, a me e ai miei fratelli, possa arrivare la tua benedizione!"

MIO PADRE DOMENICO, ALL'ETA' DI VENTIDUE ANNI,
IN UNA FOTOGRAFIA DATATA 28 SETTEMBRE 1936




"Ricordo i tuoi silenzi, le tue preoccupazioni, i tuoi turbamenti... la tua ansia, la tua agitazione..."
"Ricordo quando, tempestoso, ti impensierivi, ti crucciavi, ti spazientivi, ti adiravi, ti angustiavi...
Allora i tuoi meravigliosi occhi cambiavano di colore, come cambia il cielo quando è agitato da una tempesta, il lago quando è mosso da una burrasca, l'aria da forti precipitazioni, da una bufera di vento, da una tormenta di neve o da un'improvvisa, imprevista grandinata...
Dall'azzurro viravano improvvisamente verso il grigio ed il piombo, con sfumature malinconiche, sporche, spente...
Tu, instancabile uccello delle tempeste... tu, aereo che si librava felice nelle correnti delle turbolenze... catapultato, di colpo, negli uragani della guerra, dell'impeto, della furia omicida, dei bombardamenti, delle esplosioni, delle fiamme, delle urla, dei rumori, degli inseguimenti, dei colpi... e dei contraccolpi..."
"Non c'è giorno nel quale la mia anima non si sovrapponga, almeno per qualche istante, alla tua..."
"Ti prego... guardami con benevolenza mentre mi rialzo, mi allontano da te e ritorno alla vita. Ancora per un poco..."

DOMENICO GIULIO SEGALA, MIO PADRE, NEL 1936, 
GIOVANE ALLIEVO UFFICIALE PILOTA.
PRENDERA' PRESTO PARTE ALLA SECONDA GUERRA MONDIALE
NELLA DUECENTOSESSANTUNESIMA SQUADRIGLIA DI BOMBARDAMENTO...



Impossibile descrivere un simile "sentire" se non se ne fa esperienza... 
Il mio corpo era completamente adagiato dentro quello più grande di mio padre, totalmente "irretito" nel suo e la mia anima intimamente identificata con la sua, in un abbraccio carico d'amore.
A partire dalle mani e dai piedi, dalle braccia e dalle gambe, iniziavo, a poco a poco, a raffreddarmi, ma non c'era paura alcuna.
Inspiravo lentamente, con leggerezza, come se stessi nutrendo il mio spirito.
E mi sentivo stranamente in pace e pacatamente ottimista nei confronti di me stessa e nei confronti del mondo che mi circondava... remissiva, ben disposta, indulgente, riconciliata, in sintonia con il mio destino.

DOMENICO NEL 1936.
PILOTA DI VELIVOLI PLURIMOTORI, PARTECIPERA', 
NEL CORSO DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE,
AD AZIONI DI BOMBARDAMENTO, DIURNE E NOTTURNE, 
SU BASI NAVALI NEMICHE DI TUTTO IL MEDITERRANEO.
NELLA MOTIVAZIONE  ALLEGATA 
ALLA MEDAGLIA D'ARGENTO AL VALOR MILITARE
E' RICORDATO ANCHE PER LE PREZIOSE MISSIONI DI AVIORIFORNIMENTO 
ALLE TRUPPE NAZIONALI ED ALLE TRUPPE PARTIGIANE.



"Onora il padre! 
Sii umile nei suoi confronti!
Non combatterlo! 
Prendilo così come lui è! 
Portagli rispetto! 
Fa' che abbia sempre la precedenza! 
Inchinati davanti a lui!
Chiedi la sua benedizione!
Esprimi gratitudine per il dono della vita che hai ricevuto attraverso di lui!"
Parole insolite, antiche e desuete che, nel corso della meditazione, riaffiorano alla memoria, si fanno avanti prepotentemente e diventano, d'improvviso, così ricche di significato...
E' il linguaggio vittorioso, semplice ed incisivo del cuore, quello che ci appartiene da sempre e che noi, spesso, rifiutiamo... molto più potente rispetto al linguaggio razionalistico, che usa vocaboli troppo freddi, troppo scialbi, troppo sterili... vocaboli incapaci di portare un'anima alla guarigione.

DOMENICO NEL 1936


Ci siamo lasciati, io e mio padre, sull'immagine del nostro amatissimo lago, immagine che abbiamo entrambi nel cuore da sempre e che ci ha sempre collegato l'una all'altro... antico specchio d'argento dal fascino indiscusso ed, ora, invisibile, liquido nastro azzurro teso tra me e lui. 
Acqua limpida e calma per noi due, irresistibile invito ad immergervisi per scoprirne la parte nascosta, il lato ombra...
Cielo autunnale dai mille, caldissimi colori riflessi, a specchio, sulla superficie, ormai fredda, dell'acqua.
Rosa, aranciato, giallo... poi, ancora, azzurro, grigio, bianco... e, di nuovo, qualche tocco di rosso, di indaco, di violetto...
Alba e tramonto insieme.
Brillanti chiazze di luce colorata e spente e opache macchie d'ombra.

MIO PADRE, A VENTISETTE ANNI DI ETA', IN UNA FOTOGRAFIA DATATA 1940,
TENENTE PILOTA DELLA REGIA AERONAUTICA ITALIANA.
OTTERRA' LA NOMINA A CAPITANO PILOTA,
CON DIRITTO DI COMANDO DI UNA SQUADRIGLIA DI AEREI.


Rimango focalizzata sull'immagine del lago... a lungo... come fosse un messaggio d'amore...
Cerco di fotografarla con gli occhi e di conservarla nel cuore...
Associo l'alba alla mia infanzia e all'infanzia di mio padre... ma anche ad un nuovo inizio e a nuove, rinnovate energie.
Associo l'imbrunire all'abbandono, all'addio, alla dipartita... all'ansia, al timore, alla tristezza... all'incerta, angosciante aspettativa che noi tutti abbiamo verso quello sconosciuto periodo finale della nostra vita che altro non è che trasformazione, passaggio, ciclicità, viaggio senza fine, eternità, infinito esistere...

GROTON - CONNECTICUT - U.S.A. - ANNO SCOLASTICO 1919-1920
MIO PADRE, DOMENICO GIULIO, BIMBO DI  SEI ANNI,
SUI BANCHI DI SCUOLA DELLA PRIMA CLASSE ELEMENTARE
NELL'EST DEGLI STATI UNITI D'AMERICA.

NATO, AL DI LA' DELL'OCEANO ATLANTICO,
DA GENITORI ITALIANI EMIGRATI  IN QUELLE TERRE
ALLA RICERCA DI UN LAVORO,
DOMINIC HA TRASCORSO LA SUA INFANZIA IN AMERICA
PRIMA DI FARE "RITORNO" NELLA TERRA D'ORIGINE DEI SUOI AVI, L'ITALIA.




UN GRAZIE DAL CUORE AL MIO FISIOTERAPISTA, FABRIZIO CENTONZE, CHE HA SAPUTO GUARDARE, INSIEME A ME, LA MORTE DI MIO PADRE, PER RIACCOMPAGNARMI, RINFRANCATA, ALLA VITA... A FABRIZIO CHE, SOLLECITANDOMI, MI HA DETTO: "PARLAGLI...! PARLA A TUO PADRE...! FA' COME SE LUI FOSSE QUI...!"  E ANCORA: "FOCALIZZATI SULL'IMMAGINE DEL LAGO...! NON PERDERLA...!  PORTALA CON TE...!"
VISUALIZZARE TALI SITUAZIONI, ENTRARCI DENTRO E RIVIVERLE, COMPORTA SEMPRE IL RISCHIO DI VENIRE TRAVOLTI DALL'EMOZIONE ED ATTIRATI ALL'INTERNO DI QUELLE STESSE SITUAZIONI... 
PER QUESTO MOTIVO E' ASSOLUTAMENTE NECESSARIA LA PRESENZA DI UNA GUIDA CHE FUNGA DA PROTEZIONE E CHE CI PERMETTA UN PIACEVOLE RITORNO ALLA VITA, SENZA CONTARE, TRA L'ALTRO, CHE LA FORZA DI UNA SINGOLA PERSONA NON POTRA' MAI EGUAGLIARE LA SINERGICA POTENZA DI UN COLLABORATIVO, SIMULTANEO LAVORO DI COPPIA.



MIO PADRE, 38 ANNI DI ETA', NEL GIORNO DEL SUO MATRIMONIO 
CELEBRATO NELLA CHIESA PARROCCHIALE DI LIMONE SUL GARDA 
IL 29 DI SETTEMBRE DEL 1951.
L'ANNO SUCCESSIVO, NELLO STESSO MESE,
SAREI NATA IO, FIGLIA PRIMOGENITA...


domenica 29 novembre 2015

ANCORA... SUL PERDONO


QUATTORDICESIMO SCRITTO SUL TEMA

PAGHIAMO PEGNO AL PASSATO.. FINCHE' NON SI E' CANCELLATO IL DEBITO...




NON SI PUO' DIMENTICARE UN'INGIUSTIZIA CHE ABBIAMO SUBITO SE, PRIMA, NON ABBIAMO PERDONATO CHI CE L'HA INFLITTA... MA IL PERDONO CI DEVE ESSERE STATO RICHIESTO... ALTRIMENTI, COME POTREMMO MAI CONCEDERLO?




SENZA GIUSTIZIA NON CI PUO' ESSERE PACE... SENZA PERDONO RICHIESTO, ACCETTATO E CONCESSO NON CI PUO' ESSERE GIUSTIZIA...


LA VITTIMA HA BISOGNO DI RICORDARE, DI ACCOGLIERE E DI PERDONARE..... L'AGGRESSORE HA BISOGNO DI VEDERE, DI COMPRENDERE, DI RICONOSCERE LA PROPRIA COLPA E DI AVANZARE RICHIESTA DI PERDONO... 



COME E' DIFFICILE TRASFERIRE LA LEGGE UNIVERSALE DELLA COMPENSAZIONE DAI SINGOLI SISTEMI FAMILIARI A SISTEMI BEN PIU' GRANDI E COMPLESSI COME LO SONO QUELLI DEI POPOLI, DOVE REGNANO FAZIONI, SCONTRI, LOTTE, CONFLITTI, BELLIGERANZE, INVASIONI, PULIZIE ETNICHE, STRAGI, GENOCIDI, CONVERSIONI FORZATE, GUERRE DI APPARTENENZA TERRITORIALE, ECONOMICA, POLITICA, RELIGIOSA, CULTURALE, TRIBALE, ODI SECOLARI, VIOLENZE E VENDETTE BEN PIU' PESANTI RISPETTO A QUELLE FAMILIARI...




"LA SCOPERTA DELL'AMERICA AD OPERA DI CRISTOFORO COLOMBO"  -  1958
SALVADOR DALI'

(FIGUERES  -  CATALOGNA  -  SPAGNA  -  11 MAGGIO 1904  -  23 GENNAIO 1989)















DOMANDE DI PERDONO

Chiedere perdono è giusto.
Non è una vergogna.
Andrebbe fatto di più.
Nell'anno 1992, abbiamo visto il re di Spagna Juan Carlos di Borbone chiedere perdono, a nome di tutti gli spagnoli, alla comunità ebraica locale per la cacciata degli ebrei dal territorio spagnolo avvenuta ben cinquecento anni prima, nel lontano 1492, su richiesta della Santa Inquisizione e per ordine dei cattolicissimi re Ferdinando II d'Aragona ed Isabella di Leòn e di Castiglia che, in quel medesimo frammento di storia, stavano incoraggiando, spingendo alla partenza e sovvenzionando Cristoforo Colombo nella sua memorabile impresa al di là dell'oceano Atlantico. 
Juan Carlos, re di Spagna dei nostri tempi, oggi fresco di abdicazione, nel 1992, aveva dato il via ad imponenti commemorazioni per la "scoperta dell'America" e, immediatamente, nonostante gli innumerevoli anni trascorsi, l'atavico risentimento degli ebrei esiliati, non ancora del tutto spento, era, in quell'occasione, rinato nei cuori dei loro discendenti, riacceso dal ricordo degli avi partiti per mare senza un bagaglio, deceduti nel corso di un naufragio o di un arrembaggio delle navi da parte dei pirati, ridotti in schiavitù, imbarcati, in parte, proprio sulle caravelle di Colombo, con l'ultima possibilità, il giorno 3 di agosto del 1492. 
Il perdono andava chiesto... 
Impossibile, altrimenti, festeggiare!
Con quale coraggio?

"PORT LLIGAT"  -  1960
SALVADOR DALI'



Al di là dell'oceano, negli Stati Uniti d'America, in Massachusetts, sempre nell'anno 1992, abbiamo visto il sindaco di Salem, "la città delle streghe", organizzare una, se pur tardiva, "cerimonia espiatoria", un doveroso "rito riparatore" nel corso del quale chiese all'Alta Corte Federale di rivedere e di condannare pubblicamente il "Processo alle streghe" avvenuto nel lontano 1692 e al termine del quale diciannove donne, tutte insieme, furono mandate a morire, in modo tanto crudele, in quelle meravigliose colonie inglesi affacciate sull'Atlantico. 
Nonostante fossero già trascorsi trecento anni, la memoria del fatto era ancora estremamente viva in quel luogo e non solo... 
Il perdono andava chiesto.
Tornando all'indietro nel tempo, negli anni compresi fra il 1647 ed il 1688, in una precedente "caccia alle streghe", avvenuta sullo stesso territorio, erano state catturate ed arse vive altre tredici donne... alle quali nessuno, molto probabilmente, chiederà mai perdono.

"LA VERGINE DI GUADALUPE"  -  1958
SALVADOR DALI'



Sempre nell'anno 1992, abbiamo visto anche papa Giovanni Paolo II, un grande papa, esprimere pubblicamente richiesta di perdono per uno dei tanti peccati commessi dalla Chiesa cattolica durante i secoli: la persecuzione dello scienziato italiano Galileo Galilei. 
Erano trascorsi trecentocinquantanove anni da quando, nell'anno 1633, il padre della scienza moderna, umiliato, deriso, imprigionato, torturato, processato, condannato dal Santo Uffizio e costretto all'abiura delle sue concezioni astronomiche, venne mandato al confino... 
Era stato fisico, filosofo, matematico, astronomo di grandissima eccellenza. 
Avrebbe potuto insegnare ancora e fu, invece, costretto a rinunciare e, addirittura, a negare la verità delle sue dottrine nel corso di un solenne giuramento forzato.

"IL CONCILIO ECUMENICO"  -  1960
SALVADOR DALI'



Nel corso dell'anno successivo, 1993, abbiamo visto lo stesso papa inoltrare domanda di perdono per il coinvolgimento dei cattolici nella "tratta degli schiavi africani"... 
Trentotto milioni di vittime fra il 1490 ed il 1899... Un genocidio immane che nessuno ha dimenticato. 
Ai giorni nostri, ancora, malgrado l'uguaglianza formale dei diritti civili scritta nelle leggi moderne, chi si sentirebbe, di fatto, di poter affermare che l'atavico risentimento dei "neri" nei confronti dei "bianchi" è del tutto scomparso?
Ricordiamo un solo esempio fra i tanti...
Prendendo sempre come riferimento l'anno 1992, nel mese di aprile, sulla sponda americana volta al Pacifico, in California, in seguito all'assoluzione di due poliziotti "bianchi", accusati di aver ingiustamente brutalizzato un automobilista "nero"... a Los Angeles, abbiamo visto scoppiare moti e diffondersi sommosse, atti che rivelarono, in un solo momento, che il rancore per l'avita schiavitù era ancora più che mai vivo nelle discendenze.
I poliziotti erano stati assolti in quanto "bianchi".. L'automobilista era stato brutalizzato perché "nero"...
Questo il pensiero che circolava, in quei giorni, in California.

"L'ASCENSIONE DI CRISTO"  -  1958
SALVADOR DALI'



Nel maggio dell'anno 1995, nella Repubblica Ceca, abbiamo visto sempre lo stesso papa, Giovanni Paolo II, chiedere nuovamente perdono per le guerre religiose e per i roghi seguiti alla riforma protestante, nonché per tutti gli altri torti inflitti dai "cattolici" ai "non cattolici"...

"LA MADONNA DI PORT LLIGAT"  -  DETTAGLIO  -  1950
SALVADOR DALI'


Nel luglio dello stesso anno, pur non chiedendo esplicitamente perdono, Karol Wojtyla, con una lettera destinata ad ogni donna, espresse dispiacere per le ingiustizie compiute, in nome di Gesù Cristo, nei confronti del sesso femminile, in tutti i tempi ed in ogni latitudine, da parte della Chiesa cattolica.
Creature "misconosciute nella loro dignità, travisate nelle loro prerogative, non di rado emarginate e persino ridotte in schiavitù" le donne...

" L'ASSUNZIONE"  -  SALVADOR DALI'


Nel 1999 l'abbiamo visto inoltrare domanda di perdono per l'esecuzione del primo riformatore cristiano della storia, Jan Hus, teologo boemo rettore dell'Università di Praga, vissuto a cavallo fra il Milletrecento ed il Millequattrocento, preso di mira, accusato, scomunicato, condannato a morte e bruciato vivo sul rogo, a causa delle sue idee, ad opera della Chiesa cattolica. 
Proponeva soltanto un rinnovamento spirituale da attuare attraverso il ritorno ad un cristianesimo povero e primitivo, quello predicato da Gesù Cristo.

" L'INFANTE GESU' "   -   SALVADOR DALI'


Nell'anno 2000, nel corso di una solenne celebrazione, Karol Wojtyla chiese perdono, a nome di tutta la Chiesa, per i peccati commessi, in ogni epoca storica, dai cattolici che violarono i diritti di interi gruppi etnici, dimostrando disprezzo per le loro culture e per le loro tradizioni religiose.
Nell'anno 2001 si scusò, a nome di tutti, via Internet, per gli abusi commessi, in tempi passati, dai missionari cattolici ai danni delle popolazioni indigene che abitavano le incantevoli terre affacciate sul Pacifico meridionale.
A parte i veri e propri vergognosi torti perpetrati (e mai più compensati) ai danni di quei popoli da parte dei missionari cattolici, resta il fatto che, quando qualcuno, anche se benintenzionato, si sente migliore e più forte di un altro e, per questo, non si sintonizza con lui e non lo rispetta, l'aiuto che viene offerto risulta, quasi sempre, pericoloso e produce, il più delle volte, l'effetto contrario...

"SANTIAGO IL GRANDE"  -  1957
SALVADOR DALI'

Sempre in quell'anno, il 2001, Giovanni Paolo II, si scusò con il Patriarca di Costantinopoli per i peccati commessi dai "Cavalieri crociati" nel corso della loro quarta campagna militare, la "Quarta Crociata", che, nell'anno 1204, si diresse contro la città di Costantinopoli, invece che verso la "Terra Santa", facendo di gran lunga acuire le incomprensioni che già esistevano fra cattolici ed ortodossi che non perdonarono il saccheggio della città nel corso del quale venne sottratta una enorme quantità di tesori, tra i quali ricordo, un esempio fra i tanti, i "cavalli di San Marco", confluiti a Venezia e divenuti famosi.
Purtroppo il pontefice, quel 4 di marzo del 2001, si limitò solamente a chiedere scusa per alcune malefatte, come lo erano appunto i saccheggi, compiute dai "crociati" a Costantinopoli durante quella loro quarta "missione"... 
Peccato!
In quella preziosa occasione, avrebbe potuto uscire una doverosa richiesta di perdono per quelle stesse campagne militari, un massacro di innocenti, un genocidio disumano, un atto di violenza inaudito, che ha lasciato, eredità pesantissima, una profonda frattura tra l'Oriente arabo e l'Occidente cristiano...



"ERCOLE SOLLEVA LA SUPERFICIE DEL MARE ED IMPEDISCE A VENERE,
PER UN ISTANTE, DI RISVEGLIARE AMORE"
SALVADOR DALI'
(11 MAGGIO 1904  -  23 GENNAIO 1989)